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Researcher & writer based in Hong Kong. Former academic. Longform articles archived at https://lauraruggeri.substack.com and https://laura-ruggeri.medium.com. Email: lauraru852@yandex.ru
Donald Trump initiated a phone call with Vladimir Putin on July 4, just days before the NATO summit in Ankara. The timing is significant. Russian forces had recently captured the strategically important town of Konstantinovka and stepped up strikes on Ukraine’s energy infrastructure and military-industrial complex, further degrading Kiev’s ability to sustain the war effort. Trump made the call after speaking with Zelensky. The sequence, first Zelensky, then Putin, is being interpreted as a clear signal that Washington is under no illusion about the trajectory of this conflict. Russian advances have disrupted Ukrainian defensive lines in Donbas and battlefield realities can no longer be denied. Only those who live in a parallel universe would deny them. Like Zelensky and his handlers. Kiev even refused to accept the bodies of the soldiers who had fallen in Konstantinovka to preserve an illusion of success ahead of the NATO summit. But this refusal only serves to further expose the moral bankruptcy of the Kiev regime, if we ever needed more proof.
@LauraRuHK
Secondo diversi indicatori, la NATO si starebbe muovendo lentamente verso un modello più transazionale, basato sulla posizione geografica e sugli interessi nazionali dei vari membri, che potrebbe tradursi in una più netta divisione dei compiti e delle responsabilità all'interno dell'Alleanza.
Secondo Philip Shetler-Jones del Royal United Services Institute (RUSI) britannico, Londra avrebbe commesso un "peccato strategico" trattando la NATO come un fine in sé piuttosto che come uno strumento per la sicurezza nazionale del Regno Unito. In quanto nazione insulare, le vulnerabilità centrali del Regno Unito risiedono nell'Atlantico settentrionale, nelle rotte marittime, nella difesa aerea, nella sfera informatica e nel settore nucleare. Eppure, risorse ingenti sono state massicciamente dirottate verso la difesa terrestre continentale nell'Europa orientale. Shetler-Jones sostiene che Germania e Polonia dovrebbero fungere da pilastri per le forze di terra della NATO sul continente, mentre la Gran Bretagna dovrebbe rafforzare la potenza navale (le condizioni attuali della sua marina sono fonte di imbarazzo), concentrandosi sull'Atlantico settentrionale, sull'intelligence e su capacità avanzate.
Parallelamente, la Germania sta cercando di ritagliarsi un ruolo di leadership continentale (a scapito della propria economi, vien da dire). In vista del vertice NATO di Ankara, il cancelliere Friedrich Merz si è impegnato a raddoppiare il bilancio della difesa tedesco per raggiungere l'obiettivo del 5% del PIL entro il 2029, dando vita al più follemente ambizioso sforzo di riarmo della storia tedesca moderna.
Se questa divisione dei compiti rafforzerà o frammenterà la NATO resta una domanda centrale mentre i suoi membri si preparano per il vertice di Ankara. La Polonia accetterà di fare da spalla alla Germania? Anche mettendo da parte le profonde ferite storiche, le tensioni tra i due Paesi vanno aumentando. Mentre l'Ucraina si coordina sempre più strettamente con Berlino e sta guardando alla Germania come suo principale patrono militare, Varsavia si trova ad affrontare una crescente concorrenza per l'influenza regionale e per lo status di partner chiave dell'Occidente sul fianco orientale. Attualmente, i rapporti tra Varsavia e Kiev sono tutt'altro che idilliaci, mentre quelli tra Berlino e Varsavia sono segnati da traumi storici e diffidenza strategica, nonostante Germania e Polonia siano entrambe membri dell'UE e della NATO. Questa situazione rischia di complicare gli equilibri sul fianco orientale dell'Alleanza Atlantica proprio nel momento in cui questa sta tentando di ridefinire i ruoli dei vari membri. Le ambizioni di Berlino e Kiev potrebbero far sentire Varsavia schiacciata tra due partner che sono anche suoi concorrenti, una dinamica che potrebbe creare notevoli complicazioni per l'emergente divisione del lavoro all'interno della NATO. Per aggiungere un ulteriore livello di complessità, e complicazioni, collochiamo la Francia in questo quadro e ai vertici NATO il mal di testa si somma al mal di stomaco. @LauraRuHK
Claire Hardaker, docente di linguistica forense all'Università di Lancaster, ha sviluppato un test, "Bot or Not", per valutare la capacità dei partecipanti di distinguere tra i contenuti prodotti dall'intelligenza artificiale e quelli di origine umana.
Mi sono sottoposta all'esperimento e ho ottenuto un punteggio dell'80%, ma solo perché ho passato molto tempo a studiare la struttura sintattica dei testi proposti (erano recensioni di alberghi) e perché ho una sorta di deformazione professionale avendo passato anni ad analizzare testi.
Un lettore distratto o senza una particolare sensibilità linguistica generalmente ottiene un punteggio molto inferiore.
