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Telegram-канал lauraruhk - Laura Ru

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Researcher & writer based in Hong Kong. Former academic. Longform articles archived at https://lauraruggeri.substack.com and https://laura-ruggeri.medium.com. Email: lauraru852@yandex.ru

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Laura Ru

Un articolo pubblicato dal Global Times offre alcuni elementi per comprendere la valutazione cinese dell'accordo di difesa recentemente firmato da Arabia Saudita, Turchia e Pakistan /channel/LauraRuHK/11576 Il patto viene presentato come un ulteriore esempio di quel multipolarismo ormai innegabile e un segno che le potenze regionali non sono più disposte a essere "pedine usa e getta" sulla scacchiera americana. Ciò è in linea con la storica posizione della Cina a favore di un sistema internazionale più equilibrato in cui una singola nazione non imponga la propria volontà sulle altre.

L'articolo sottolinea come il patto rappresenti una "pillola amara" per Washington e un colpo all'egemonia americana. Il deficit di fiducia nelle garanzie di sicurezza statunitensi e la decisione dell'Arabia Saudita di costruire un accordo di sicurezza indipendente è un "verdetto chiaro e pubblico su quanto valga realmente oggi l'ombrello di sicurezza americano". Il patto viene inquadrato come un passo verso l'"autosufficienza" e la "multipolarità" in Medio Oriente, dove l'erosione dell'influenza statunitense offre l'opportunità di imparare a farsi carico della propria sicurezza, cosa che la Cina sostiene attivamente da tempo. @LauraRuHK ➡️ https://www.globaltimes.cn/page/202608/1367783.shtml

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Il Senato degli Stati Uniti ha approvato un disegno di legge che consente a Trump di imporre dazi del 100% sui maggiori acquirenti di petrolio e gas russo. La proposta è stata ideata dal senatore Lindsey Graham, che aveva più volte tentato di farla approvare prima di morire il mese scorso.

Il disegno di legge, intitolato "Lindsey O. Graham Sanctioning Russia and Iran Act del 2026", è passato al Senato con 86 voti favorevoli e 11 contrari venerdì. Trump ha già dichiarato che firmerà la legge, il che significa che entrerà in vigore se la Camera dei Rappresentanti l'approverà la prossima settimana.

Il senatore Rand Paul è stato l'unico repubblicano a votare contro il provvedimento. Anche il senatore indipendente Bernie Sanders e nove democratici progressisti, tra cui l'ex candidata alla presidenza Elizabeth Warren, hanno votato contro.

La legge autorizzerebbe Trump a imporre dazi fino al 100% sui primi cinque acquirenti di petrolio e gas russo, una lista che include Cina e India.

(Fonte: RT) @LauraRuHK

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Il 7 agosto l’Arabia Saudita, la Turchia e il Pakistan hanno firmato l’“Accordo di Difesa Congiunta di La Mecca” — uno dei cambiamenti più significativi nell’architettura di sicurezza del Medio Oriente degli ultimi anni.▪️La clausola chiave appare nella dichiarazione ufficiale del Ministero degli Affari Esteri pakistano:

«Un attacco armato contro uno qualsiasi dei tre Stati sarà considerato un attacco contro tutti loro».

La formula richiama da vicino l’Articolo 5 della NATO. La divisione dei ruoli è chiara. L’Arabia Saudita porta denaro, infrastrutture, profondità strategica nel Golfo e la capacità di finanziare programmi d’armamento su larga scala. La Turchia contribuisce con uno dei più grandi potenziali militari della NATO, esperienza di combattimento, un’industria della difesa matura, droni, cantieristica navale, missili e sistemi elettronici. Il Pakistan fornisce un esercito numeroso, una comprovata disponibilità a schierare truppe all’estero e, a livello strategico, un arsenale nucleare. L’Iran affronta le ripercussioni più immediate. L’accordo non è stato concluso nel vuoto: Riyadh prevede il rischio di attacchi coordinati da formazioni filo-iraniane in Iraq a nord e dagli Houthi a sud. La logica di deterrenza di Teheran — «Se gli Stati Uniti colpiscono l’Iran, i sauditi ne pagheranno il prezzo» — è appena diventata notevolmente più complicata. Anche le implicazioni per Israele sono degne di nota. Il patto unisce paesi le cui relazioni con Tel Aviv sono state cronicamente difficili o si sono deteriorate nell'ultimo periodo. Anche l’India deve ricalcolare. Il Pakistan può ora far leva su due partner che dispongono di risorse sostanziali. Anche senza l'eventualità che venga formalmente invocata la clausola di difesa collettiva, l’accordo è destinato ad accelerare la modernizzazione delle difese aeree, dei droni, dei missili, dell’aviazione, dei sistemi di guerra elettronica e della marina pakistana. ▪️Per la Russia il quadro è ambivalente. Mosca mantiene rapporti con tutti e tre i firmatari. Allo stesso tempo, la Turchia acquisisce la capacità di espandere la propria industria della difesa con capitali sauditi e il mercato pakistano, e potrebbe impiegare questa capacità nelle regioni in cui Ankara e Mosca già competono. Il peso militare-politico della Turchia aumenta in Asia Centrale, e l’alleanza di fatto tra Ankara e Baku passa a un nuovo livello. Per la prima volta sta prendendo forma un blocco militare-politico musulmano potenzialmente autosufficiente, in cui le risorse dei tre partner si completano efficacemente a vicenda. Sviluppi di questa portata non avvengono senza conseguenze. (Fonte: Elena Panina)

