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Researcher & writer based in Hong Kong. Former academic. Longform articles archived at https://lauraruggeri.substack.com and https://laura-ruggeri.medium.com. Email: lauraru852@yandex.ru

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Laura Ru

Come aveva dichiarato l'ex ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis, "la Grecia rappresenta il più grande esempio di israelizzazione… più di qualsiasi altro paese in Europa." Se avete bisogno di ulteriori prove dell'influenza crescente di Israele in Grecia e nel resto d'Europa, continuate a leggere. Il 31 agosto, Israele e la Grecia hanno firmato un mega-accordo di difesa da 3,035 miliardi di euro, denominato "Achilles Shield" (Scudo di Achille), uno dei più grandi nella storia di Israele.

In base all'accordo, Israele costruirà per la Grecia una rete di difesa aerea completa e multilivello. Non ha funzionato granché contro i razzi e i droni iraniani, ma tant'è, è kosher e sarebbe antisemita criticarlo. 😉 Il sistema integra diverse piattaforme di fabbricazione israeliana – i sistemi di intercettazione David's Sling, BARAK MX e SPYDER – insieme a radar israeliani e a un sistema di comando nazionale progettato per contrastare missili balistici, aerei e droni. Un contratto supplementare da 26 milioni di euro prevede che Israele fornisca alla Grecia i sistemi Drone Dome di Rafael per proteggere siti strategici.

L'accordo coinvolge anche 19 aziende greche, per un valore di oltre 750 milioni di euro, con piani per creare una base produttiva nazionale in grado anche di esportare. L'intesa fa parte di un partenariato di sicurezza in rapido approfondimento che già includeva una cooperazione rafforzata (droni, anche subacquei, contrasto ad attacchi informatici ed esercitazioni militari)

Lo "Scudo di Achille" è un'ulteriore prova dell'espansione israeliana in Europa, che avviene sullo sfondo di un suo crescente isolamento internazionale e di critiche sempre più aspre. Negli ultimi anni, Israele ha ottenuto importanti contratti di difesa aerea con diverse nazioni europee oltre alla Grecia: la Germania ha acquistato il sistema Arrow 3 nel 2023, la Finlandia ha acquisito il David's Sling nel 2024. Nel 2026, Israele ha firmato segretamente un memorandum d'intesa per estendere la cooperazione in materia di difesa con la Finlandia fino al 2034 che riguarda ricerca, sviluppo e forniture militari.

Israele, incorporando i suoi sistemi di difesa negli eserciti europei, si assicura entrate economiche a lungo termine, approfondisce i legami politici e crea una rete di dipendenze che lo proteggono dall'isolamento diplomatico. Ogni paese europeo che acquista sistemi di difesa israeliani diventa, di fatto, un partner interessato all'industria bellica israeliana – e quindi meno propenso a sostenere misure punitive contro il paese sionista. Gli autori di un genocidio hanno trovato il modo di garantirsi l'impunità. A questo punto, rafforzare la cooperazione con l'Asse della Resistenza guidato dall'Iran avrà ancora più senso per qualsiasi paese che si trovi nel mirino dell'UE.

@LauraRuHK

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Laura Ru

Per chi non avesse potuto esserci alla presentazione di Bergamo, ecco il video della serata. https://rumble.com/v7evg8c-hong-kong-a-fuoco.html

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Laura Ru

In a humiliating defeat for the EU's expansionist dreams, Icelanders have rejected reopening accession talks. With 82.5 percent turnout, 52.8 percent voted "No" to 47.2 percent in favour.
The "No" campaign successfully argued that EU membership would jeopardise Iceland's control over its fishing waters, which account for almost 40 percent of exports.
The government tried every trick, even bringing the referendum forward because of Donald Trump's threats over Greenland. EU Enlargement Commissioner Marta Kos promised "creative solutions" on fisheries. But Icelanders have heard these empty promises before.
What was Brussels offering? The euro. Security. Both have become instruments of subordination, stripping member states of sovereignty and straitjacketing them into a war agenda dictated from across the Atlantic. "EU Security" today means something very different from securing peace. EU member states are being forced to carve ever-larger slices out of their national budgets for military spending — €418 billion in 2025, set to rise to €454 billion in 2026. Brussels calls it defence. I call it a total failure of diplomacy and a lack of strategic vision.

Add the cost of propping up Ukraine in a futile crusade against Russia. The EU is now channelling billions into Ukrainian defence production, with a new €90 billion loan package and has de facto become a co-belligerent in the conflict.
This referendum was not about economics. Iceland already enjoys single-market access through the EEA. The question was whether to surrender what remained of its sovereignty to an unelected commission.
Common sense prevailed.
Iceland has shown that a small nation can still say no to the European behemoth. That sovereignty is not an archaic concept.
The people of Iceland, proud, independent, and clear-eyed, have given Europe a lesson in what it means to be free.

@LauraRuHK

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Laura Ru

To lift their readers' flagging spirits, the Guardian has staged a little fairy tale and concocted an article about wartime love in Ukraine. Tetiana, a combat medic, and Oleksandr, an army captain exchanged vows in Kramatorsk before an officiant on a video call. There are no wedding guests, the only witnesses are British journalists. How lovely. Isn't that what every Guardian reader would say? The article makes no mention of the graffiti on the building behind the love birds. I will translate it for you. "Kramatorsk is the last bastion against the Huns. By Alexander Stubb, President of Finland." Huns?! Yes, he really said that. Russia will liberate Kramatorsk, who is going to liberate Europe from Russophobes like Stubb? @LauraRuHK