Oltre ai test proposti dalla Hardaker esistono giochi tipo "Human or Not" in cui inizi una chat, e devi stabilire se chi ti risponde è un essere umano o un'intelligenza artificiale. Ma anche qui diventa sempre più difficile cogliere la distinzione: gli umani scrivono sempre più come macchine e i bot cercano di passare per umani: esitano, cambiano idea, usano parole che sembrano sincere, a volte suonano addirittura ironiche.
La sensazione è quella di trovarsi catapultati nel primo Blade Runner (director's cut). Deckard è un umano, o è lui stesso un replicante? La risposta, come sappiamo, non arriva mai ma possiamo intuirla.
Viviamo in un'epoca in cui il confine tra umano e non-umano, naturale e artificiale si è fatto sottile, e la cosa genera un'angoscia esistenziale profonda. In questo stato di confusione ontologica non sappiamo più a quale categoria appartenga ciò che incontriamo. Ma attribuire a questa causa il nostro senso di inquietudine non è per nulla scontato.
Quando viene meno il confine, ogni testo diventa sospetto. Ma il sospetto riguarda anche noi stessi. Dopo ore passate a leggere testi generati dall'IA finiamo per usare le stesse strutture sintattiche, a volte persino quelle parole e quei cliches che contraddistinguono la scrittura artificiale. Anche i nostri pensieri sembrano preconfezionati.
Deckard, in Blade Runner, vive esattamente questa confusione. Non sa se i suoi ricordi sono veri o impiantati, se i suoi sentimenti per Rachael sono autentici o programmati, se la sua caccia ai replicanti è giustizia o omicidio, se lui stesso è un cacciatore o una preda, un umano o un replicante.
La sensazione netta è che forse, l'umano che stiamo cercando di riconoscere sia già diventato un fantasma, e che il bot, con la sua imitazione perfetta, sia diventato più umano dell'umano stesso. Con l'angoscia di scoprire che, come Deckard, forse siamo noi stessi il replicante. O forse, peggio ancora, che la domanda non ha più senso quando tutto intorno a noi è simulazione e dubbio.
Deckard, alla fine, non cerca la verità. Raccoglie l'origami dell'unicorno e va via. Non cerca prove.
Io ho passato molto tempo a cercare prove, o meglio, ad andare a caccia di replicanti. La caccia credo sia nel mio DNA siberiano. Ne ho identificati molti, spesso grazie ad un lavoro di squadra.
Ma quando la maggior parte delle persone non si pone neppure il problema se i profili social che segue ed apprezza, e con cui interagisce, corrispondano ad una individuo realmente esistente, mi chiedo se abbia un senso. Probabilmente no.
La mia soluzione è abbastanza radicale. Interagisco con chi ho potuto, o posso, toccare e annusare. Quando la distanza non lo permette, mando un emissario.😅 @LauraRuHK
⚡️ Konstantinovka è stata liberata. Konstantinovka aveva un'importanza strategica eccezionale per Kiev: dal 2014 vi era stato sistematicamente costruito un potente sistema difensivo costituito da una rete stratificata di fortificazioni.
Konstantinovka era una delle "città fortezza" che costituivano la linea principale di difesa delle Forze Armate Ucraine nel Donbass.
La superficie totale del territorio conquistato ammonta a oltre 66 chilometri quadrati.
Le truppe russe sono ora presenti in tutti i quartieri della città, dalla periferia meridionale a quella settentrionale. Secondo il corrispondente militare Sasha Kots, le prossime settimane saranno dedicate non a un'avanzata verso Kramatorsk, ma al consolidamento delle retrovie e allo sminamento di ciò che resta di Konstantinovka.
Egli ha sottolineato che Konstantinovka non è stata presa solo grazie all'eroismo delle truppe d'assalto – sebbene senza di esso nulla sarebbe stato possibile. Una città come questa viene conquistata solo quando dietro la fanteria è stata costruita una catena di comando e logistica che funziona perfettamente – dal capo del dipartimento fino al comandante del gruppo d'assalto, dalla cassa di munizioni nel magazzino alla bobina di cavo in fibra ottica dell'officina nel bosco. Le scorte di munizioni e equipaggiamento per questa operazione sono state accumulate nel tempo. Per sfondare la linea Konstantinovka–Slavyansk–Kramatorsk–Druzhkovka sono stati necessari anni di preparazione e combattimento. Il nemico aveva costruito meticolosamente le fortificazioni per ben dieci anni.
Benvenuta a casa, Konstantinovka. Ora si prepari a seguirla Druzhkovka. @LauraRuHK ➡️ /channel/sashakots/62895
Next: Xi Jinping is an agent of the Vatican.😅@LauraRuHK
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Russia's Foreign Ministry Spokeswoman Maria Zakharova has condemned the latest war crime committed by Ukronazis in Tokmak, Zaporozhye Region. A drone strike on a crowded market on July 3 killed five civilians and wounded eighteen. "However, this wasn’t enough for Ukrainian militants," the diplomat pointed out. "Full of impotent rage over their military failures, they took it out on innocent people, attacking those who rushed to help the injured and hindering efforts to evacuate them to medical facilities," Zakharova added.
