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In un mondo che gira e gira, come una trottola impazzita, noi ci vantiamo d’essere decisamente statici. Siamo fissi e immobili in una società in costante movimento, piccoli Davide coi piedi ben piantati di fronte a un Golia in preda a una danza sfrenata.
Il citazionismo del web (che è frutto di altro citazionismo, quello dell'articoletto di grido) è l'esatto contrario di quello che serve al libro. La frase da bacio Perugina non è necessariamente di scarso valore, ma ha bisogno del suo contesto per funzionare, per quanto lo stile dell'autore possa essere sentenzioso. Certo, una citazione di una o due frasi fa molto comodo da tenere in borsetta per incipriare il proprio naso culturale di tanto in tanto. Ma se volete che il lettore legga, che l'autore compri ci vuole di più. Non è abbastanza per convincere.
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Parlare astrattamente del contenuto di un libro può funzionare per un saggio, ma è per lo più un esercizio ozioso nella narrativa.
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L'abbandono quasi ossessivo dell'estetica in nome della facilità è uno dei cancri che piagano la scrittura attuale. Ciò non significa che non si debba cercare per forza di essere difficili; la semplicità, la scorrevolezza, stanno nel rendere accessibili le cose complicate, senza dover rinunciare a nulla di esse.
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Facile da leggere non significa piacevole da leggere.
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La modernità ha lentamente rifiutato la cultura di colpa come relitto di un passato arretrato ed è scivolato nell'unica alternativa, la cultura di vergogna, che è molto più antica e primitiva. La cultura di vergogna punisce tutti gli errori visibili del singolo in modo impietoso e draconiano, spesso con l'isolamento sociale. Non si cura del fatto che esso sia buono, ma che si sforzi di apparirlo quel tanto da garantire pace sociale e quieto vivere. Nulla importa della persona, solo della sua maschera; la cultura di vergogna premia Anton Wanzl e condanna il mercante di coralli perché non vede l'uomo, ma solo l'immagine che esso proietta. La cultura di colpa, di suo, porta con sé il fardello della colpa stessa, ovvero della coscienza che ogni atto malvagio è prima di tutto un danno a sé stessi e alla propria natura ultima.
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L'idealizzazione dello stato di natura poteva avvenire solo nelle menti più astratte dei secoli più astratti (XVIII e XIX). L'idea che basti tornare ad una vita "semplice", che basti rifiutare la civiltà e la tecnologia per vivere una vita migliore si basa su una menzogna, ovvero che potremmo trattenere tutte le conseguenze di civiltà e tecnologia che diamo per scontate. L'uomo moderno è fuso alla sua società moderna; l'uomo preistorico poteva sopravvivere (più o meno) cacciando mammut e con un'agricoltura rudimentale; l'uomo moderno non può farlo. L'idealista butterà questa cosa in morale, come fa sempre chi non ha nulla da dire; dirà che l'uomo moderno è viziato e debole, e certo, alcuni lo sono. Ma anche il selvaggio, antico o moderno, è viziato e debole, e spesso con vizi più espliciti e privi di contromisure e anticorpi. I vizi del moderno sono senza dubbio più sistematici, ma quelli del selvaggio non hanno freni. L'uomo civile rigetta l'omicidio e il latrocinio, anche se è in grado di costruire dei casi artefatti per scusarli in alcuni ambiti. Questo però non è altro che il selvaggio in lui che tenta di uscire, di tornare alla sua natura istintiva e feroce, di trovare il pretesto per cedere alla propria animalità.
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I continui tentativi di nobilitare le lettere tramite altro che la loro qualità sono una dimostrazione del complesso di inferiorità in cui vivono. Dover aggiungere etichette alla moda (femminista, antirazzista, antifascista ecc.) ci dice solo che non siamo in grado di apprezzare la cosa in sé. Ritenere la conservazione di un'opera il prodotto di un sistema di potere è segno di una propria fragilità, dell'incapacità di credere che un'opera possa farsi strada da sé. È credere che i tempi facciano noi, e non noi facciamo i tempi.
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https://locchieppese.substack.com/p/la-sventurata-risposta
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La "battaglia culturale" si risolve quasi sempre col tentativo di scalzare il nemico da una posizione di autorità e potere per usufruire della sua struttura. Questo tentativo è immancabilmente destinato a fallire perché si fonda sulla stessa idolatria del potere che ha creato l'egemonia culturale e sulla stessa identica incomprensione dello stesso. Il vero potere non è quello di imporre le proprie idee e diffonderle, ma quello di fare qualcosa di buono e reale.
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Articolo del giovedì:
Apologia pro Salgari
Difesa necessaria di un autore sbranato sia dai suoi sostenitori che dai suoi nemici
https://locchieppese.substack.com/p/apologia-pro-salgari?r=5bkmwd
Per essere compiuta la ragione deve tener conto non solo del suo limite, ma che oltre il suo limite c'è ancora molto dell'uomo. Tutto il romanticismo, lo psicologismo, l'esistenzialismo sono il tentativo disperato di sottrare l'uomo alla soffocante prigione hegeliana, di restituirgli le parti che mancano; tentativo fallito perché finisce col chiudere l'uomo in una prigione ancora peggiore, quella dell'assoluta irrazionalità. La ragione invece deve restare saldamente nella posizione di capitano, ma deve accettare i consigli degli ufficiali e, a volte, persino del mozzo.