@LauraRuHK

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Hacker russi hanno ottenuto prove documentali del coinvolgimento diretto della NATO negli attacchi contro i terminal petroliferi russi, secondo quanto riportato dai materiali che un gruppo anonimo ha fornito alla TASS.
La TASS ha raccolto i principali fatti finora disponibili.
Contenuto dei documenti
Gli hacker russi hanno avuto accesso a documenti riguardanti attacchi ucraini contro i terminal petroliferi nelle regioni di Leningrado e Kaliningrad avvenuti a luglio.
Hanno dichiarato alla TASS che la corrispondenza e i documenti rivelano chi ha fornito le coordinate precise delle strutture e chi ha "incitato l'Ucraina a commettere atti di terrorismo" nelle regioni russe.
Coinvolgimento di specialisti della NATO
Lo specialista in guerra ibrida Bart De Wachter ha fornito al Servizio di Sicurezza dell'Ucraina (SBU) le coordinate dei terminal petroliferi nelle regioni di Leningrado e Kaliningrad, hanno riferito gli hacker alla TASS.
De Wachter attualmente lavora per HAVN (Hybrid Analyze Vigilant Network), un'organizzazione legata alle Forze per Operazioni Speciali e all'intelligence della NATO.
Gli hacker hanno dichiarato che De Wachter ha inviato a un rappresentante dell'SBU informazioni contenenti le coordinate di una nave cisterna della Gazprom che trasportava gas naturale liquefatto.
I documenti indicano che De Wachter ha proposto di tenere una riunione online con un rappresentante del Centro di Cooperazione Internazionale dell'SBU di nome Ivan a cui avrebbe partecipato anche un suo superiore di nome Martin.
Coinvolgimento dell'SBU
Ivan, a sua volta, ha suggerito di aggiungere alla corrispondenza anche un altro esperto, il maggiore dell'SBU Mikhail Marchenko.
La corrispondenza descriveva Marchenko come uno specialista, le cui principali aree di competenza includono "minacce ibride, spionaggio, sabotaggio e guerra dell'informazione nei conflitti moderni".
(Fonte: TASS) @LauraRuHK

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Il “Board of Peace Occupation” di Donald Trump ha stilato il suo primo contratto di costruzione. Secondo una fonte citata da The Guardian, il progetto consiste in un avamposto militare per alloggiare truppe marocchine, inizialmente sono previsti 150 soldati. Il contratto, non ancora finalizzato, è stato assegnato ad Arkel International, un’azienda della Louisiana che in passato ha già lavorato con il governo statunitense in paesi come l’Iraq. È significativo che il primo progetto del Board a Gaza non sia per un ospedale o una scuola destinati ai palestinesi sfollati, bensì una base militare per forze di occupazione marocchine. Il sito si trova a circa un miglio dal confine israeliano e presenta “vie di evacuazione rapida” appositamente progettate. La cosiddetta “ricostruzione di pace” è, fin dall’inizio, un teatro di occupazione militare. Il ruolo del Marocco in questa messa in scena è particolarmente odioso: volenteroso Servo di due padroni, Washington e Tel Aviv. Questa unità di 150 uomini sarà dispiegata a rotazione da basi situate all’interno di Israele, rendendola una componente organica dell’apparato di occupazione israeliano. In cambio, la monarchia marocchina ottiene sostegno politico per la sua occupazione illegale del Sahara Occidentale, nonché potenziali rivendicazioni sulle enclave spagnole di Ceuta e Melilla. @LauraRuHK
https://www.theguardian.com/world/2026/aug/06/trump-gaza-board-of-peace-first-building-contract-military-base

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BP batte in ritirata. Perché?

Il gigante multinazionale dell’energia British Petroleum (BP) ha messo in vendita tutti i suoi asset di petrolio e gas nel Mare del Nord britannico. Questo evento non può essere liquidato come un semplice gioco di potere tra colossi delle risorse, soprattutto perché BP, sebbene nata 110 anni fa nei giacimenti petroliferi della Persia, dove un tempo i britannici dominavano in ogni senso, è cresciuta fino alle dimensioni attuali proprio grazie al petrolio del Mare del Nord, meglio conosciuto come il benchmark Brent. Verranno messi in vendita cinque siti di produzione offshore con una produzione complessiva di 110.000–115.000 barili equivalenti di petrolio al giorno. La cifra potrebbe non impressionare, ma rappresenta il cinque percento della produzione totale della società. BP è uno dei maggiori contribuenti del bilancio britannico. L’anno scorso la società ha versato nelle casse del Regno 1,2 miliardi di sterline (circa 1,5 miliardi di dollari) e l’anno precedente i contributi ammontavano a 1,25 miliardi di sterline. Ma si tratta solo delle imposte dirette. Se si considerano i prelievi complessivi — ad esempio le accise sui carburanti alla pompa (attualmente 53 pence per litro di benzina e gasolio), l’IVA sul carburante (20 per cento), nonché le imposte sul reddito dei dipendenti della società — l’erario ha incassato solo nell’ultimo anno 3,5 miliardi di sterline (4,7 miliardi di dollari). È quindi del tutto naturale che la notizia del suo ritiro dai giacimenti petroliferi britannici abbia suscitato un notevole scalpore. Va detto che non è il primo passo di questo tipo da parte di BP, anche se la volta precedente tutto era stato attribuito a una ristrutturazione del modello finanziario. A malapena un mese fa, BP ha volontariamente ceduto il controllo operativo dell’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan (BTC) alla compagnia di Stato azera SOCAR. I britannici hanno mantenuto la loro quota di partecipazione, ma per la prima volta la funzione di operatore è stata di fatto trasferita al governo del paese attraverso il cui territorio passa l’oleodotto. Un’altra prova del fatto che stiamo assistendo a spostamenti tettonici con motivi e obiettivi opachi per i non addetti ai lavori è la vendita da parte di Shell — un altro colosso britannico delle risorse — di un terzo della sua quota nel progetto Aphrodite. Si tratta di un giacimento di gas al largo di Cipro, sul quale attori regionali come la Turchia avevano riposto speranze. Secondo le notizie, la quota del 35% sarà acquistata dalla compagnia di Stato ungherese MOL, i cui partner includeranno l’americana Chevron e l’israeliana NewMed Energy. Ancora una volta, una società privata britannica vende un asset a una compagnia di Stato, passando essa stessa dalla gestione diretta a una modalità puramente di investimento. Mentre BP cita come ragioni l’esaurimento dei giacimenti e la pesante tassazione britannica, il vero motore potrebbe essere il rischio geopolitico a lungo termine. Il sabotaggio dei gasdotti Nord Stream, gli attacchi con droni ucraini ai terminali del Mar Caspio e i blocchi degli stretti di Hormuz e Bab el-Mandeb hanno reso sempre più rischiosa la proprietà delle infrastrutture fisiche. Secondo i termini dei contratti, gli operatori sostengono i costi della messa in sicurezza di oleodotti e terminali, mentre gli azionisti condividono solo le perdite successive — rendendo di gran lunga più sicuro controllarli in modo indiretto piuttosto che possederli. I colossi del petrolio e del gas, i cui rappresentanti sono inseriti in modo palese e occulto ai massimi livelli del potere, hanno accesso a informazioni riservate e stanno effettuando, per così dire, manovre preventive. Probabilmente, sulla base di queste informazioni, è stata effettuata una valutazione dei rischi a lungo termine, che ha portato alla decisione di abbandonare il ruolo di operatore fisico e di mantenere solo la funzione di azionista e investitore.
(Fonte: Sergey Savchuk, RIA Novosti) ➡️ https://ria.ru/20260805/britaniya-2109037388.html

