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In un mondo che gira e gira, come una trottola impazzita, noi ci vantiamo d’essere decisamente statici. Siamo fissi e immobili in una società in costante movimento, piccoli Davide coi piedi ben piantati di fronte a un Golia in preda a una danza sfrenata.
La maggior parte della gente è desiderosa di fare la cosa giusta, ma non ha alcun interesse a capire quale sia
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La riduzione dell'opera e dell'autore ad una sinossi si presta bene alla tendenza elitaria a creare una classe di esperti che regola l'accesso al sapere. La distanza linguistica e storica è solo la scusa di una cricca pseudointellettuale per diventare l'unico reale mezzo di accesso agli autori. Questi, poi, diventano solo un nome autorevole o una fonte di citazioni addomesticate con cui corroborare agli occhi altrui una propria visione del mondo e della storia. L'Accademia è riuscita, in poco tempo, a fare ciò di cui accusava la Chiesa in modo realmente pervasivo e totalitario, senza bisogno di una vera e propria struttura organizzativa.
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Una cosa che continua e continuerà a sorprendermi è la tendenza a non leggere gli autori ma a farseli spiegare da altri, soprattutto quando molte delle opere sono estremamente minute e di facile accesso, spesso con tanto di commento. Va notato come questa tendenza non si limita ad un approccio amatoriale agli autori, ma anche al mondo accademico.
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La critica dell'ipocrisia è assolutamente incompatibile con il desiderio di un mondo in cui tutti la pensino uguale. Delle due l'una: o si accetta che persone mediocri accettino la verità perché è la cosa di moda, o si accetta che ognuno pensi quello che "sente", il che vuol dire spesso "che gli conviene"
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L'artista occidentale sogna un mecenate invece di sognare una paga adeguata per il suo lavoro e qua sta metà del problema.
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La difficoltà ad ammettere che il nemico è umano deve metterci in allarme: combattere per una causa giusta nel modo sbagliato è il primo modo per diventare malvagi.
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Da insegnare a pensare a insegnare cosa pensare il passo è brevissimo.
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Esercitare la pazienza non significa portarla allo stremo, ma piuttosto il contrario: trovare le ragioni per cui si può reggere ciò che ci mette alla prova. La pazienza non è una gara di resistenza, ma di concentrazione
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Si tende a parlare della Riforma come di una grande rivoluzione che ha purificato la Chiesa dalla sua corruzione e dai suoi errori dovuti alla sua gerarchia, un ritorno alle origini del Cristianesimo. Ora, stranamente, questa purificazione ha seguito una direzione esattamente in linea con le tendenze del suo tempo, al punto che tuttora molte denominazioni protestanti tendono più ad essere alla moda che ad avere delle proprie dottrine. In molti casi, per lo meno, ed in particolare in quello inglese, la liberazione della Chiesa fu in realtà il suo addomesticamento.
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La Riforma si risolse nel totale rifiuto del monachesimo, ovvero della disciplina individuale, addossando all'intera società il compito di mantenerla. La moralità divenne un'istituzione civile invece che una responsabilità individuale, perché semplicemente erano stati tolti, o resi di difficile accesso, tutti i mezzi individuali per raggiungerla.
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C'è una ragione per cui fatichiamo ad accettare che un buon politico possa essere una cattiva persona: ci aspettiamo una ricaduta delle qualità morali su quelle operative. Il che non è del tutto errato, ma funziona al contrario. L'uomo buono ha l'umiltà necessaria a comprendere quali incarichi e quali responsabilità si può prendere, quindi tenderà ad essere sempre più abile nel suo campo dedicato.
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Il valore che diamo (e percepiamo) al pettegolezzo è di rimanere a lungo nelle chiacchiere e poco nella mente. Il che vuol dire automaticamente che i libri fatti di pettegolezzi hanno impatto culturale pari a zero e ancora di più che diventano in breve noiosi. Questo vale tanto per i libri che parlano di attualità che per quelli che parlano di pettegolezzi sulla storia che risultano immancabilmente noiosi. Si può leggere in modo appassionato una qualsiasi delle Vite Parallele di Plutarco, ma ci si stanca dopo poche pagine con Svetonio. Il lettore di pettegolezzi assume appena quel tanto di informazioni che gli possano giovare nelle chiacchiere da salotto; essendo informazioni di nessun conto e prive di un'organizzazione strutturata, d'altra parte, non potrebbe probabilmente ricordarne di più.
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C'è un piacere perverso nel veder cadere e fallire un entusiasta o un neofita da cui bisogna guardarsi.
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Leggere la storia attraverso le lenti dell'economia non deve rendere cinici; se lo fa, è perché si viveva in un'illusione moralistica fino al giorno prima.
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Il '68 è stato la tipica rivoluzione di giovani che vogliono diventare vecchi, degli studenti che vogliono prendere il posto dei baroni. Il mutamento nelle strutture di potere è stato solo apparente, per dimostrare che qualcosa era cambiato
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Il fatto che la scuola molto spesso non faccia il proprio lavoro non giustifica per nulla il rifiuto integrale della pratica dello studio.