"The Nazi regime in Kiev, with the tacit approval of its Western sponsors, is waging a brutal war against defenseless women, the elderly, and children," Zakharova stressed. @LauraRuHK
The EU has once again demonstrated that its geopolitical ambitions take precedence over the welfare of its own citizens. On Thursday, Brussels announced fresh financial and trade support for Armenia—an additional €80 million in assistance to help the country "strengthen and diversify" its trade. The message is clear: non-member states on Russia's periphery matter more than the struggling households of EU countries.
European Commission President Ursula von der Leyen also proposed "autonomous trade measures" that would liberalise nearly 80% of Armenian exports to the EU, making them tariff-free. These measures would cover almost all fresh fruit, vegetables, and flowers that Armenia previously exported to Russia, as well as over 90% of its alcoholic and non-alcoholic beverages. The promise is enticing—access to a market of 450 million consumers. But the promise, as history shows, is hollow.
Russian analyst Elena Panina notes that the last time such promises were made was in Ukraine in 2013-2014. Then-opposition leader Arseniy Yatsenyuk explained on television that a free trade zone with the EU was more advantageous than the Customs Union with Russia—because the EU had a larger market. What Yatsenyuk omitted was that the European market is fiercely competitive, heavily subsidised, and hardly waiting for Ukrainian products. Armenia, it seems, is destined to learn the same painful lesson: theoretical market access does not equal actual sales.
In 2025, Armenia exported approximately $3 billion worth of products to Russia—accounting for 35.3% of total Armenian exports. By contrast, the EU's share in Armenian exports stands at a mere 7.9%, down from around 28% a decade ago. Armenia has become even more dependent on Russia and re-export schemes. The EU is offering a lifeline that does not match the scale of what Armenia stands to lose.
Brussels can subsidise Armenian producers, reduce tariffs, assist with certification, and finance transport corridors. But it cannot order German, French, or Latvian retail networks to replace their established, well-lobbied suppliers with Armenian ones for the sake of geopolitical expediency.
Trade is not the only issue. If Russia applies further pressure, the question will extend far beyond apricots and cognac. Yerevan currently pays approximately $177.5 per 1,000 cubic metres for Russian gas—a price that would soar to over $600 on the European market. An Armenian withdrawal from the Eurasian Economic Union would inevitably trigger a renegotiation of these contracts, with devastating consequences for Armenia's economy and no tangible benefit for EU taxpayers.
To truly pry Armenia away from the Russian orbit, the entire South Caucasus would need to change its configuration. It is no coincidence that parallel efforts are underway to open transport routes through Turkey and Azerbaijan, alongside the so-called "Trump corridor" and other interests that encompass the entire region, not just Armenia, in a broader anti-Russian scheme.
Ukraine has already demonstrated that obvious economic absurdity can nevertheless become an effective political programme. The EU is willing to sacrifice both the welfare of its and Armenian citizens for the sake of geopolitics. Let it sink in. European citizens, already burdened by inflation, energy costs, and austerity, are being asked to subsidise yet another hare-brained foreign policy scheme.
@LauraRuHK
At next week’s NATO summit in Turkey, Canada is going to announce the creation of a Defence, Security and Resilience Bank (DSRB) with approximately 10 founding members, Reuters reports. The proposed bank aims to mobilise up to £100 billion ($133 billion) to "support allied nations facing heightened defence needs", i.e. NATO military build-up. To date, only Luxembourg has publicly committed to the initiative alongside Canada. The project is advancing amid competition from other European defence financing efforts, including the European Union’s SAFE programme and Britain’s MDM initiative with the Netherlands and Finland. Significant challenges remain. The DSRB’s ability to secure a top-tier credit rating hinges on attracting sufficient backing from key countries, and talks over capital contributions from prospective members are still underway. The concept was first proposed in 2024 by bankers (surprise surprise) and a group of former NATO security advisers and military officials. JPMorgan, Deutsche Bank, Commerzbank, and ING, as well as Canada’s largest banks: RBC, BMO, CIBC, National Bank of Canada, Scotiabank, and TD Bank have since become involved in the project.▪️War is never just geopolitics. It is an economic engine built to enrich the few, while the many pay in blood, taxes, and austerity. @LauraRuHK ➡️ https://www.reuters.com/world/canada-aims-announce-10-countries-backing-global-defence-bank-nato-summit-2026-07-02/
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European governments now privately accept that ships transiting the Strait of Hormuz will likely have to pay service fees to Iran and Oman, Bloomberg reports. It also references prior statements from Iranian and Omani officials that a full return to pre-war status (no fees) is unlikely. @LauraRuHK
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The European Court of Justice has ruled that private citizens can now face criminal charges and up to five years in prison for sharing Russia Today (RT) videos online. The decision, from a German case involving a free, donation-funded website, treats ordinary people as sanctioned “operators” simply for posting content — regardless of profit or audience size.