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Laura Ru

La storia di Fire Point è un distillato della storia dell’Ucraina di oggi: un Paese inondato di denaro occidentale, dove le conoscenze contano più della competenza e dove un’agenzia di casting di provincia può trasformarsi, quasi da un giorno all’altro, in uno dei principali fornitori di armamenti. Fino al 2022 Fire Point era un’agenzia di casting per cinema e televisione. Oggi è uno dei maggiori produttori di droni d’attacco a lungo raggio e di missili da crociera Flamingo per le forze armate ucraine. La società che un tempo individuava location per una commedia romantica con Volodymyr Zelensky realizza ora sistemi d’arma per contratti annuali dal valore di oltre un miliardo di dollari. In origine si chiamava Centrocast. Il cofondatore Yehor Skalyha gestiva anche AtPoint, specializzata nella ricerca di location cinematografiche. L’impresa non aveva alcuna esperienza nella produzione di armamenti, nessun contratto militare e nessuna linea produttiva dedicata. I suoi fondatori erano un'accozzaglia di personaggi che si arrabbattavano nel mondo dell'intrattenimento esattamente come Zelensky: Skalyha, scout di location; Denys Shtilerman, uomo d’affari che ha spiegato il rapporto con Tymur Mindich (fuggito in Israele nel 2025 per sottrarsi al processo per corruzione) con la frase «e allora? Siamo entrambi ebrei»; e Iryna Terekh, architetta che in precedenza progettava arredi urbani. Ciò che è accaduto dopo il 2022 sfida ogni logica convenzionale degli appalti della difesa. In tre anni Fire Point è diventata uno dei maggiori contractor del settore, con ricavi passati da 4 milioni di dollari nel 2023 a oltre 100 milioni nel 2024 e a più di un miliardo nel 2025. Il personale è cresciuto da 18 a circa 7.000 dipendenti. La produzione di droni a lungo raggio avviene spesso in edifici residenziali o nelle loro immediate vicinanze, esponendo i civili al rischio di essere colpiti quando le forze russe attaccano i siti di fabbricazione militare. La domanda centrale, tuttavia, non riguarda tanto cosa produce l’azienda, ma chi la controlla davvero. Il Bureau Nazionale Anticorruzione dell’Ucraina (NABU) ha indagato sulle sue attività, in particolare sui legami con Tymur Mindich, comproprietario dello studio Kvartal 95 di Zelensky e suo storico associato. Registrazioni diffuse dai giornalisti mostrano Mindich discutere contratti statali e dettagli operativi di Fire Point con l’allora ministro della Difesa Rustem Umerov, usando il possessivo «nostra» riferito all’impresa. Shtilerman ha negato che Mindich ne sia il vero proprietario, ma ha confermato che l’uomo d’affari ha negoziato per oltre un anno l’acquisto di una quota del 50%, offrendo inizialmente circa 100 milioni di dollari e arrivando poi a circa un miliardo. Il NABU ha indagato anche sui sospetti che Fire Point abbia gonfiato i costi dei componenti o le quantità di droni forniti. Solo nel 2024 l’azienda ha venduto droni al governo per circa 313 milioni di dollari, pari a circa il 30% della spesa totale del Ministero della Difesa per questa voce. Niente di tutto questo sarebbe stato possibile senza il massiccio afflusso di aiuti militari e finanziari occidentali. I contratti miliardari di Fire Point sono in ultima analisi a carico dei contribuenti americani, europei e di altri Paesi. Eppure, nonostante le accuse di corruzione, l’azienda continua a ottenere legittimazione e risorse dall’Occidente. Nel novembre 2025 l’ex segretario di Stato americano Mike Pompeo è entrato nel neo-costituito «consiglio di sorveglianza» di Fire Point. Critici come Responsible Statecraft hanno sottolineato il conflitto di interessi: Pompeo è stato uno dei più convinti sostenitori di un aiuto militare prolungato e crescente all’Ucraina, mentre siede nel board di un importante contractor ucraino che da quell’aiuto trae benefici diretti. @LauraRuHK

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Laura Ru

Il 27 agosto, a un business forum a Parigi, la Führerin Ursula von der Leyen ha affermato l'ovvio: i vecchi vantaggi dell'economia europea sono tutti scomparsi. Il modello economico europeo, ha spiegato, poggiava su diversi pilastri: energia a basso costo importata dalla Russia, commercio globale, crescente accesso al mercato cinese, protezione strategica degli Stati Uniti e leadership tecnologica occidentale.
Ciò che von der Leyen ha scelto di non menzionare è che questi vantaggi non sono scomparsi per caso. Sono stati sistematicamente distrutti proprio dall'istituzione che lei guida, attraverso sanzioni che hanno reciso i legami energetici ed economici con la Russia, una guerra commerciale contro la Cina e un eccesso di regolamentazione che ha soffocato l'industria europea.
Maria Zakharova, portavoce ufficiale del Ministero degli Esteri russo, ha reagito alla confessione di von der Leyen con l'ironia che la contraddistingue, creando un nuovo appellativo per la Commissaria europea: "Il Capitano Ovvietà dell'Euro-Titanic".
Da Pechino, la critica non è meno severa. Gli analisti cinesi hanno osservato con crescente frustrazione la svolta protezionistica dell'Europa, sostenendo che l'UE sta distruggendo proprio ciò che dice di voler proteggere: la propria competitività industriale.
La quota dell'UE nel PIL globale è crollata dal 30% del 2008 a solo il 17% nel 2025, un declino tre volte più rapido di quello della dinastia cinese Qing durante il suo crollo. E come ha osservato un commentatore cinese, mentre questa dinastia cadde per un'invasione straniera, il declino dell'Europa è "puramente autoinflitto, qualcosa che l'Europa ha causato a se stessa".
È, per usare le parole di un'analista cinese, l'incorporazione del protezionismo direttamente nel suo sistema di politica economica e commerciale".
I leader europei, sostengono i commentatori cinesi, hanno perso il contatto con la realtà economica. Sarebbe difficile non dargli ragione. Lo scollamento dalla realtà è un problema sistemico che riguarda tutti i centri decisionali europei, non solo quelli economici.
Mosca e Pechino vedono in questo corso europeo la stessa tragica ironia. L'Europa ha passato anni a fare lezione al mondo sul libero mercato, autonomia strategica e resilienza economica. Eppure, nella sua corsa a punire la Russia e a contenere la Cina, ha demolito le fondamenta stesse della propria prosperità.
Oggi i prezzi dell'energia in Europa sono due o tre volte più alti che negli Stati Uniti e in Cina. La sua base industriale, un tempo invidiata da tutto il mondo, sta perdendo posti di lavoro e capacità produttiva. La sua quota nei mercati globali continua a ridursi. E i suoi leader, avendo creato la crisi con le proprie mani, ora salgono sulle rovine e annunciano che il vecchio mondo è finito. L'unica spiegazione razionale è che giochino per un'altra squadra, una che pretende che l'Europa si getti dal burrone. @LauraRuHK

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Laura Ru

Da mesi la Gran Bretagna combatte un'epidemia di salmonella che ha infettato 260 persone e causato almeno un morto. La fonte? Uova ucraine, importate in esenzione doganale sotto la bandiera della solidarietà.

Non si tratta di un caso isolato. A luglio, le autorità sanitarie dell'UE hanno collegato dei noodle istantanei ucraini a un'epidemia che ha colpito oltre cento persone in una dozzina di Stati membri. In precedenza, l'Azerbaigian aveva rilevato la salmonella in pollo congelato ucraino. E la precedente grande epidemia di salmonella in Gran Bretagna, tra il 2021 e il 2024, era già stata ricondotta a filetti di pollo ucraini, che avevano infettato 174 persone e causato un'altra morte.