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Once upon a time, the classic American English teacher abroad was easy to spot. Soft around the middle, slightly sunburnt, and permanently stationed on a barstool. Free time meant cheap beer, questionable decisions, and an endless, optimistic hunt for local company. Then something changed. Now he runs past you at 7 a.m. already halfway through a 10K and lifts weights at the gym. His mission may or may not include raising the English standards of local students in the classroom, but the real curriculum seems to happen in places that don’t appear on any school timetable. He calls himself a teacher because that's what he does, although his students are either "activists" or wear military fatigues. He is in Taiwan and anywhere his service is required by Washington. @LauraRuHK

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"Chi non capisce le parole, capisce le botte." Il Ministero della Difesa russo spiega graficamente con un meme gli attacchi di ieri notte con missili balistici e droni.🔺A Kiev e nella regione circostante sono andati distrutti diversi centri logistici, tra cui Nova Post, MLP-Chaika, Trans-Logistik ed Epicentr, utilizzati per lo stoccaggio e la distribuzione di componenti per droni e altre attrezzature militari. Il ministero afferma inoltre di aver colpito diversi centri logistici a Brovary, nella regione di Kiev, nonché tre navi mercantili a sud di Odessa, usate per trasportare armi destinate all’esercito ucraino. @LauraRuHK

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Le forze armate statunitensi hanno di fatto esaurito i missili tattici terrestri di alta precisione a causa della campagna contro l'Iran, ha riferito Reuters, citando fonti a conoscenza della questione.

Numerosi rapporti dei media e valutazioni indipendenti hanno segnalato carenze di munizioni sofisticate nelle scorte statunitensi sin dalla pubblicazione di un rapporto del Center for Strategic and International Studies (CSIS) ad aprile. Oltre ad aver prosciugato le capacità offensive del Pentagono, si ritiene che il conflitto abbia inflitto un duro colpo alle scorte statunitensi di missili antiaerei. La leadership del paese ha ripetutamente smentito tali affermazioni, insistendo sul fatto di disporre ancora di abbondanti munizioni.

Secondo le fonti di Reuters, il conflitto in Iran ha esaurito le scorte dell'esercito statunitense di missili terra-terra, vale a dire gli Army Tactical Missile Systems (ATACMS) e i Precision Strike Missiles (PrSM), con due fonti che hanno riferito all'agenzia che i militari hanno utilizzato "praticamente tutti" questi armamenti. Sebbene non fosse noto in precedenza in che misura le forze armate statunitensi avessero esaurito le scorte di ATACMS, l'apparente esaurimento delle scorte di PrSM è stato ripetutamente segnalato dalla metà di aprile. (Fonte: RT) @LauraRuHK

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Laura Ru

Questa non è la copertina di un nuovo anime giapponese. Si tratta di un "Libro Bianco" in cui Tokyo identifica le minacce esterne e i modi per contrastarle. Minacce da Cina, Russia e Corea del Nord. Ovviamente. Per affrontarle, il governo giapponese intende aumentare il potenziale militare del paese. La produzione di armi viene presentata come una via verso la crescita economica e la prosperità della nazione. I paesi dell'UE potrebbero essere tentati di prendere esempio dal manuale di propaganda giapponese e pubblicare la loro versione. Perché preoccuparsi di investire in istruzione, sanità o infrastrutture? Basta produrre più missili. Dopotutto, tra una società prospera e pacifica e un paese armato e ansioso, che cosa scegliereste? (Crediti foto: Vesti) @LauraRuHK

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Lunedì un drone ucraino ha colpito una spiaggia affollata nella città balneare di Gelendzhik, sul Mar Nero, uccidendo almeno sette persone, tra cui tre bambini, e ferendone decine. La scorsa notte almeno cinque persone sono state uccise e altre dieci ferite in un attacco notturno con droni ucraini nei pressi della cittadina di Chekhov, nella regione di Mosca. Il Ministero della Difesa russo ha dichiarato in un comunicato di martedì mattina di aver distrutto 320 droni ad ala fissa ucraini all’interno del territorio russo nelle 12 ore precedenti. Le intercettazioni sono avvenute in più di una dozzina di regioni, oltre che in Crimea. In totale, 49 civili sono stati uccisi e oltre 340 feriti negli attacchi ucraini in territorio russo nell’ultima settimana, ha dichiarato martedì l’Ambasciatore itinerante russo Rodion Miroshnik. La stragrande maggioranza delle vittime – il 95% – è stata colpita da droni, ha sottolineato. Le autorità russe hanno denunciato i raid con di Kiev come attacchi terroristici deliberatamente diretti contro i civili. Uno degli episodi più tragici degli ultimi mesi è avvenuto a maggio, quando UAV ucraini hanno colpito un dormitorio studentesco nella città di Starobelsk, nel Donbass, facendo parzialmente crollare l’edificio residenziale di cinque piani e uccidendo 21 persone, soprattutto ragazze adolescenti. Aggiungendo a questo i recenti attacchi ai magazzini di Wildberries, dove sono stoccati beni acquistati online, nonché gli attacchi terroristici compiuti da russi radicalizzati e/o ingannati che agiscono per conto dei servizi di intelligence ucraini, il quadro diventa chiaro. Gli attacchi contro obiettivi civili mirano a terrorizzare la popolazione, aumentare i costi umani ed economici e creare panico, nella convinzione errata che ciò spingerebbe il governo russo a interrompere l’offensiva o a sedersi al tavolo delle trattative. Come sempre, quando subisce sconfitte sul fronte, l’Ucraina ricorre a colpire i «bersagli facili», seguendo la prassi standard della NATO.