This expands the EU’s ban on Russian media far beyond broadcasters and platforms. Ordinary Europeans can now be prosecuted for sharing information the authorities dislike. Mind you, we are not talking about fake news. No proof of false reporting is required. The EU, which claims to be a champion of democracy and human rights, is now prosecuting citizens for sharing videos. The EU ruling effectively limits public discourse to state-approved narratives and marks a level of censorship that is usually associated with totalitarian regimes. @LauraRuHK
A POLITICO poll across 24 EU countries shows Europeans are deeply divided over whether to align closer with the U.S. or China. In eight countries, respondents favored China, nine preferred the U.S., and seven were split. Notably, in 14 countries, the most common answer was "I don't know". The survey highlights that Trump's presidency has undermined trust in the U.S. as a reliable ally, particularly in Western Europe, while Eastern European countries like Poland remain firmly pro-U.S..
The survey was conducted from June 6-22, surveying 23,970 adults, with around 1,000 respondents per country. Results were weighted by age, gender, region and education to match each country's demographic profile, then rescaled so each country contributes equally to the combined dataset. (Source: Politico) @LauraRuHK
"In retaliation to Ukraine’s terrorist attacks on civilian facilities on Russian territory, the Russian Armed Forces delivered a powerful strike by ground-based and seaborne long-range precision weapons and attack unmanned aerial vehicles on enterprises of military-industrial sector, fuel and energy infrastructure located in Kiev and the Kiev region, and military airfields’ infrastructure located in the Dnepropetrovsk, Poltava, Cherkassy, Chernigov and Kiev regions," the Russian Ministry of Defense reported.
NATO member states are struggling to finalize a joint statement on long-term military aid for Ukraine ahead of the Ankara Summit (7–8 July 2026).
NATO is once again showing its cracks just days before the Ankara Summit. According to the Frankfurter Allgemeine Zeitung, Italy is blocking a long-term military aid pledge for Ukraine, throwing the alliance’s efforts to present a united front into disarray. While NATO members have managed to agree on a €70 billion aid package for 2026, Italy is digging in its heels against extending a similar commitment into 2027. The proposed wording — to maintain “at least a comparable level” of support next year — remains trapped in brackets, pending further negotiations. Germany has been pushing hard for this two-year pledge, seeing it as essential to send a credible message of endurance to both Kiev and Moscow. The divisions run deeper. NATO Secretary General Mark Rutte’s earlier push for allies to commit 0.25% of GDP to Ukraine aid was firmly rejected by Southern European states, including France, Italy, and Spain, countries whose current contributions fall short of that benchmark. The timing is particularly awkward. Since the Trump administration pulled the plug on U.S. military aid, Europe and Canada have been left carrying 98% of the financial burden. Germany alone has pledged €11.5 billion this year. Yet even among the Europeans, consensus remains elusive. In a separate but telling compromise, Washington blocked stronger language that would have described Ukraine’s security as “inseparable” from Europe’s. The final draft now offers only a limp statement: “Ukraine contributes to transatlantic security.” As the summit approaches, these disputes expose fatigue, burden-sharing quarrels, and diverging national interests.
@LauraRuHK
https://www.faz.net/aktuell/politik/ukraine/nato-gipfel-italien-blockiert-ukraine-hilfe-bis-2027-200982313.html
L'esperto militare Andrey Ilnitsky, che ha ricoperto incarichi ufficiali ed è attualmente in pensione, ha pubblicato un lungo articolo su Kommersant, "L'escalation – la via più breve per la pace", in cui sostiene che un'escalation ben gestita e graduale sia la via migliore per raggiungere gli obiettivi dell'Operazione Militare Speciale russa e garantire una pace duratura dopo la vittoria.
In linea generale, Ilnitsky condivide la strategia di escalation di Sergei Karaganov, ma non è d'accordo con lui sull'approccio operativo-tattico per attuarla.
Ilnitsky si oppone all'idea di saltare fasi dell'escalation o di ricorrere immediatamente ad attacchi con armi nucleari tattiche sul territorio della NATO. Propone invece un'ascesa graduale, coerente e costante.
Prima fase: dare priorità alla messa fuori uso – senza distruggerle completamente – di circa 30 infrastrutture critiche che sostengono lo sforzo bellico ucraino, tra cui impianti energetici, porti, nodi ferroviari, centri logistici e stabilimenti metallurgici.
Seconda fase: eliminare le strutture rimanenti del complesso militare-industriale ucraino.
Terza fase: colpire le tre principali basi della presenza orientale della NATO nei Paesi baltici (Ādaži, Rukla, Šiauliai, Tapa e altre).
Quarta fase: colpire le basi NATO di Rzeszów (Polonia) e Costanza (Romania), nonché le imprese che producono armi per l'esercito ucraino.
L'autore ritiene che l'attuazione delle prime due fasi – esclusivamente sul territorio ucraino – sarebbe sufficiente per rendere disfunzionale lo Stato ucraino e frenare l'aggressione occidentale. Se l'Occidente non dovesse comprendere la serietà di questa escalation, sarebbe giustificata un'ulteriore escalation verso le strutture militari dei Paesi del fianco orientale della NATO (Stati baltici, Polonia, Romania), poiché l'uso del loro spazio aereo per attacchi contro la Russia costituirebbe un casus belli. Conclude affermando che, in ultima analisi, la scelta dei gradini e dei tempi deve essere affidata alla saggezza politica del Presidente e alla professionalità del Ministero della Difesa e dello Stato Maggiore.