Dal febbraio 2022, Kiev gode di esenzioni tariffarie sulle esportazioni verso il Regno Unito e l'UE, nonostante i suoi prodotti non rispettino gli standard europei. Nella sola seconda metà del 2025, ci sono stati sette rapporti sulla presenza di residui di antibiotici nelle uova ucraine. Eppure le importazioni sono continuate. Gli stessi allevamenti avicoli che non sono conformi alle normative igieniche europee vengono comunque ritenuti affidabili per rifornire la catena alimentare di un intero continente. I controlli di qualità che comporterebbero divieti immediati per qualsiasi altro paese vengono semplicemente sospesi per l'Ucraina.

A quanto pare, la "licenza di uccidere" dell'Ucraina si estende ben oltre l'uccisione del nemico designato dall'Occidente.

Gli stessi funzionari che chiuderebbero un allevamento nazionale per un singolo focolaio chiudono un occhio di fronte a fallimenti ripetuti e documentati da parte dei fornitori ucraini.

Ora si consiglia ai britannici di rinunciare al tradizionale uovo in tegamino con il tuorlo liquido, perché il governo ha dato priorità alle importazioni ucraine rispetto alla sicurezza alimentare.

Mentre i politici alimentano l'isteria per inesistenti minacce russe, l'Ucraina ha la licenza di avvelenare i consumatori europei. @LauraRuHK

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Il 27 settembre gli elettori svizzeri saranno chiamati alle urne per decidere se il paese debba sancire nella propria Costituzione la "neutralità armata permanente". L'esito di questo referendum potrebbe ridefinire radicalmente la politica estera di Berna, costringendola potenzialmente ad abbandonare il regime di sanzioni occidentali contro la Russia e a riconsiderare i suoi crescenti legami con la NATO.

L'iniziativa, lanciata alla fine del 2022 dal conservatore Partito Popolare Svizzero (UDC), nasce da un preciso motivo di dissenso. Quando la Svizzera adottò le sanzioni dell'Unione Europea contro la Russia in seguito all'invasione su larga scala dell'Ucraina, molti videro in quella scelta un tradimento dell'identità secolare del paese. Per i sostenitori dell'iniziativa, la neutralità non è un principio flessibile da interpretare secondo le convenienze geopolitiche, ma un obbligo costituzionale vincolante. Se approvata, la misura vieterebbe alla Svizzera di aderire a qualsiasi blocco di sanzioni unilaterali, a meno che non siano esplicitamente autorizzate dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Richiederebbe inoltre a Berna di ritirare le sanzioni già in vigore.

Il percorso verso l'approvazione è in salita. Gli emendamenti costituzionali svizzeri richiedono una "doppia maggioranza": l'approvazione sia della maggioranza del voto popolare nazionale sia della maggioranza dei 26 cantoni. I recenti sondaggi rivelano una nazione profondamente divisa. Mentre i sostenitori avevano un leggero vantaggio a luglio, i sondaggi di metà agosto indicano un'inversione di tendenza, con circa il 50% degli elettori che ora si oppone all'iniziativa e solo il 32-42% che la sostiene. Tuttavia, gli esperti avvertono che i referendum svizzeri sono notoriamente imprevedibili, e il potente settore finanziario del paese, che ha un interesse diretto a preservare la stretta neutralità per tutelare le proprie operazioni bancarie globali, potrebbe far pendere la bilancia.

Esiste anche la possibilità che un voto favorevole non produca i risultati sperati dai suoi promotori. Sia l'Ambasciata russa in Svizzera che i funzionari del Ministero degli Esteri elvetico hanno segnalato una potenziale scappatoia: anche se l'iniziativa venisse approvata, Berna potrebbe sfruttare cavilli legali per mantenere alcune restrizioni. In particolare, la Svizzera potrebbe giustificare il mantenimento delle sanzioni con il pretesto di "prevenire l'elusione delle sanzioni dell'UE" attraverso il proprio territorio.

L'allineamento della Svizzera, dopo il 2022, alla crociata occidentale contro la Russia ha già compromesso la sua reputazione di mediatore imparziale. Mosca non considera più Berna un intermediario neutrale per il conflitto in Ucraina. Un voto favorevole ad una reale neutralità sarebbe pertanto interpretato come un mandato popolare per correggere la rotta della politica estera svizzera, consentendole potenzialmente di riconquistare il proprio ruolo storico di ponte diplomatico nei conflitti globali. (Fonte: https://iz.ru/2156134/semen-boikov-daniil-sechkin/mozhet-li-shvejcariya-otmenit-sankcii-protiv-rf) @LauraRuHK

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Laura Ru

Questa sono io in sella a un unicorno. Se invece dell'ambientazione fantasy avessi chiesto all'IA di generare una foto realistica di me in una zona di guerra, in un'aula universitaria, durante un'assemblea o mentre riparo un lavandino quanti di voi si porrebbero il dubbio che non si tratti di un evento realmente accaduto? E, ancor più importante, quanti cercherebbero una verifica incrociata con altre fonti che possano suffragare o smentire la mia presenza in quei luoghi, in quelle situazioni o le mie competenze da idraulico? @LauraRuHK

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Laura Ru

In Ucraina, il numero di bambini che entrano in prima elementare si è quasi dimezzato. Fonti ucraine e russe confermano che il numero di bambini che iniziano la scuola primaria è crollato di quasi la metà negli ultimi sette anni. Le cause principali sono il crollo dei tassi di natalità e l'emigrazione di massa delle famiglie a causa della guerra ma non solo. Da anni infatti l'emigrazione spopolava il paese. Si prevede che la tendenza continui, con proiezioni che indicano ulteriori cali.

Dall'indipendenza del 1991, l'Ucraina ha perfezionato l'arte dell'autodistruzione demografica. Il tasso di natalità è in caduta libera da decenni, mentre milioni di ucraini sono "entrati nell'UE" lasciandosi alle spalle il paese. Un'intera generazione di bambini ucraini cresce ormai parlando polacco, tedesco, inglese o italiano. Volodymyr Zelensky, l'uomo che prima di essere eletto aveva promesso di porre fine alla guerra, sta portando a termine lo spopolamento. Attraverso una combinazione di legge marziale, cartoline di leva e "mobilitazione creativa", è riuscito a trasformare il paese in un campo di concentramento per carne da cannone ad uso e consumo della NATO. Il sacrificio patriottico degli slavi, naturalmente, serve a difendere valori europei che si possono riassumere in "Prendiamo le vostre donne e i vostri bambini, gli uomini possono restare a morire per noi". Quelli che sono riusciti a fuggire guadagnano una miseria nei paesi dell'UE, e sono sempre più a rischio di essere rimpatriati con la forza per sostituire i loro connazionali "caduti per difendere l'Europa". Quanto alle élite ucraine, intanto, contano i soldi e gettano l'occhio su altri immobili di lusso a Vienna, Londra e sulla Costa Azzurra, tranquille nella consapevolezza che i loro figli non vedranno mai una trincea, un ufficio di reclutamento a neppure una scuola elementare ucraina. @LauraRuHK