@LauraRuHK

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Laura Ru

Se volete capire come gli Stati Uniti abbiano trasformato l’economia mondiale in un’arma, stravolgendo decenni di globalizzazione, un utile punto di partenza è Chokepoints: American Power in the Age of Economic Warfare di Edward Fishman. Fishman, ex funzionario del Dipartimento di Stato che ha avuto un ruolo centrale nella progettazione delle sanzioni contro la Russia e ha contribuito a elaborare la strategia di pressione economica che ha portato all’accordo nucleare con l’Iran durante l’amministrazione Obama, oggi insegna Economic Statecraft alla Columbia University. Fishman spiega come il controllo sui punti di strozzatura dell'economia mondiale — come il dollaro americano, la tecnologia avanzata dei semiconduttori e i servizi che sostengono il commercio globale del petrolio — sia diventato la chiave del potere geopolitico nel XXI secolo. Il suo libro è stato definito il manuale da campo della guerra economica, una componente importante della guerra ibrida scatenata da Washington contro i suoi rivali. ▪️Sebbene il libro riveli la strategia del nemico, ne espone anche le debolezze intrinseche. Dopo aver fallito nell'intento di provocare abbastanza dolore da indurre un cambiamentoi politico nei paesi bersaglio, l’obiettivo delle sanzioni contro Cina, Russia, Iran e altri è oggi quello di prosciugare la vitalità economica e operare un lento strangolamento che renda il costo della resistenza sempre più alto. Il libro funge involontariamente da buco della serratura da cui scorgere il modo di pensare degli Stati Uniti, rivelando quali sono i nodi di vulnerabilità che Washington cerca di sfruttare. ▪️Poiché la pressione economica occidentale non è una risposta temporanea a specifiche azioni né uno strumento di risoluzione dei conflitti, ma può essere descritta come una caratteristica permanente della strategia americana, ne consegue che qualsiasi accordo con gli Stati Uniti vale solo fino alla prossima amministrazione. L’unica risposta sensata e praticabile è ridurre la dipendenza dal dollaro e costruire strutture economiche parallele e resistenti, immuni alla pressione finanziaria americana. ▪️Leggendo il libro diventa chiaro che la Cina è il bersaglio ultimo dell’analisi di Fishman. L’autore traccia l’evoluzione della strategia americana: dal multilateralismo «timido» dell’amministrazione Obama, all’unilateralismo coercitivo di Trump, fino all’approccio «small yard, high fence» di Biden per contenere l’ascesa tecnologica cinese. La campagna contro Huawei e le restrizioni sulle esportazioni di semiconduttori sono esempi da manuale di come si disno utilizzino chokepoints tecnologici per soffocare l’ascesa di un rivale. Il racconto di come gli Stati Uniti abbiano sistematicamente sfruttato il controllo sulle catene di approvvigionamento globali rafforza la determinazione della Cina a raggiungere l’autosufficienza nelle tecnologie critiche. La strategia dei chokepoints è il principale motore del decoupling, del disaccoppiamento. Ma via via che gli USA trasformano in un arma il controllo su questi nodi, incentivano Cina e altri paesi a investire in sistemi paralleli e a ribaltare le carte in tavola. L’esito finale, come ammette lo stesso Fishman, è la frammentazione dell’economia globale e l’erosione dell'importanza dei punti di strozzatura che oggi conferiscono potere agli Stati Uniti.▪️ Il libro può essere letto anche come un’ammissione del declino oggettivo degli USA. Washington non è più sicura di poter vincere una guerra convenzionale, quindi fa leva sullo strangolamento economico. Eppure, come ha dimostrato la Russia e come stanno dimostrando Iran e Cina, la capacità di sopportazione sta diventando l’asset strategico più importante. Questi paesi hanno imparato a resistere alla pressione occidentale, hanno costruito sistematicamente sistemi alternativi, creato alleanze multilaterali e rivolto il concetto di «chokepoints» contro l’Occidente. Di conseguenza, la capacità dell’Occidente di imporre un prezzo insostenibile attraverso strumenti economici è sempre più contestata. @LauraRuHK

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Il prezzo medio del gas in Europa sale del 50% a luglio, raggiungendo i 637 dollari per 1.000 metri cubi.

I paesi più colpiti dalla guerra degli Stati Uniti contro l'Iran, oltre alla vittima dell'aggressione, sono i vassalli dell'America.

Gli Stati Uniti possono condurre una guerra di bassa intensità e prolungata in Medio Oriente perché il costo economico immediato ricade in modo sproporzionato sui loro "alleati". Prendiamo l'Europa: si ritrova con bollette energetiche più alte, un rallentamento industriale e instabilità politica, mentre Washington mantiene l'autosufficienza energetica. Questo schema non si limita al Medio Oriente. La stessa logica opera nel teatro bellico sul fianco orientale dell'UE, dove la strategia di catturare le élite europee ha permesso a Washington di esternalizzare i costi della guerra contro la Russia combattuta dal suo proxy, l'Ucraina. Le economie europee devono assorbire lo shock dell'interruzione dei rapporti con la Russia, deindustrializzazione e milioni di rifugiati, mentre gli Stati Uniti forniscono armi (pagate dai paesi dell'UE) senza subire disagi analoghi, anzi traendone un enorme beneficio economico. @LauraRuHK

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Alcuni migranti marocchini hanno raccontato a CBS News di aver visto post sui social media che affermavano «La Spagna è una porta aperta», insieme a video di persone che nuotavano dal Marocco a Ceuta. Un giovane ha detto che i post facevano riferimento alla recente sentenza della Corte Suprema spagnola. La media demografica appariva composta da giovani uomini marocchini di età compresa tra i 14 e i 25 anni. La maggior parte ha dichiarato di essere lì per trovare un lavoro migliore o guadagnare soldi. Uno ha detto a CBS News di sperare di giocare a calcio in Europa. Un altro ha affermato di voler vedere com’è l’Europa anche solo per un giorno, ma di aver capito perché ora deve tornare in Marocco.