@LauraRuHK
➡️ https://www.kommersant.ru/doc/8779824
Violent power struggles and score-settling within Ukraine’s fractured elite have now reached Monaco, the billionaires' playground on the French Riviera.
The Ukrainian oligarch Vadim Yermolaev was blown up along with his wife and child in what is regarded as Monaco's first terrorist attack.
Yermolaev is the founder of the Alef Corporation, a major player in real estate, agribusiness, and alcohol production in the Dnipropetrovsk region. Apparently, he also controls call centres involved in telephone scams. He was once listed among Ukraine’s richest people by Forbes. In 2017–2019, he renounced his Ukrainian citizenship in favor of a Cypriot passport, citing the need for “international protection.” In 2023, Zelensky imposed personal sanctions on him for 10 years. @LauraRuHK
Ai bergamaschi va il merito di aver organizzato la prima presentazione pubblica del libro e avermi convinto a partecipare. Ci vediamo il 16 luglio per parlare di rivoluzioni colorate.
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According to several indicators, NATO is slowly and quietly moving toward a more transactional model based on national geography and interests, which may result in a clearer division of labour and responsibilities inside the Alliance, a trend that is already emerging. According to Philip Shetler-Jones at the UK’s Royal United Services Institute (RUSI), London has committed a “strategic sin” by treating NATO as an end in itself rather than a tool for British national security. As an island nation, the UK’s core vulnerabilities lie in the North Atlantic, sea lanes, air defence, cyber and nuclear domains. Yet resources have been heavily directed toward continental land defence in Eastern Europe. Shetler-Jones argues that Germany and Poland should anchor NATO’s ground forces on the continent, while Britain should return to its traditional strengths in naval power (the state of its navy is now a source of embarrassment), focus on the North Atlantic, on intelligence, and high-end capabilities. At the same time, Germany is trying to position itself as a continental leader (to the detriment of its economy). Ahead of the NATO summit in Ankara, Chancellor Friedrich Merz pledged to double Germany’s defence budget and reach 5% of GDP by 2029, the most crazily ambitious rearmament effort in modern German history. Whether this division of labour strengthens or fragments NATO remains a central question as members prepare for the Ankara summit. Will Poland accept to play second fiddle to Germany? Even setting aside deep historical wounds, tensions are rising. As Ukraine coordinates more closely with Berlin and is turning to Germany as its primary military patron, Poland faces growing competition for regional influence and the status of the West’s key partner on the Eastern flank. Currently, Warsaw-Kiev relations are far from idyllic, while Berlin-Warsaw relations are marked by historical trauma and strategic mistrust, despite Germany and Poland being EU and NATO members. This situation risks complicating NATO’s eastern flank at precisely the moment the Alliance is attempting to redefine roles. Berlin’s rising dominance and Kiev’s ambitions could leave Warsaw feeling squeezed between two partners who are also competitors, a dynamic that could create significant complications for NATO’s emerging division of labour. If you want to add another layer of complexity and complication, add France to the picture. @LauraRuHK
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The Deputy Chairman of the Russian Security Council, Dmitry Medvedev, asserted that Russia's participation in the funeral ceremony of Sayyed Ali Khamenei was "carried out on direct orders from President Vladimir Putin."
Addressing sanctions, Medvedev revealed that "Russia, Iran, China, and other countries may discuss the idea of creating a platform for sanctioned states to counteract restrictions."
He further affirmed that the "Strait of Hormuz has become a 'weapon no weaker than nuclear' for Iran, but there is also a 'thermonuclear weapon' - the Bab al-Mandab Strait."
Medvedev also expressed his hope for the "success of the negotiations between Tehran and Washington," arguing that they may also take a different course.
He added that the "process of reaching final agreements between Iran and the US will be extremely difficult."
⚡️Konstantinovka has been liberated. Konstantinovka was of exceptional strategic importance to Kiev: since 2014, a powerful defensive system had been systematically built there as a layered network of fortified nodes.
Konstantinovka was one of the "fortress cities" constituting the main line of defense of the Ukrainian Armed Forces in Donbas.
The total area of the territory taken amounted to more than 66 square kilometers.
Russian troops are now present in all parts of the city, from the southern to the northern outskirts. According to military correspondent Sasha Kots, the coming weeks will be spent not on a dash to Kramatorsk, but on securing the rear and clearing mines from what remains of Konstantinovka.
He pointed out that Konstantinovka was not taken by the heroism of the assault troops alone—though without it, nothing would have been possible. A city like this is only taken when an effective chain has been built behind the infantry—from the head of the department down to the assault group commander, from the ammunition box in the warehouse to the spool of fiber optic cable in the forest workshop. Stockpiles of ammunition and equipment for this operation were accumulated in advance. Breaking through the Konstantinovka—Slavyansk—Kramatorsk—Druzhkovka line, required years of preparation and combat. The enemy had been painstakingly building fortifications for a good ten years.