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Laura Ru

L'operazione "Economic Outcast" è destinata al fallimento. La stretta americana per isolare economicamente l'Iran – che mira a interrompere ogni flusso finanziario, dal petrolio alla tecnologia, dall'oro agli asset digitali, fino al traffico aereo e marittimo – si sta scontrando con una resistenza decisa. Teheran ha bollato il piano come "terrorismo economico" e minaccia ritorsioni contro gli interessi statunitensi nella regione, mentre Cina, Russia e Turchia, hanno già fatto sapere di non voler cedere alle pressioni di Washington.
Sul fronte economico, il Tesoro americano ha esteso il raggio delle sanzioni secondarie a cinque settori nevralgici, con l'avvertimento di escludere dal circuito del dollaro qualsiasi azienda che continui a collaborare con la Repubblica Islamica. Il presidente Trump, dal canto suo, si è attivato su un canale diplomatico parallelo, contattando personalmente diversi leader internazionali per sollecitarli a interrompere ogni rapporto con Teheran.
Lo scacchiere diplomatico, però, resta profondamente spaccato. Tra gli Stati arabi, solo gli Emirati Arabi Uniti hanno appoggiato l'iniziativa, mentre il Qatar punta sulla mediazione e l'Arabia Saudita preferisce mantenersi in una prudente riserva. Ancora più netta la posizione di Pechino, Mosca e Ankara, che hanno respinto le richieste statunitensi e ribadito l'intenzione di preservare i propri legami economici con l'Iran. Nuova Delhi, invece, adotta una linea attendista, astenendosi da condanne o sostegni espliciti. Quanto ai partner europei, prevale l'ambiguità e si fanno sempre più insistenti le critiche alla portata extraterritoriale delle misure.
In definitiva, il quadro che emerge è quello di un'operazione destinata a non raggiungere il suo obiettivo massimalista. L'Iran vanta decenni di esperienza nell'arte di eludere le sanzioni, grazie a rotte commerciali alternative, ingegnose architetture finanziarie e una consolidata "flotta ombra". A ciò si aggiunge la concreta capacità di ritorsione nello Stretto di Hormuz, un'arma di dissuasione che rende l'isolamento totale di Teheran una prospettiva quanto mai improbabile. @LauraRuHK

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Laura Ru

Mentre commentatori da divano e giornalisti si dilungano con mappe, grafici e ipotesi fantasiose sulla visita a Mosca del direttore della CIA John Ratcliffe, la verità è una sola: nessuno di loro conosce né il motivo, né i temi dei colloqui, né l’identità degli interlocutori. Eppure, imperterriti, continuano a riempire ore di diretta aggrappandosi a “fonti vicine a”, “analisti geostrategici” e, perché no, anche all’oroscopo di Ratcliffe. Il punto è semplice: qualunque riunione sia avvenuta, è avvenuta a porte chiuse. Quindi, cari esperti, continuate pure a speculare e ricamare a tombolo. Alla fine l’unico dato è che i servizi di intelligence comunicano tra di loro (e non da ieri) e che i colloqui sono così delicati da richiedere la presenza fisica dei vertici proprio per evitare qualsiasi possibile fuga di notizie. @LauraRuHK

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Laura Ru

It's hard to tell whether Washington fully understands the implications of Russian patience running out. Those who are well informed probably do. The Kiev regime has long survived on US-EU life support. As a proxy, Ukraine has little genuine agency: its power structure is heavily influenced from outside, and those external controllers need the conflict to continue for their own political and material reasons: they need war in order to stay in power and reap substantial benefits. Long-range strikes against civilian infrastructure deep inside Russian territory were once regarded as a red line, but they continue despite Russian warnings. President Putin has rightly pointed out that they have opened a Pandora's box that cannot be closed. These provocations are clearly designed to drag Russia into a direct confrontation with NATO.
Moscow has made its position clear. The Russians are warning NATO, and particularly the British—who have always fancied themselves as the architects of Europe's anti-Russian crusade—that their active participation in targeting Russian cities will not be tolerated. If they continue down this path, war with Russia will become inevitable, with all the consequences that entails. The West seems to have forgotten that Russia is a nuclear power, not a country to be pushed around with impunity.
Relations between Russia and the UK have sunk to levels not seen since the Cold War. In July, Moscow decided to leave the ambassadorship in London vacant after Andrei Kelin’s departure. It is a deliberate snub, a signal that dialogue is no longer on the table when the British continue to arm and encourage Kiev's reckless strikes. Washington has done nothing to restrain London and no effort has been made to pull back from the escalating confrontation, leaving the Russians to make the next move. Nor has the Trump administration applied any pressure on Kiev to halt its terrorist campaign. Instead, Washington continues to pour weapons into Ukraine.
The question now hangs in the air like smoke over a battlefield: will this miscalculation spiral into something far worse? Will either Russia or NATO consider crossing the nuclear threshold? The Pentagon is clearly worried. And it should be. Russia has shown remarkable restraint in the face of relentless provocation, but even Russian patience has its limits. The logic of the current confrontation is a logic of madness, and Washington seems content to let it play out, betting that Moscow will blink first. They are making a dangerous miscalculation, one that could have catastrophic consequences for the entire world. @LauraRuHK