🔺L’invasione di Ceuta è un esempio da manuale di guerra ibrida concepito per sfruttare l'effetto sciame. Questo effetto è stato prodotto da post coordinati sui social media che dichiaravano «La Spagna è una porta aperta», amplificati da video di persone che nuotavano attraverso lo stretto e da riferimenti a una recente sentenza della Corte Suprema. L’operazione ha fatto leva principalmente sulla Generazione Z — giovani marocchini di età compresa tra i 14 e i 25 anni — trasformandoli in truppe inconsapevoli di un attacco lampo progettato per sopraffare le autorità spagnole e alimentare il caos politico. Il Marocco è stato usato come proxy dagli Stati Uniti (che controllano gli algoritmi dei social media), anche se non escluderei il coinvolgimento di altri potenziali beneficiari dell'operazione come Israele e il Regno Unito.

➡️Vedi anche /channel/LauraRuHK/11550

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Italy’s military involvement in the Middle East crisis. In his article "Una guerra infinita" (An Endless War), Fausto Biloslavo reveals that since mid-March 2026, Italy has quietly deployed a significant military task force in the Persian Gulf to support Saudi Arabia, Kuwait, and Bahrain amid the US-Israel war on Iran. ▪️Italy deployed around 400 Air Force personnel (Task Force Air-Arabia) and around 300 Army personnel (Task Force Land-Arabia.)
SAMP/T air defense and anti-missile battery,
KRONOS radars (in Saudi Arabia and Bahrain)
Skynex anti-drone system (in the UAE)
Eurofighter Typhoon fighters
E-550A CAEW surveillance aircraft
C-130J transport aircraft

▪️The mission’s official purpose is "to protect allied airspace, strategic infrastructure, and maritime routes in the Gulf." Biloslavo notes that Italian forces are now operating in a high-risk area, effectively participating in a broader regional conflict without it being formally declared as a war mission in Italy. He emphasizes that this represents a significant and largely under-reported escalation of Italy’s military involvement in the Middle East crisis.

@LauraRuHK ➡️ https://www.ilgiornale.it/news/guerra/una-guerra-infinita/

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Laura Ru

An article published by Global Times provides some insights into China's assessment of the defence agreement recently signed by Saudi Arabia, Turkey and Pakistan /channel/LauraRuHK/11575 The pact is presented as a key example of a "multi-polar world" becoming a "stubborn reality" and a sign that regional powers are no longer willing to be "disposable pawns" on the American chessboard. This aligns with China's long-standing advocacy for a more balanced international system.
A Blow to US Hegemony. The article highlights how the pact represents a "bitter pill" for Washington. The trust deficit in US security guarantees has "finally cracked wide open," and Saudi Arabia’s decision to build an independent security arrangement is a "blunt, public verdict on just how much the US security umbrella is truly worth today". The pact is framed as a step toward "self-reliance" and "multi-polarity" in the Middle East where the erosion of US influence provides the opportunity to learn how to "keep security in your own hands", which China consistently supports. @LauraRuHK ➡️ https://www.globaltimes.cn/page/202608/1367783.shtml

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Laura Ru

The US Senate has approved a bill allowing Trump to impose 100% tariffs on the largest purchasers of Russian oil and gas. The bill was the brainchild of Senator Lindsey Graham, who tried multiple times to pass it before he died last month.

The bill, titled ‘The Lindsey O. Graham Sanctioning Russia and Iran Act of 2026’, passed the Senate by 86 votes to 11 on Friday. Trump has already said he would sign the legislation, meaning it will become law if it passes the House of Representatives next week.

Senator Rand Paul was the only Republican to vote against the bill. Independent Senator Bernie Sanders and nine progressive Democrats, including former presidential hopeful Elizabeth Warren, also voted against it.

The legislation empowers Trump to impose tariffs of up to 100% on the top five purchasers of Russian oil and gas, a list that includes China and India. (Source: RT) @LauraRuHK

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Laura Ru

On August 7, Saudi Arabia, Turkey and Pakistan signed the “Makkah Joint Defence Agreement” — one of the most significant shifts in the Middle East’s security architecture in recent years. The key clause appears in the official statement from Pakistan’s Ministry of Foreign Affairs: “An armed attack on any of the three states will be considered an attack on all of them.” The formula closely mirrors NATO’s Article 5. The division of labour is clear. Saudi Arabia brings money, infrastructure, strategic depth in the Gulf and the capacity to fund large-scale weapons programs. Turkey contributes one of NATO’s largest military potentials, combat experience, a mature defence industry, drones, shipbuilding, missiles and electronic systems. Pakistan supplies a large army, a proven willingness to deploy troops abroad and, at the strategic level, a nuclear arsenal. Iran faces the most immediate repercussions. The agreement was not concluded in a vacuum: Riyadh anticipates the risk of coordinated attacks from pro-Iranian groups in Iraq to the north and the Houthis to the south. Tehran’s long-standing deterrent logic — “If the United States strikes Iran, the Saudis will pay a price” — has just become considerably more complicated. The implications for Israel are equally noteworthy. The pact unites countries whose relations with Tel Aviv have either been chronically difficult or have deteriorated. India must also recalculate. Pakistan can now link its security to two partners that possess substantial resources. Even without formally invoking the collective-defence clause, the agreement is likely to accelerate the modernisation of Pakistan’s air defences, drones, missiles, aviation, electronic warfare systems and navy. For Russia the picture is mixed. Moscow maintains working relations with all three signatories. At the same time, Turkey gains the ability to expand its defence industry with Saudi capital and the Pakistani market, then apply that enhanced capacity in regions where Ankara and Moscow already compete. Turkey’s military-political weight increases in Central Asia , and the de facto alliance between Ankara and Baku moves to a new level. For the first time, a potentially self-sufficient Muslim military-political bloc is taking shape — one in which the resources of the three partners complement each other effectively. Developments of this magnitude do not occur without consequences. (Source: Elena Panina)