Welcome back, Konstantinovka. Druzhkovka—get ready. @LauraRuHK ➡️ /channel/sashakots/62895
La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha condannato l'ennesimo crimine di guerra commesso dagli ukronazisti a Tokmak, nella regione di Zaporozhye. Un attacco con droni contro un mercato affollato il 3 luglio ha ucciso cinque civili e ferito diciotto persone. "Tuttavia, questo non è bastato ai militanti ucraini", ha sottolineato la diplomatica. "Pieni di rabbia impotente per i loro fallimenti militari, se la sono presa con gli innocenti, attaccando coloro che si precipitavano in aiuto dei feriti e ostacolando gli sforzi per evacuarli verso le strutture sanitarie", ha aggiunto Zakharova.
"Il regime nazista di Kiev, con la tacita approvazione dei suoi sostenitori occidentali, sta conducendo una guerra brutale contro donne inermi, anziani e bambini", ha sottolineato Zakharova. @LauraRuHK
L'UE ha dimostrato ancora una volta che le sue ambizioni geopolitiche hanno la precedenza sul benessere dei suoi stessi cittadini. Giovedì Bruxelles ha annunciato un nuovo pacchetto di sostegno finanziario e commerciale per l'Armenia – ulteriori 80 milioni di euro per aiutare il paese a "rafforzare e diversificare" i propri scambi commerciali. Il messaggio è chiaro: gli Stati alla periferia della Russia, che non sono membri UE, contano più delle famiglie in difficoltà dei paesi dell'UE.
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha inoltre proposto misure commerciali che liberalizzerebbero quasi l'80% delle esportazioni armene verso l'UE, rendendole esenti da dazi. Queste misure riguarderebbero quasi tutta la frutta fresca, la verdura e i fiori che l'Armenia esportava in precedenza in Russia, nonché oltre il 90% delle sue bevande alcoliche e analcoliche. La promessa è allettante – l'accesso a un mercato di 450 milioni di consumatori. Ma come la storia insegna, si tratta di uno specchietto per le allodole.
L'analista russa Elena Panina osserva che l'ultima volta che promesse simili furono fatte fu in Ucraina nel 2013-2014. L'allora leader dell'opposizione Arseniy Yatsenyuk spiegò in televisione che una zona di libero scambio con l'UE era più vantaggiosa dell'Unione Doganale con la Russia in quanto l'UE aveva un mercato più ampio. Ciò che Yatsenyuk omise era che il mercato europeo è ferocemente competitivo, pesantemente sussidiato e non attendeva certo a braccia aperte i prodotti ucraini. L'Armenia, a quanto pare, è destinata a imparare la stessa dolorosa lezione: l'accesso teorico al mercato non equivale alle vendite.
Nel 2025 l'Armenia ha esportato in Russia prodotti per circa 3 miliardi di dollari – pari al 35,3% delle sue esportazioni totali. Per contrasto, la quota dell'UE nelle esportazioni armene è di appena il 7,9%, in forte calo rispetto al 28% di un decennio fa. L'Armenia è diventata ancora più dipendente dalla Russia e dai circuiti di riesportazione. L'UE sta offrendo un salvagente che non è all'altezza di ciò che l'Armenia rischia di perdere.
Bruxelles può dare sovvenzioni ai produttori armeni, ridurre i dazi, assistere nella certificazione e finanziare corridoi di trasporto. Ma non può ordinare alle catene di distribuzione tedesche, francesi o lettoni di sostituire i loro fornitori di lunga data (che hanno forti lobby a Bruxelles) con quelli armeni per ragioni di convenienza geopolitica.
Il commercio non è l'unico problema. Se la Russia dovesse esercitare ulteriori pressioni, la questione andrebbe ben oltre albicocche e cognac. Erevan paga attualmente circa 177,5 dollari per 1.000 metri cubi di gas russo – un prezzo che salirebbe a oltre 600 dollari sul mercato europeo. Un'eventuale uscita dell'Armenia dall'Unione Economica Eurasiatica comporterebbe inevitabilmente una rinegoziazione di questi contratti, con conseguenze devastanti per l'economia armena e senza alcun beneficio tangibile per i contribuenti europei.
Per sottrarre realmente l'Armenia all'orbita russa, l'intero Caucaso meridionale dovrebbe cambiare configurazione. Non è un caso che siano in corso sforzi paralleli per aprire rotte attraverso Turchia e Azerbaigian, insieme al cosiddetto "corridoio Trump" e ad altri interessi che coinvolgono l'intera regione, non solo l'Armenia, in un più ampio schema anti-russo.