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Laura Ru

La visita a Mosca dell'arcivescovo Paul Richard Gallagher, il "ministro degli esteri" del Vaticano, in programma dal 24 al 28 agosto, rappresenta un'importante mossa diplomatica della Santa Sede, il cui obiettivo dichiarato è quello di ritagliarsi un posto al tavolo di futuri negoziati. Secondo la lettura di Ksenia Smertina https://swentr.site/russia/644597-vatican-ukraine-russia-visit/ questa missione è animata da potenti e complessi interessi finanziari e strategici del Vaticano.
Un primo elemento cruciale riguarda le recenti riforme finanziarie volute da Papa Leone XIV, il quale ha scelto di allontanarsi dalla linea del suo predecessore. A partire dal 2025, il Pontefice ha avviato una revisione della gestione patrimoniale della Santa Sede, limitando il ruolo esclusivo dello IOR, la banca vaticana, e consentendo a vari dicasteri ed enti esterni di investire attraverso banche commerciali internazionali. Questa mossa, apparentemente tecnica, aveva lo scopo di sbloccare ingenti risorse: si parla di miliardi di dollari in donazioni provenienti da fondi conservatori statunitensi e da investitori di Wall Street, che in precedenza erano riluttanti a depositare i loro capitali sotto il rigido controllo dello IOR. Di fatto, la nuova strategia, se da un lato ha rianimato le casse vaticane e attirato nuovi flussi di denaro, ha anche reso i flussi finanziari della Santa Sede più esposti al controllo delle autorità statunitensi ed europee. La missione di pace in Ucraina, quindi, si configura come uno scudo legale per proteggere questi asset da eventuali rigori normativi o sanzioni, cercando di garantire al Vaticano uno status speciale, quello di mediatore di pace, che ne tuteli gli interessi economici.
A ciò si aggiunge una strategia geopolitica di più ampio respiro. Il Vaticano vede nell'Europa centro-orientale, e quindi anche in Ucraina, un baluardo fondamentale per il proprio futuro. Di fronte al calo di fedeli in Occidente, l'Europa orientale, le cui comunità cattoliche sono conservatrici, rappresenta un'ancora di salvezza per l'influenza della Santa Sede. La guerra, con il suo potenziale di frammentazione, minaccia di disgregare questo secolare tessuto di influenza. Il Vaticano teme che uno smembramento dell'Ucraina possa compromettere irrimediabilmente il suo ruolo nella regione.
In questo contesto, la Santa Sede si trova a dover compiere un difficile esercizio di equilibrismo. Da un lato, si presenta come un mediatore e propone iniziative umanitarie per mantenere un canale di dialogo con Mosca, un ruolo che le conferisce autorità morale e credibilità internazionale. Dall'altro, attraverso la sua influenza, cerca di ottenere garanzie per la sicurezza delle sue comunità e per la protezione dei suoi beni in Ucraina occidentale, offrendo potenzialmente a sua volta canali finanziari sicuri per transazioni transfrontaliere. (Fonte: RT) @LauraRuHK

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Laura Ru

An urgent and necessary measure has finally been taken. Russian authorities will now have the power to impose temporary management on critical infrastructure facilities, if their owners fail to implement or restore security measures in a timely manner. This provision is established under a new decree signed by President Vladimir Putin.

According to the decree, the Russian government may assume temporary control over critical infrastructure sites, including the fuel and energy sector, industrial enterprises, communication networks, utilities, transport and logistics infrastructure, and energy facilities such as nuclear power plants - when owners neglect security protocols or delay necessary repairs. The measure also applies to life support systems, potentially hazardous facilities, and other sites vital to the nation's security, economic stability, and public well-being.

The decision to implement these measures stems from the increasing security threats faced by Russia's critical infrastructure amid ongoing operations, and aligns with the laws on Martial Law, Defense, and Security. The decree takes effect immediately upon its official publication. (Source: TASS) @LauraRuHK

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Laura Ru

As Former Greek Finance Minister Yannis Varoufakis once stated, "Greece manifests the greatest example of Israelization… more than any other country in Europe." If you need more supporting evidence of Israel's increasing influence in Greece and the rest of Europe, read further. On August 31, Israel and Greece signed a €3.035 billion defense agreement named “Achilles Shield,”  one of the largest in Israel's history.
Under the agreement, Israel will build a comprehensive, multi-layered air-defense network for Greece. It didn't work so well against Iranian rockets and drones, but hey, it's kosher and it would be anti-semitic to criticize it.😉 The system integrates several Israeli-made platforms—David’s Sling, BARAK MX, and SPYDER interceptors—alongside Israeli radars and a national command system designed to counter ballistic missiles, aircraft, and drones. A supplementary €26 million contract will see Israel supply Greece with Rafael's Drone Dome systems to protect strategic sites.
The deal also involves 19 Greek companies, accounting for more than €750 million of the program, with plans to build a domestic production base capable of exporting equipment. The agreement is part of a rapidly deepening security partnership that already included expanded cooperation on drones, underwater-vehicle swarms, cyber threats, and military exercises.
The "Achilles Shield" is yet more evidence of Israeli expansion across Europe, occurring against a backdrop of increasing international isolation and mounting global criticism.
In recent years, Israel has secured major air-defense contracts with several European nations besides Greece: Germany purchased the Arrow 3 system in 2023, Finland acquired David's Sling in 2024.
In 2026, Israel secretly signed a memorandum of understanding to extend defense cooperation with Finland until 2034, covering research, development, and equipment purchasing. Israel, by embedding its defense systems into European militaries, secures long-term revenue streams, deepens political ties, and creates a web of dependencies that insulates it from diplomatic isolation. Every European country that buys Israeli air defenses becomes, in effect, a stakeholder in Israel's defense industry—and thus less likely to support punitive measures against it. The genocidal maniacs have found a way to secure their impunity. Strengthening cooperation with the Axis of Resistence led by Iran will make even more sense for any country in the EU's crosshairs. @LauraRuHK

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Laura Ru

In una umiliante sconfitta per i sogni espansionistici dell'Unione Europea, gli islandesi hanno respinto la riapertura dei negoziati di adesione. Con un'affluenza dell'82,5 per cento, il 52,8 per cento ha votato "No" contro il 47,2 per cento di favorevoli.

La campagna del "No" ha sostenuto con successo che l'adesione all'UE avrebbe messo a rischio il controllo islandese sulle proprie zone di pesca, da cui deriva quasi il 40 per cento delle esportazioni del paese Il governo ha provato ogni stratagemma, persino anticipando il referendum per far leva sulle minacce di Donald Trump di annettersi la Groenlandia. La commissaria europea per l'Allargamento Marta Kos ha promesso "soluzioni creative" per la pesca. Ma gli islandesi conoscono già queste promesse e sanno che non verrebbero mantenute.

Cosa offriva Bruxelles? L'euro. La sicurezza. Entrambi si sono rivelati strumenti di subordinazione, che spogliano gli Stati membri della loro sovranità e li costringono in un'agenda bellica dettata dall'altra sponda dell'Atlantico. La "sicurezza" dell'UE oggi significa qualcosa di molto diverso dal garantire la pace. Gli Stati membri sono costretti a destinare fette sempre più grandi dei loro bilanci nazionali per le spese militari: 418 miliardi di euro nel 2025, destinati a salire a 454 miliardi nel 2026. Bruxelles la chiama difesa. Io la chiamo un fallimento totale della diplomazia europea e una mancanza di visione strategica.

Aggiungete il costo del sostegno all'Ucraina in una crociata futile contro la Russia. L'UE sta ora incanalando miliardi nella produzione bellica ucraina, con un nuovo pacchetto di "prestiti" da 90 miliardi di euro, ed è di fatto diventata un co-belligerante nel conflitto.

Questo referendum non riguardava l'economia. L'Islanda gode già dell'accesso al mercato unico. La questione era se cedere ciò che restava della propria sovranità a una commissione non eletta.