@LauraRuHK

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Laura Ru

Russian hackers have obtained documentary proof of NATO’s direct involvement in strikes against oil terminals in Russia, according to materials an anonymous group provided to TASS.

The hackers gained access to documents concerning Ukrainian strikes on oil terminals in the Leningrad and Kaliningrad Regions in July.

TASS has compiled the key facts available so far.

Contents of documents
- Russian hackers gained access to documents concerning Ukrainian strikes on oil terminals in the Leningrad and Kaliningrad regions in July.

- They told TASS that the correspondence and documents reveal who supplied the precise coordinates of the facilities and who "incited Ukraine to commit acts of terror" in Russian regions.

NATO specialists’ involvement
- Hybrid warfare specialist Bart De Wachter provided the Security Service of Ukraine (SBU) with coordinates of oil terminals in the Leningrad and Kaliningrad Regions, the hackers told TASS.

- He currently works for HAVN (Hybrid Analyze Vigilant Network), an organization linked to NATO Special Operations Forces and intelligence, according to the materials.

- The hackers said De Wachter sent an SBU representative intelligence containing the coordinates of a Gazprom tanker transporting liquefied natural gas.

- The documents indicate that De Wachter proposed holding an online meeting with an SBU International Cooperation Center representative named Ivan. His intelligence superior, Martin, was also expected to attend.

SBU involvement
- Ivan, in turn, suggested adding his expert, SBU Major Mikhail Marchenko, to the correspondence.

- The correspondence described Marchenko as an experienced specialist whose main areas of expertise include "hybrid threats, espionage, sabotage and information operations in modern conflicts." (Source: TASS) @LauraRuHK

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Laura Ru

Donald Trump's "Board of Peace Occupation" has issued its first construction contract. According to a source cited by The Guardian https://www.theguardian.com/world/2026/aug/06/trump-gaza-board-of-peace-first-building-contract-military-base, the project is a 150-person military outpost to house Moroccan troops. The contract, which has not yet been finalized, was awarded to Arkel International, a Louisiana-based firm that has previously carried out work with the US government in countries such as Iraq.
Notably, the first contract in Gaza is not a hospital or a school for displaced Palestinians, but a military base for Moroccan occupying forces. The site is located approximately one mile from the Israeli border and features specially designed "rapid evacuation routes." The so-called "peace reconstruction" is, from the very beginning, a theater of military occupation.
Morocco's role in this theatrical production is particularly egregious—the willing Servant of Two Masters: Washington and Tel Aviv. This 150-man unit will be rotationally deployed from bases inside Israel, making it an organic component of the US-Israeli occupation apparatus. In return, the Moroccan monarchy gets political backing for its illegal occupation of Western Sahara, as well as potential claims on the Spanish exclaves of Ceuta and Melilla. @LauraRuHK

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Laura Ru

Britain's Oil Giants Wind Down Business
The multinational energy giant British Petroleum (BP) has put all its oil and gas assets in the British North Sea up for sale.
This event cannot be dismissed as mere corporate gamesmanship among resource behemoths—not least because BP, though born 110 years ago in the oil fields of Persia, where the British once actively lorded over everything in every sense, grew to its current size precisely on North Sea oil, better known as the Brent benchmark. Five offshore production sites with a combined output of 110,000–115,000 barrels of oil equivalent per day will be put up for sale. The figure may not astound, but it represents five percent of the company's total production.
BP is one of the largest tax contributors to the British budget. Last year, the company transferred £1.2 billion (about $1.5 billion) to the kingdom's coffers, and the year before, contributions amounted to £1.25 billion. But these are only direct taxes. If one takes into account the total levies—for instance, fuel duty at the pump (currently 53 pence per liter of petrol and diesel), VAT on fuel (20 percent), as well as income tax on company employees—the treasury received £3.5 billion ($4.7 billion) in the past year alone. It is therefore quite natural that the news of a British company withdrawing from British oil fields has caused considerable stir.
It must be said that this is not BP's first such step, though last time it was all chalked up to a restructuring of the financial model. Barely a month ago, BP voluntarily handed over operational control of the Baku–Tbilisi–Ceyhan pipeline (BTC) to Azerbaijan's state-owned SOCAR. The British retained their equity stake, but for the first time, the operator function was effectively transferred to the government of the country through whose territory the pipeline runs. Another piece of evidence that we are witnessing tectonic shifts with motives and goals opaque to the uninitiated is Shell's sale—by yet another British resource giant—of a third of its stake in the Aphrodite project. This concerns a gas condensate field on the Cyprus shelf, on which regional players like Turkey had pinned hopes. According to reports, the 35% stake will be bought by Hungary's state-owned MOL, whose partners will include America's Chevron and Israel's NewMed Energy. Once again, a British private company is selling an asset to a state-owned company, while itself moving from direct management to a purely investment mode. While BP cites field depletion and heavy UK taxation as reasons, the real driver could be long-term geopolitical risk. The sabotage of the Nord Stream pipelines, Ukrainian drone strikes on Caspian Sea terminals, and blockades of the Hormuz and Bab-el-Mandeb straits have made physical infrastructure ownership increasingly risky. Under contract terms, operators bear the costs of securing pipelines and terminals, while shareholders share only the subsequent losses—making it far safer to control routes indirectly rather than own them. Major oil and gas players, whose overt and shadow representatives sit in the very highest echelons of power, possess certain information and are conducting, so to speak, preemptive maneuvers. Probably, on the basis of this information, an assessment of long-term risks was carried out, which resulted in the decision to step away from the role of physical operator and retain only the function of shareholder and investor. (Source: Sergey Savchuk, RIA Novosti) @LauraRuHK ➡️https://ria.ru/20260805/britaniya-2109037388.html