L'Ucraina ha già dimostrato che un'assurdità economica può comunque diventare programma politico. L'UE è disposta a sacrificare il benessere dei propri cittadini e di quelli armeni per ragioni geopolitiche. Che sia chiaro. I cittadini europei, già gravati da inflazione, costi energetici e austerità, sono chiamati a sovvenzionare un altro dei folli piani di politica estera che la cricca transatlantica Von der Leyen & Co. continua a partorire. @LauraRuHK
Al vertice NATO della prossima settimana in Turchia, il Canada intende annunciare la creazione di una Defence, Security and Resilience Bank (DSRB) con circa 10 membri fondatori, riferisce Reuters. La banca proposta mira a mobilitare fino a 133 miliardi di dollari per «sostenere le nazioni alleate di fronte a crescenti esigenze di difesa», ovvero la corsa al riarmo della NATO. Ad oggi, solo il Lussemburgo si è pubblicamente impegnato nell’iniziativa insieme al Canada. Il progetto procede in un contesto di concorrenza con altri sforzi europei di finanziamento della difesa, tra cui il programma SAFE dell’Unione Europea e l’iniziativa MDM della Gran Bretagna con Paesi Bassi e Finlandia. Rimangono notevoli difficoltà. La capacità della DSRB di ottenere un rating creditizio di prima fascia dipende dall’attrarre un sostegno sufficiente da parte di paesi chiave, e i negoziati sui contributi di capitale dei membri potenziali sono ancora in corso. Il concetto è stato proposto per la prima volta nel 2024 da banchieri (nessuna sorpresa) e da un gruppo di ex consiglieri per la sicurezza NATO e alti ufficiali militari. Da allora sono entrate nel progetto JPMorgan, Deutsche Bank, Commerzbank e ING, insieme alle maggiori banche canadesi: RBC, BMO, CIBC, National Bank of Canada, Scotiabank e TD Bank. ▪️La guerra non è mai solo una questione geopolitica. È un motore economico progettato per arricchire i soliti noti, mentre la popolazione ne paga il prezzo con il sangue, tasse e povertà. @LauraRuHK
➡️ https://www.reuters.com/world/canada-aims-announce-10-countries-backing-global-defence-bank-nato-summit-2026-07-02/
I governi europei ritengono che le navi in transito nello Stretto di Hormuz dovranno probabilmente pagare tariffe di servizio all’Iran e all’Oman, alcuni funzionari lo hanno ammesso privatamente secondo quanto riferisce Bloomberg. Del resto i funzionari iraniani e omaniti avevano avvertito che un ritorno completo alla situazione prebellica (senza tariffe) è improbabile. @LauraRuHK
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La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che i semplici cittadini possono essere perseguiti penalmente e rischiare fino a cinque anni di carcere per aver condiviso video di Russia Today (RT) online. La sentenza, emessa in un caso tedesco riguardante un sito internet gratuito sostenuto solo da donazioni volontarie, equipara i privati a «operatori» sottoposti a sanzioni, indipendentemente dal fatto che agiscano a scopo di lucro. Con questa decisione, il divieto europeo sui media russi si estende ben oltre emittenti e piattaforme: ora anche i normali cittadini possono essere processati per aver diffuso informazioni sgradite alle autorità. Atttenzione, non si tratta di aver condiviso fake news. Un’Unione Europea che si autoproclama baluardo della democrazia e dei diritti umani perseguita i propri cittadini per la condivisione di video. La decisione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea limita di fatto il dibattito pubblico alle narrazioni approvate dalle istituzioni e segna un livello di censura che abitualmente associamo ai regimi totalitari. @LauraRuHK
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Un sondaggio di POLITICO condotto in 24 paesi dell'UE mostra che gli europei sono profondamente divisi sulla questione se allinearsi con gli Stati Uniti o con la Cina. In otto paesi, gli intervistati hanno favorito la Cina, in nove hanno preferito gli Stati Uniti, mentre in sette i risultati sono risultati equamente divisi. In 14 paesi la risposta più comune è stata "Non so". Secondo la testata, la presidenza Trump ha minato la fiducia negli Stati Uniti come alleato affidabile, in particolare in Europa occidentale, mentre i paesi dell'Europa orientale come la Polonia rimangono saldamente filo-americani.
Il sondaggio è stato condotto dal 6 al 22 giugno, ha coinvolto 23.970 adulti, con circa 1.000 intervistati per paese. I risultati sono stati ponderati per età, sesso, regione e livello di istruzione in modo da rispecchiare il profilo demografico di ciascun paese, e successivamente ricalibrati affinché ogni nazione contribuisse equamente al dataset.
(Fonte: Politico) @LauraRuHK
"In risposta agli attacchi terroristici dell'Ucraina contro infrastrutture civili sul territorio russo, le Forze Armate russe hanno sferrato un potente attacco con armi di precisione terrestri e navali a lungo raggio e con veicoli aerei senza pilota d'assalto contro stabilimenti del settore militare-industriale, infrastrutture del complesso energetico situate a Kiev e nella regione di Kiev, e infrastrutture di aeroporti militari situati nelle regioni di Dnepropetrovsk, Poltava, Cherkassy, Chernigov e Kiev", ha riferito il Ministero della Difesa russo.