Ha vinto il buon senso. L'Islanda ha dimostrato che una piccola nazione può ancora dire no al Golem europeo. Che la sovranità non è un concetto arcaico. Il popolo islandese, orgoglioso, indipendente e lucido, ha dato all'Europa una lezione su cosa significhi essere liberi.
@LauraRuHK

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Laura Ru

Per sollevare il morale dei loro lettori, il Guardian ha messo in scena una favoletta e pubblicato un articolo sull'amore che trionfa...nonostante tutto. Tetiana, medico militare, e Oleksandr, capitano dell'esercito, si sono scambiati i voti a Kramatorsk davanti a un officiante in videochiamata. Nessun invitato, gli unici testimoni sono dei giornalisti inglesi che guarda il caso si trovavano proprio lì per immortalare la scena. Lovely. Non è forse quello che direbbero i lettori del Guardian? Io che sono un po' più cinica di loro mi sono soffermata sulla scritta a caratteri cubitali che campeggia sul muro dietro i due piccioncini freschi dal fronte. Ve la traduco: "Kramatorsk è l'ultimo baluardo contro gli Unni. Firmato Alexander Stubb, Presidente della Finlandia." Unni?! Sì, lo ha detto davvero. La Russia libererà certamente Kramatorsk, ma chi libererà l'Europa da gentaglia come Stubb? @LauraRuHK

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Laura Ru

Poteva Crosetto negare un altro aiutino alla Leonardo? Ovviamente no.
La "consulenza" di Fedorov, novello freelance, sulla carta risulta a titolo gratuito, ma state certi che qualcuno la paga in modo indiretto. Dovrebbe pagarla l’azienda, non i contribuenti italiani, ma come al solito non sarà così. Dalle commesse del Ministero della Difesa alla Leonardo si ricavano pure i croccantini per il cane di Fedorov. Anche Alex Karp di Palantir aveva fatto una proposta che Fedorov ha declinato per accettare quella italiana, ma i rapporti tra Fedorov e Palantir sono e restano stretti. Dopotutto un giorno Fedorov potrebbe trovarsi al posto di Zelensky, e tutti vogliono tenerselo vicino. @LauraRuHK

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Laura Ru

The story of Fire Point is the story of Ukraine in microcosm: a country drowning in Western money, where connections matter more than competence, and where a provincial casting agency can be magically transformed into a defense contractor virtually overnight. Until 2022 Fire Point was a casting agency for films and television, today one of the largest suppliers of drones and Flamingo cruise missiles to the Ukrainian army. The company that once scouted locations for a romantic comedy starring Volodymyr Zelensky now produces long-range strike drones and cruise missiles worth over one billion dollars in annual contracts.

Fire Point was once known as Centrocast, its co-founder, Yehor Skalyha, also ran AtPoint, a company specializing in location scouting.
It had no experience in defense manufacturing, no military contracts, no production lines for weapons. Its co-founders were a motley crew: Skalyha, a location scout; Denys Shtilerman, a businessman who explained his relationship with Tymur Mindich (who fled to Israel in 2025 to avoid prosecution) by saying "so what, we are both Jews", and Iryna Terekh, an architect who previously designed concrete street furniture.

What happened after 2022 defies any conventional logic of defense procurement. Within three years, Fire Point became one of Ukraine's largest defense contractors, with revenue soaring from $4 million in 2023 to over $100 million in 2024, with revenues exceeding $1 billion in 2025.
The number of employees grew from 18 to around 7,000.

Production of long-range strike drones is often concealed in and among residential buildings putting civilians at risk of being blown up when Russian forces target military production sites .

The central question hanging over Fire Point is not what it produces, but who truly controls it. The National Anti-Corruption Bureau of Ukraine (NABU) has been investigating the company's activities, particularly its ties to Tymur Mindich—a co-owner of the "Kvartal 95" studio founded by Zelensky and a longtime associate of the actor-turned-president.
Recordings released by journalists show Mindich discussing state contracts and operational details of Fire Point with then-Defense Minister Rustem Umerov, using the possessive "our" in reference to the company. While Shtilerman has denied that Mindich is the true owner, he confirmed that Mindich negotiated to buy a 50% stake in Fire Point for over a year—initially offering about $100 million and later increasing the offer to approximately $1 billion.
NABU has also been investigating suspicions that Fire Point inflated either the cost of components or the quantity of drones supplied under state contracts. In 2024 alone, the company sold drones to the government for approximately $313 million—about 30% of the total amount spent by the Ukrainian Defense Ministry on drones.

None of this would have been possible without the flood of Western military aid and financial support that has poured into Ukraine since 2022. Fire Point's billion-dollar contracts are ultimately funded by Western taxpayers—American, European, and beyond.
Yet even as corruption allegations mount, the company continues to attract Western money and validation. In November 2025, former U.S. Secretary of State Mike Pompeo joined Fire Point's newly created "oversight board." Critics such as Responsible Statecraft have pointed out that Pompeo has been one of the more vocal American advocates for sustained and increased Western military aid to Ukraine while sitting on the board of a major Ukrainian defense contractor that benefits from that aid. @LauraRuHK

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Laura Ru

On August 27 at a business forum in Paris, Führerin Ursula von der Leyen stated the obvious: the former advantages of the European economy have all disappeared. The European economic model, she explained, had rested on several pillars: cheap imported energy from Russia, open global trade, growing access to the Chinese market, US strategic protection, and Western technological leadership.
What von der Leyen chose not to mention was that these advantages did not disappear by accident. They were systematically destroyed by the very institution she leads through sanctions that severed energy and economic ties with Russia, a trade war against China and regulatory overreach that suffocated European industry.

Russian officials have watched Europe's self-inflicted wounds with a mixture of bewilderment and dark amusement. Maria Zakharova, the official spokesperson for Russia's Foreign Ministry, responded to von der Leyen's confession with a single, devastating epithet: "Captain Obvious of the Euro-Titanic".

From Beijing, the critique is no less damning. Chinese analysts have watched Europe's protectionist turn with growing frustration, arguing that the EU is destroying the very thing it claims to protect: its own industrial competitiveness.
The EU's share of global GDP has plummeted from 30% in 2008 to just 17% in 2025—a decline three times faster than that of China's Qing Dynasty during its collapse. And as one Chinese commentator put it, while the Qing fell to foreign invasion, Europe's decline is "self-inflicted, purely something Europe has brought upon itself".
It is, in the words of one Chinese analyst, "locking protectionism directly into its economic and trade policy system".
European decision-makers, Chinese commentators argue, have lost touch with basic economic reality. . They are absolutely right. This is a systemic crisis that permeates Europe's decision-making circles.