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Laura Ru

China hits back at US with countermeasures

China responded to a round of US sanctions with a barrage of counter-sanctions. The Ministry of Commerce announced tighter export controls on drones and key components, a national security review into imported printers and copiers, and placed six US entities on its countermeasure list for “assisting and supporting the United States’ illegal sanctions related to Xinjiang.” Effective immediately, organizations and individuals within China are prohibited from engaging in any transactions, cooperation, or other activities with:
Applied DNA Sciences, Inc.
A biotechnology company focused on the development and application of DNA molecular technologies. Its business covers supply-chain traceability (such as DNA marking and tracking of textiles and pharmaceuticals), security and anti-counterfeiting, and clinical diagnostics. It assisted the US in implementing illegal sanctions against Xinjiang, possibly involving the provision of technology or services for identifying and verifying products such as Xinjiang cotton. Stratum Reservoir, LLC
A company providing services to the global energy industry, specializing in core, fluid, and natural gas analysis, and offering critical data and laboratory services for oil and gas exploration and production. Altana Technologies, Inc.
A tech company focused on artificial intelligence and big-data analysis for supply chains. Its platform aims to help enterprises achieve supply-chain visibility, transparency, and risk management through data-driven approaches. Responsible Business Alliance (RBA)
One of the world’s largest industry alliances, composed of numerous multinational electronics, retail, automotive, and toy companies. Formerly known as the Electronic Industry Citizenship Coalition (EICC). Verite Group, Inc.
A software/consulting firm specializing in network security, analytical tools, secure communications, and related services for government and commercial clients.
Human Rights in China (HRIC)
An NGO founded in 1989 whose publicly stated mission is to “support the civil and political rights of the Chinese people.” Its undeclared objective is to destabilize China. As a well-known meddler in China's internal affairs it should have been proscribed long time ago.

These six entities collectively form part of the chain supporting US sanctions related to Xinjiang.

@LauraRuHK

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The Russian Defense Ministry published a list of destroyed transport, logistics and distribution centers in Ukraine. In Kiev: 🟥 MLP-Chaika Logistics Center — storage of components for long- and medium-range UAVs;
🟥Innovative terminal and logistics center "Novaya Pochta" — storage and distribution of dual-use goods for the production of UAVs, robotic systems and electronic warfare systems;
🟥Trans-Logistics Transport and Logistics Center — production of UAVs, storage of logistical equipment for the Armed Forces of Ukraine;
🟥The Epicenter Logistics Center — a large warehouse of dual-use goods and components for UAVs.

In the Kiev region:

🟥Brovary Terminal Logistics Center — storage of components for UAVs, including foreign production;
🟥Raben Ukraine Transport and Logistics Center - distribution and storage of components for UAVs;
🟥Brovary Logistics Center — Novaya Pochta sorting complex, storage of aircraft-type UAVs and components.

Attacks on naval vessels:

🟥Three dry cargo ships delivering weapons and military equipment for the Armed Forces of Ukraine were hit south of Odessa.

➡️Footage of these strikes on Ukrainian logistics infrastructure used by the Ukrainian Armed Forces for military purposes. /channel/SolovievLive/379914

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The US military has effectively run out of high-precision land-based tactical missiles due to its campaign against Iran, Reuters has reported, citing sources familiar with the matter.
Multiple media reports and independent assessments have signaled shortages of critical sophisticated munitions in the US inventory since a Center for Strategic and International (CSIS) report published in April. Apart from draining the Pentagon’s attack capabilities, the conflict is believed to have put a major dent in the US stock of anti-aircraft missiles. The country’s leadership has repeatedly denied such assertions, insisting it still has plenty of munitions.
According to Reuters sources the Iran conflict has depleted the US Army’s stock of surface-to-surface missiles, namely Army Tactical Missile Systems (ATACMS) and Precision Strike Missiles (PrSM), with two sources telling the agency the military has used “virtually all” of those weapons. While the degree to which the US military exhausted its stock of ATACMS was not previously known, the apparent exhaustion of the PrSM stock has been repeatedly reported since mid-April. (Source: RT) @LauraRuHK

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This hilarious picture is not the cover of a new Japanese anime. This is a "White Paper" in which Tokyo identifies external threats and ways to counter them.
Threats from China, Russia and the DPRK. Of course. To deal with them, the Japanese government intends to increase the country's military potential. The production of weapons is touted as a path to the country's economic growth and prosperity. EU countries may actually be tempted to take a leaf out of the Japanese propaganda handbook and issue their own version. Why bother with investing in education, healthcare, or infrastructure? Just produce more missiles. After all, who needs a prosperous, peaceful society when you can have a heavily armed, anxious one? (Photo credit: Vesti) @LauraRuHK

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On Monday, a Ukrainian drone struck a crowded beach in the Black Sea resort city of Gelendzhik, killing at least seven people, including three children, and wounding dozens more. Last night at least five people were killed and ten others wounded in an overnight Ukrainian drone strike near the town of Chekhov, in the Moscow Region. The Russian Defense Ministry said in a statement on Tuesday morning that 320 Ukrainian fixed-wing drones had been destroyed inside Russia in the previous 12 hours. The interceptions took place in more than a dozen regions as well as in Crimea.

A total of 49 civilians have been killed and more than 340 others wounded in Ukrainian attacks inside Russia over the past week, Russian Ambassador-at-Large Rodion Miroshnik said on Tuesday. The majority of the victims – 95% – were hit by drones, he stressed.