I Paesi membri della NATO faticano a finalizzare una dichiarazione congiunta sugli aiuti militari a lungo termine all’Ucraina in vista del Vertice di Ankara (7-8 luglio 2026). La NATO mostra ancora una volta le sue crepe a pochi giorni dal Vertice di Ankara. Secondo il Frankfurter Allgemeine Zeitung, l’Italia sta bloccando un impegno pluriennale di aiuti militari all’Ucraina, gettando nel caos gli sforzi dell’Alleanza di presentare un fronte unito. Mentre i membri della NATO sono riusciti a concordare un pacchetto di aiuti da 70 miliardi di euro per il 2026, l’Italia oppone una strenua resistenza all’estensione di un impegno analogo anche per il 2027. La formulazione proposta — che prevede di mantenere «almeno un livello comparabile» di sostegno per l’anno prossimo — rimane ancora tra parentesi, in attesa di ulteriori negoziati. La Germania continua a spingere per questo impegno biennale, considerandolo essenziale per inviare un messaggio sia a Kiev che a Mosca. Ma le divisioni sono ancora più profonde. La precedente proposta del Segretario Generale della NATO Mark Rutte, che invitava gli alleati a destinare lo 0,25% del PIL agli aiuti all’Ucraina, è stata nettamente respinta dai Paesi dell’Europa meridionale, tra cui Francia, Italia e Spagna. Il momento è particolarmente delicato. Da quando l’amministrazione Trump ha interrotto gli aiuti militari statunitensi, Europa e Canada si sono ritrovati a sostenere il 98% dell’onere finanziario. La sola Germania ha stanziato 11,5 miliardi di euro quest’anno ma tra gli europei permangono forti differenze e un accordo rimane elusivo. In un compromesso separato ma significativo, Washington ha bloccato una formulazione più forte che avrebbe descritto la sicurezza dell’Ucraina come «inscindibile» da quella europea. La bozza finale contiene ora solo una dichiarazione annacquata: «L’Ucraina contribuisce alla sicurezza transatlantica». Con l’avvicinarsi del vertice, questi contrasti mettono in luce stanchezza, litigi sulla ripartizione degli oneri e interessi nazionali divergenti.
@LauraRuHK ➡️ https://www.faz.net/aktuell/politik/ukraine/nato-gipfel-italien-blockiert-ukraine-hilfe-bis-2027-200982313.html
A slightly different, expanded version on Substack. lauraruggeri/note/c-285358797" rel="nofollow">https://substack.com/@lauraruggeri/note/c-285358797
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Military expert Andrey Ilnitsky, who served in an official capacity and has since retired, wrote a long article for Kommersant, "Escalation — The Shortest Path to Peace", in which he argues that a well-managed, step-by-step escalation is the shortest path to achieving the goals of Russia’s Special Military Operation and securing a sustainable peace after victory.
He broadly supports Sergei Karaganov's escalation strategy but disagrees with him on operational-tactical implementation.
Ilnitsky argues against skipping rungs on the escalation ladder or immediately resorting to tactical nuclear strikes on NATO territory. Instead, he advocates a gradual, consistent, and unwavering ascent.
Stage One: The initial priority should be to disable without completely destroying roughly 30 key facilities that sustain Ukraine's military effort—including energy, ports, railway hubs, logistics centers, and metallurgy plants.
Stage Two: Finish off Ukraine's military-industrial complex facilities.
Stage Three: Strike NATO's three main eastern presence bases in the Baltics (Ādaži, Rukla, Šiauliai, Tapa, and others).
Stage Four: Strike NATO bases in Rzeszów (Poland) and Constanța (Romania), as well as enterprises producing weapons for the Ukrainian military
The author believes that implementing the first two stages—exclusively on Ukrainian territory—would suffice to make the Ukrainian state dysfunctional and halt Western aggression. If the West does not relent, further escalation toward military facilities in NATO's eastern flank countries (the Baltic states, Poland, Romania) would be justified, as the use of their airspace for strikes on Russia constitutes a casus belli. He concludes by saying that ultimately, the choice of steps and pace must rely on the political wisdom of the Supreme Commander-in-Chief and the professionalism of the Ministry of Defense and General Staff. @LauraRuHK
➡️ https://www.kommersant.ru/doc/8779824
Non passa giorno senza che mi chieda che senso abbia investire la mia energia in un canale Telegram. Ma ecco che quando sto per staccare la spina succede sempre qualcosa che mi fa desistere dal farlo. Prendiamo ieri, ad esempio. Ricevo l'email di un lettore che mi esprime vicinanza: aveva capito perche' proprio il 26 giugno scrivevo questo post. /channel/LauraRuHK/11438 Quel giorno infatti Aleksander Zakharchenko avrebbe compiuto 50 anni e al pensiero ero stata travolta da una tristezza infinita che si aggiungeva alla nostalgia per situazioni che solo chi vive in Russia o ha una conoscenza intima del paese puo' comprendere. Ecco. Sta tutta qui la ragione per cui continuo ad aggiornare il canale nonostante sottragga tempo ed attenzione ad altri impegni e progetti.
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