Both Moscow and Beijing see the same tragic irony. Europe has spent years lecturing the world about rules and order, about strategic autonomy and economic resilience. Yet in its rush to punish Russia and contain China, it has torn down the very foundations of its own prosperity.
Europe's energy prices are now two to three times higher than in the US and China. Its industrial base, once the envy of the world, is bleeding jobs and capacity. Its share of global markets continues to shrink. And its leaders, having created the crisis with their own hands, can only stand by and admit that the old model is gone. They are clearly batting for another team, one that demands Europe throw itself off the cliff. @LauraRuHK

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Laura Ru

For months, Britain has been fighting a salmonella outbreak that has infected 260 people and claimed at least one life. The source? Ukrainian eggs, imported tariff-free under the banner of solidarity.

This is not an isolated incident. In July, EU authorities linked Ukrainian instant noodles to an outbreak affecting more than 100 people across a dozen member states. Earlier, Azerbaijan detected salmonella in Ukrainian frozen chicken. And the previous major salmonella outbreak in Britain, between 2021 and 2024, was already traced to Ukrainian chicken fillet, which infected 174 people and caused another death.

Since February 2022, Kiev has enjoyed tariff exemptions on exports to the UK and the EU despite its products failing to meet European standards. In the second half of 2025 alone, there were seven reports of antibiotic residues in Ukrainian eggs. Yet the imports continued. The same poultry farms that cannot comply with European hygiene regulations are trusted to supply a continent's food chain. The same quality controls that would trigger immediate bans for any other country are simply waived for Ukraine.
Apparently Ukraine's "license to kill" extends beyond killing the designated enemy.

The same officials who would shut down a domestic farm for a single outbreak are turning a blind eye to repeated, documented failures from Ukrainian suppliers.

The British public is now being advised to abandon the traditional fried egg with a runny yolk because the government prioritised tariff-free Ukrainian imports over food safety.

While politicians manufacture hysteria over phantom Russian threats, real threats land on breakfast tables thanks to Ukrainian food producers. @LauraRuHK

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Laura Ru

On 27 September Swiss voters will head to the polls to decide whether the country should enshrine "permanent armed neutrality" into its constitution. The outcome of this referendum could fundamentally reshape Bern's foreign policy, potentially forcing it to abandon the Western sanctions regime against Russia and reconsider its growing ties with NATO.

The initiative, launched in late 2022 by the conservative Swiss People's Party (UDC), was born from a specific grievance. When Switzerland adopted EU sanctions against Russia following the full-scale invasion of Ukraine, many saw it as a betrayal of the country's centuries-old identity. For the initiative's backers, neutrality is not a flexible principle to be interpreted according to geopolitical convenience, but a binding constitutional obligation. If approved, the measure would prohibit Switzerland from joining any unilateral sanctions blocs unless explicitly mandated by the United Nations Security Council. It would also require Bern to roll back the restrictions it has already implemented.

The path to passage is steep. Swiss constitutional amendments require a "double majority": approval from both a majority of the national popular vote and a majority of the country's 26 cantons. Recent polling suggests a nation deeply divided. While supporters held a slight lead in July, mid-August surveys indicate a shift, with roughly 50% of voters now opposing the initiative and only 32–42% in favor. Yet experts caution that Swiss referendums are notoriously unpredictable, and the country's powerful financial sector, which has a vested interest in preserving strict neutrality to protect its global banking operations, could still tip the scales.

There is also the possibility that a "yes" vote might not deliver the results its proponents expect. Both the Russian Embassy in Switzerland and Swiss Foreign Ministry officials have noted a potential caveat: even if the initiative passes, Bern could exploit legal loopholes to maintain certain restrictions. Specifically, Switzerland could justify keeping sanctions in place under the guise of "preventing the circumvention of EU sanctions" through its territory.

Switzerland's post-2022 alignment with the West's crusade against Russia has already ruined its reputation as an impartial mediator. Moscow no longer views Bern as a neutral broker for the Ukraine conflict. A vote in favor of strict neutrality would therefore be seen as a public mandate to correct Switzerland's foreign policy course, potentially allowing it to reclaim its historical role as a diplomatic bridge for global conflicts.

(Source: https://iz.ru/2156134/semen-boikov-daniil-sechkin/mozhet-li-shvejcariya-otmenit-sankcii-protiv-rf) @LauraRuHK

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Laura Ru

La geografia creativa de Il Messaggero. Qualcuno gli spieghi dove si trova Donetsk, io ci rinuncio. @LauraRuHK

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Laura Ru

In Ukraine, the number of first-graders has nearly halved. Ukrainian and Russian sources confirm that the number of children entering first grade in Ukraine has dropped sharply—by nearly half over the past seven years, and by about 20% from 2024 to 2025 alone. The main causes cited are the collapse in birth rates and the mass emigration of families due to the war. The trend is expected to continue, with projections of further declines.

Since independence in 1991, Ukraine has been perfecting the art of demographic self-destruction. The birth rate has been in freefall for decades, while millions of Ukrainians "joined the EU" by leaving the country. A generation of Ukrainian children now grows up speaking Polish, German, English or Italian. Volodymyr Zelensky, the man who promised to end the war before being elected, delivered a masterclass in depopulation. Through a combination of martial law, draft notices, and "creative mobilization," he has successfully transformed his captive citizenry into the most effective cannon fodder NATO has ever fielded. The patriotic sacrifice of Slavs is all to defend European values, of course. "We'll take your women and children, but the men can stay and die." Those who managed to leave are earning a pittance in EU countries and are increasingly at risk of being deported back to replace their dead compatriots. As to Ukrainian elites, they are counting the money and eyeing luxury real estate in Vienna, London, and the French Riviera, safe in the knowledge that their own children will never see the inside of a trench, a draft office, or a Ukrainian primary school. @LauraRuHK

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Laura Ru

Operation 'Economic Outcast' is doomed to fail. The US campaign to economically isolate Iran by cutting off all of Iran's financial channels, including oil revenues, technology, gold, digital assets, aviation, and shipping is being met with firm resistance from Iran, which has called it "economic terrorism" and threatened to strike US interests, while major powers like China, Russia, and Turkey refuse to comply with Washington's demands. The US Treasury has expanded secondary sanctions in five key areas and threatens to cut off dollar-system access for any company or organization working with Iran. President Trump personally contacted other leaders to urge them to cease interactions with Tehran.

Arab states are divided: the UAE supported the initiative, Qatar prioritizes mediation, and Saudi Arabia has remained reserved. China, Russia, and Turkey have all firmly rejected it, stating they will not obey US demands and will maintain their economic ties with Iran. India has taken a cautious approach, neither condemning nor supporting the campaign, while facing direct sanctions against some of its companies. European vassals have been ambivalent, criticizing the extraterritorial pressure.