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https://www.youtube.com/watch?v=9XqO34RGn4A
In Italia la questione delle Università si può tranquillamente estendere alle scuole di scrittura creativa
Una delle questioni in cui l'Occidente fatica a capirsi col resto del mondo è la lealtà. Per l'Occidentale essa è dovuta a chiunque, con una semplice gerarchia dirimente il caso in cui ci sia un conflitto fra lealtà diverse. La maggior parte del mondo invece ragiona su di una base tribale, in cui la lealtà è dovuta solo a quella che è percepita come la comunità di appartenenza. Ciò non va a toccare solamente le comunità isolate ostili alla società (pensiamo ad esempio ad una società segreta o alla mafia) ma anche quelle integrate. La lealtà alla tribù prevale sempre non solo a quella dovuta alla famiglia ma anche a quella dovuta allo stato, al proprio giro di amici, al lavoro, a qualsiasi gerarchia complessa all'interno della società civile.
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È ora disponibile l’opera più importante di Gaetano #Mosca.
Per chi non conoscesse l’autore, cosa ampiamente comprensibile dato che è caduto nel dimenticatoio per aver lavorato e pubblicato nel periodo sbagliato della storia: pilastro della scuola di scienze politiche italiana, è considerato insieme a Vilfredo #Pareto il creatore della Teoria dell’élite.
L’opera, anche se dall’impostazione e dal titolo manualistico, ruota di fatto attorno alla definizione di classe dirigente o classe politica. Il nucleo del pensiero del Mosca è che anche e soprattutto in democrazia la minoranza organizzata prevalga sulla maggioranza disorganizzata, finendo di fatto col costituire una sorta di oligarchia. Le rivoluzioni non fanno che sostituire questa classe dirigente con una più giovane e tendenzialmente più incompetente.
In netto contrasto con molte delle tendenze dell’epoca vittoriana, il Mosca non risparmia critiche né alle varie correnti socialiste, né al tentativo positivista di formare un’élite tecnocratica, né a quello del razzismo scientifico di formarne una basata su di un criterio genetico. Le armi del Mosca sono una spietata disamina storica e un’attenta osservazione della natura umana, che rendono le sue conclusioni puntute e degne di considerazione anche quando non perfettamente condivisibili.
Parte Prima
https://www.amazon.it/dp/B0FXXKMRYT
Parte Seconda
https://www.amazon.it/dp/B0G147W1MD
Lavorare con OCR ogni tanto regala delle perle meravigliose, tipo Ivan IV il Terribile che diventa Ivan IV il Tenibile
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Sono rientrato in possesso dei diritti di Fuga dai Faggi Silenziosi, il che vuol dire che è di nuovo in commercio...
https://www.amazon.it/dp/B0FYQZ8LV9
La cosa che sfugge a molti è che il marketing non consiste nel solleticare l'ego di chi produce.
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Una delle conseguenze più pesanti della Riforma è stata l'esclusione dell'umiltà dalle virtù umane. La necessità di un mondo quadrato e semplificato imponeva un'assurda e forzata trasparenza ed il rifiuto della disciplina del silenzio, che è l'unica cosa che può permettere ad una vita austera di essere davvero virtuosa.
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L'allegoria è uno dei modi peggiori di fare storie, eppure è il preferito dei mediocri.
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Il "secondo me" esiste solo dopo uno studio approfondito. Prima esiste la fantasia.
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L'idealizzazione della storia si basa su di una sorta di miracolismo in cui tutto può elevarsi al di sopra dell'ordinario, se solo lo vuole. Non è solo cattiva storiografia ma anche cattiva teologia: il valore dei miracoli sta nella loro eccezionalità. Se tutto è sempre e solo piegato agli ideali umani, non si capisce come si possano formare degli ideali più cinici o meno buoni; l'unica colpa sarebbe in questo caso una mancanza di immaginazione. Nella vita quotidiana però sappiamo riconoscere le persone cattive da cui tenerci lontani non dalla loro mancanza di immaginazione, ma dalla loro capacità di immaginare cose cattive; in altre parole il limite della mente non è davvero un limite morale; il modo in cui si concepisce il limite del corpo, sì.
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L'ossessione per il riciclo è un tentativo per lo più inutile di riutilizzare cose che non sono state fatte per essere riutilizzate.
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L'egemonia culturale doveva configurarsi come l'occupazione da parte della sinistra della classe intellettuale, di modo da diffonderne gli ideali e l'educazione politica. In realtà quello che è avvenuto è stato il contrario, ovvero la colonizzazione degli ideali e della politica di sinistra da parte dell'élite intellettuale che bramava il potere dai tempi della Rivoluzione Francese. Il '68 è stato il cambio di passo di questo processo: distrutte le forme, i rituali e le barriere che rendevano evidente lo status di casta dell'élite intellettuale, essa ha potuto dominare in modo più diretto e capillare, fingendo di essere dalla parte di tutti.
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