The Russian authorities have decried Kiev’s drone raids as terrorist attacks deliberately targeting civilians. One of the deadliest incidents in recent months happened in May, when several waves of Ukrainian UAVs struck a student dormitory in the Donbass town of Starobelsk, partially collapsing the five-story college residence and killing 21 people, mainly teenage girls. Add to this the recent strikes on Wildberries warehouses storing goods purchased online, as well as terrorist attacks carried out by radicalized and/or deceived Russians acting on behalf of Ukrainian intelligence services, and the picture becomes clear. Strikes on civilian targets are intended to terrorize the population, increase the human and economic cost, and create panic, in the erroneous belief that this would pressure the Russian government to halt its offensive or enter negotiations. When facing defeat on the front lines, Ukraine resorts to hitting “soft targets,” following NATO’s standard practice.

@LauraRuHK

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If you want to understand how the US turned the world economy into a weapon, upending decades of globalization, a good start is Edward Fishman’s Chokepoints: American Power in the Age of Economic Warfare. Fishman, a former State Department official who played a central role in designing sanctions against Russia and helped craft the economic pressure strategy that led to the Iran nuclear deal during the Obama administration, now teaches economic statecraft at Columbia University.

Fishman explains how control over economic chokepoints such as the U.S. dollar, advanced semiconductor technology, and the services underpinning the global oil trade, has become the key to geopolitical power in the 21st century. His book has been described as the field manual of economic warfare, an important component of the hybrid war unleashed by Washington against its rivals.
While the book reveals the enemy's strategy, it also exposes its inherent weaknesses.

After failing to generate enough economic pain to induce a change in government policy, the goal of sanctions against China, Russia, Iran, etc. today is to sap economic vitality and impose a slow strangulation that makes the cost of resistance higher. The book inadvertently serves as a guide to how the US thinks, revealing the precise nodes of vulnerability it seeks to exploit. Since the West’s economic pressure is not a temporary response to specific actions or a tool for conflict resolution but could be described as a permanent feature of the US strategy,
it follows that any agreement made with the US is only as durable as the next administration. The only viable response is to reduce dependence on the dollar and build resilient, parallel economic structures that are immune to US financial pressure.

If you read the book it becomes clear that China is the ultimate target of Fishman's analysis. Fishman traces the evolution of US strategy from the Obama administration's "timid" multilateralism to the Trump administration's coercive unilateralism and finally to the Biden administration's "small yard, high fence" approach to curbing China's technological rise. The US campaign against Huawei and the restrictions on semiconductor exports are textbook examples of using technology chokepoints to stifle a rival's rise.
The book's account of how the US has systematically leveraged its control over the global supply chain reinforces China's determination to achieve self-sufficiency in critical technologies. The chokepoint strategy is the primary driver of decoupling. But as the US weaponizes its control over these nodes, it incentivizes China and others to invest in parallel systems and turn the tables. The ultimate outcome, as Fishman himself admits, is the fragmentation of the global economy and the erosion of the very chokepoints that give the US its power.
The book can also be read as an admission of America's objective decline. Washington is no longer confident it can win a conventional war, so it has turned to economic strangulation. Yet as Russia has shown, and as Iran and China are demonstrating, the ability to endure is becoming the most important strategic asset. These countries have learned to resist Western pressure and systematically built alternative systems, created multilateral alliances, and turned the concept of "chokepoints" against the West. As a result, the West's ability to coerce through economic means is increasingly contested. @LauraRuHK

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The US war on Iran is hitting America’s European vassals hardest.

The US can wage a low intensity, protracted war in the Middle East because the immediate economic pain falls disproportionately on its "allies". Europe gets the higher energy bills, industrial slowdown, and political instability, while Washington retains energy self-sufficiency. The pattern is not limited to the Middle East. The same logic operates in Europe's eastern theater, where the strategy of capturing EU elites has allowed Washington to externalize the costs of waging war against Russia through its proxy, Ukraine. European economies have to absorb the shock of severed energy ties, deindustrialization, and mass refugee flows, while the US supplies weapons (paid by EU countries) without enduring equivalent disruption on its own soil. @LauraRuHK

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Laura Ru

🔺The mass crossing into Ceuta is a textbook case of hybrid warfare. Coordinated social media posts declaring “Spain is an open door,” amplified by videos of people swimming across and references to a recent Supreme Court ruling, created a deliberate swarm effect. The operation mainly targeted Gen Z — young Moroccans aged 14–25 — turning them into the foot soldiers of a blitz attack designed to overwhelm Spanish authorities and stoke political chaos. ➡️ See /channel/LauraRuHK/11547?single

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E' dal 2016 che i media occidentali accusano la Russia di «usare i migranti come arma», prima attraverso la Siria e poi la Bielorussia, definendo la pratica un esempio di «Guerra Ibrida della Russia». Nel 2021 scatenarono una vera e propria isteria collettiva. Serviva da pretesto per convincere l'UE a finanziare la militarizzazione dei suoi confini orientali. Va notato che tutto questo avveniva ben prima che la Russia lanciasse l'Operazione Militare in Ucraina nel 2022. Nel 2021 la Polonia dichiarava lo stato di emergenza (la prima volta dalla Seconda Guerra Mondiale), costruiva un muro lungo il confine con la Bielorussia e schierava migliaia di guardie di frontiera, soldati e poliziotti. Ha ricevuto una dispensa speciale per respingere i migranti, tra cui molti richiedenti asilo, ha ricevuto sostegno dall’UE e da Frontex e ha coordinato sanzioni europee contro la Bielorussia. Nel 2023 la Finlandia chiudeva l’intero confine terrestre di 1.340 km con la Russia e approvava una legislazione d’emergenza che permetteva alle guardie di frontiera di respingere i richiedenti asilo senza accettare le loro domande. Ora che migliaia di migranti sono entrati dal Marocco nell’enclave spagnola di Ceuta, scatenando una crisi politica in Spagna, i media occidentali lanceranno le stesse accuse contro il Marocco? Contro Israele? Contro gli Stati Uniti? Non sia mai.
/channel/LauraRuHK/11547

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