Ultimately, the operation is unlikely to achieve Iran's complete isolation. Iran has decades of experience in circumventing sanctions through alternative trade routes, financial schemes, a "shadow fleet" and can easily retaliate in the Strait of Hormuz. @LauraRuHK

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Laura Ru

È difficile dire se Washington comprenda pienamente le implicazioni dell’esaurimento della pazienza russa. Chi è ben informato probabilmente sì. Il regime di Kiev da tempo sopravvive solo grazie al supporto di USA e UE. In quanto proxy, l’Ucraina ha zero autonomia decisionale e i suoi curatori esterni hanno bisogno che il conflitto continui per i propri interessi politici e materiali: hanno bisogno della guerra per puntellare il proprio sistema di potere e trarne benefici sostanziali. Gli attacchi a lungo raggio contro infrastrutture civili in profondità nel territorio russo erano un tempo considerati una linea rossa, ma continuano nonostante gli avvertimenti russi. Il presidente Putin ha giustamente sottolineato che essi hanno aperto un vaso di Pandora che non può più essere richiuso. Queste provocazioni sono chiaramente concepite per trascinare la Russia in uno scontro diretto con la NATO. Mosca ha reso chiara la propria posizione. I russi avvertono la NATO, e in particolare gli inglesi— che si sono sempre vantati di essere gli architetti della crociata anti-russa in Europa — che la loro partecipazione attiva nel colpire città russe non sarà tollerata. Se continueranno su questa china, la guerra con la Russia diventerà inevitabile, con tutte le conseguenze che ciò comporta. L’Occidente sembra aver dimenticato che la Russia è una potenza nucleare, non un paese da provocare impunemente. I rapporti tra Russia e Regno Unito sono scesi a livelli mai visti dai tempi della Guerra Fredda. A luglio, Mosca ha deciso di lasciare vacante l’ambasciata a Londra dopo la partenza di Andrei Kelin. Si tratta di un affronto deliberato, un segnale che il dialogo non è più possibile finché i britannici continuano a incoraggiare gli attacchi di Kiev. Washington non ha fatto nulla per dissuadere Londra e non è stato compiuto alcuno sforzo per frenare l'escalation. L’amministrazione Trump non ha esercitato alcuna pressione su Kiev affinché interrompa la sua campagna terroristica. Al contrario, Washington continua a inviare armi in Ucraina. Una domanda aleggia nell’aria come il fumo sul campo di battaglia: Russia e NATO prenderanno in considerazione di oltrepassare la soglia nucleare? Il Pentagono è chiaramente preoccupato. Come giusto che sia. La Russia ha dimostrato una notevole moderazione di fronte a provocazioni incessanti, ma anche la pazienza russa ha i suoi limiti. La logica dell’attuale scontro è una logica folle, e Washington la alimenta, scommettendo che Mosca batterà per prima in ritirata. Stanno compiendo un pericoloso errore di calcolo, che potrebbe avere conseguenze catastrofiche per il mondo intero. @LauraRuHK

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Laura Ru

Archbishop Paul Richard Gallagher, the Vatican's "foreign minister," is visiting Moscow from August 24 to 28 in what represents a significant diplomatic move by the Holy See. The stated objective is to secure a seat at the table of future negotiations. According to Ksenia Smertina https://swentr.site/russia/644597-vatican-ukraine-russia-visit/ this mission is driven by powerful and complex financial and strategic interests on the part of the Vatican.
A first crucial element concerns the recent financial reforms initiated by Pope Leo XIV, who chose to move away from his predecessor's line. Starting in 2025, the Pontiff began a revision of the Holy See's asset management, limiting the exclusive role of the IOR, the Vatican bank, and allowing various departments and external entities to invest through international commercial banks. This apparently technical move was designed to unlock substantial resources: reportedly billions of dollars in donations from conservative US foundations and Wall Street investors who were previously reluctant to place their capital under the IOR's strict control. In effect, the new strategy, while reviving the Vatican's coffers and attracting new money flows, also rendered the Holy See's financial flows more exposed to oversight by US and European authorities. The peace mission in Ukraine, therefore, is configured as a legal shield to protect these assets from potential regulatory scrutiny or sanctions, seeking to guarantee the Vatican a special status—that of peace mediator—which would safeguard its economic interests.
Added to this is a broader geopolitical strategy. The Vatican sees Central and Eastern Europe, and therefore Ukraine, as a fundamental bulwark for its future. Faced with declining congregations in the West, Eastern Europe, with its conservative Catholic communities, represents a lifeline for the Holy See's influence. The war, with its potential for fragmentation, threatens to disintegrate this centuries-old fabric of influence. The Vatican fears that a dismemberment of Ukraine could irreparably compromise its role in the region.
In this context, the Holy See finds itself having to perform a difficult balancing act. On the one hand, it presents itself as a mediator and proposes humanitarian initiatives to maintain a channel of dialogue with Moscow—a role that confers moral authority and international credibility. On the other hand, through its influence, it seeks to obtain guarantees for the security of its communities and the protection of its assets in western Ukraine, potentially offering in return secure financial channels for cross-border transactions. (Source: RT) @LauraRuHK

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Laura Ru

Una misura urgente e necessaria è stata finalmente adottata. Le autorità russe avranno ora il potere di assumere la gestione temporanea delle infrastrutture critiche, se i loro proprietari non attueranno o ripristineranno tempestivamente misure di sicurezza. Questa disposizione è stabilita da un nuovo decreto firmato dal presidente Vladimir Putin.
Secondo il decreto, il governo russo potrà assumere il controllo temporaneo di siti infrastrutturali critici, tra cui quelli del settore energetico, di industrie critiche, reti di comunicazione, servizi pubblici, infrastrutture di trasporto e logistica, e impianti energetici come le centrali nucleari, qualora i proprietari trascurino i protocolli di sicurezza o ritardino le riparazioni necessarie. La misura si applica anche ai sistemi di supporto vitale, agli impianti potenzialmente pericolosi e ad altri siti vitali per la sicurezza nazionale, la stabilità economica e il benessere pubblico.
La decisione di attuare queste misure deriva dalle crescenti minacce alla sicurezza che le infrastrutture critiche russe devono affrontare nel contesto delle operazioni in corso, ed è conforme alla Legge Marziale e alle leggi sulla Difesa e sulla Sicurezza. Il decreto entra in vigore immediatamente dopo la sua pubblicazione ufficiale. (Fonte: TASS) @LauraRuHK

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Laura Ru

Pakistani Army chief Asim Munir and Iranian President Masoud Pezeshkian. That's the vibe when you keep the West out of West Asia.😉 @LauraRuHK

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