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Articolo del giovedì: questa volta uno nuovo
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È normalissimo dire idiozie. È ancora più normale che qualcuno te lo faccia capire, in modo più o meno garbato. La vera colpa è nel non sapersi correggere e rimanere nel proprio orgoglio ferito
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L'esaltazione dei classici come vette inarrivabili è estremamente funzionale al sistema disfunzionale dell'intrattenimento. Permette di scusare operazioni poco creative di copia e derivazione, permette di fare finta che oggi non possa esserci altro da pubblicare a parte la robaccia.
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L' egemonia culturale rifiuta categoricamente il marketing, ovvero la possibilità di avere una relazione col proprio pubblico. Il suo scopo è di predicare, non di conversare.
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La narrativa parla per sé: citare un'opera è il modo migliore di farla conoscere, come per far conoscere un brano musicale lo si ascolta, almeno in parte, non se ne parla astrattamente.
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Il marketing del libro si scontra inevitabilmente col fatto che è molto difficile fare un discorso compiuto su di un'opera ed un'autore senza fare critica. La critica, però, non vende libri, anzi, fa già fatica a vendere sé stessa.
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https://open.substack.com/pub/locchieppese/p/la-retorica-della-rivoluzione-non?r=5bkmwd&utm_campaign=post&utm_medium=web&showWelcomeOnShare=true
Articolo del giovedì in ritardo
Il senso di colpa si basa sull'idea che non siamo quello che facciamo, ma anche che quello che facciamo condiziona chi siamo. Il senso di vergogna si basa sul concetto che siamo in grado di modellare perfettamente chi siamo costruendo con le nostre azioni una certa immagine di noi.
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Il libero pensatore finisce col credere fermamente ad uno stretto determinismo pessimista. È naturale: il libero pensiero nasce immancabilmente da quella mancanza di fede nell'azione umana cui abbiamo dato il nome di pigrizia.
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La maggior parte del marketing oggi non è volto al fare conoscere il prodotto, ma a fargli dominare il mercato, ergo è necessariamente destinato al fallimento tranne che per quello che effettivamente riesce a dominarlo.
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Gli italiani odiano la propria letteratura. Sì, amano Dante, sono disposti a tollerare Manzoni, ma questo è tutto. Non leggono, non conoscono neanche nessun altro, vivono riposando su allori del passato remoto. Questo ha, in parte, una causa economica: quando l'editoria italiana ha iniziato a sbocciare il mondo era già occupato da classici in inglese e in francese (l'uno lingua estremamente diffusa, il secondo lingua prestigiosa del momento). Il libro italiano si è quindi concentrato sul lusingare il piccolo pubblico, senza lasciare troppo spazio a quelle opere che avevano respiro universale, a meno che non fossero estremamente colte. La guerra poi ha fatto il resto.
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Chi pensa che un attacco a Manzoni a favore di autori più moderni sia un attacco alla nostra identità soffre di due pregiudizi: il primo è quello che siamo solo il nostro passato; il secondo è che tutto si debba sempre risolvere in un conflitto di potere. Entrambi puntano in un'unica direzione, ovvero concepire i classici come meri strumenti. Manzoni diventa grande perché ha costruito la nostra identità, mentre in realtà ha costruito la nostra identità perché era grande. L'idea insomma è quella di piegare la letteratura e l'arte alle nostre necessità apparenti, ai nostri piani, invece di lasciarci condurre dove ci porta la loro grandezza. gli autori sono banali strumenti didattici, non maestri con cui intessere un rapporto.
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La più grave conseguenza dell'egemonia culturale è la riduzione della cultura a mero strumento di schieramento politico, di modo da svuotarla completamente di ogni capacità di dire qualcosa in autonomia. L'egemonia culturale, insomma, non è solo la colonizzazione politica di ogni ambito intellettuale, ma il suo assoggettamento ad un credo pseudoreligioso da pronunciare di fronte a chi ne detiene il potere. In altre parole, non esistono più i contenuti, solo la struttura concreta in cui essi potrebbero venire espressi. Il contenuto esiste solo in quanto adulazione e lusinga nei confronti dell'autorità.
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La separazione tra Chiesa e Stato per un cattolico vuol dire una Chiesa potente in grado di sfidare il potere stesso, per un protestante vuol dire una Chiesa sottomessa che ha degli ambiti in cui lo Stato non mette becco.
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Il moderno non riesce a riconciliarsi col potere, perché non riesce a concepirlo come grande e limitato al tempo stesso. In altre parole, si sente sempre stretto al suo interno, percependolo come oppressivo e insufficiente a seconda dei casi, ma senza mai saper capire dove può iniziare ad agire personalmente sotto la sua egida, o per frenarne la deriva.
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16 April 1746: Royalist troops under the Duke of Cumberland defeat the Jacobite army of Charles Edward Stuart at the Battle of Culloden. It was the last pitched battle fought on British soil. The battle lasted only an hour, with the Jacobites suffering a bloody defeat; between 1,500 and 2,000 Jacobites were killed or wounded, while about 300 government soldiers were killed or wounded. This defeat effectively ended the Jacobite uprising.
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Martedì dell'Arte
Veduta dal monte Holyoke, Northampton, Massachusetts, dopo un temporale—The Oxbow, Thomas Cole.
I paesaggisti romantici americani, in una terra ancora in gran parte selvaggia, esprimono molto bene lo stupore di fronte alla bellezza quasi soprannaturale della natura.
https://www.metmuseum.org/it/art/collection/search/10497
Trovo molto interessante come la critica a chi desidera un intrattenimento di qualità si basi sempre su di un attacco ad personam, in particolare con accuse di snobberia, di boria, di vanità. La cosa diventa tanto più feroce quando uno scrive con l'aggiunta di "ti lamenti perché hai fallito". Gli scrittori che si lamentano dell'attuale sistema, però, in realtà si lamentano di non aver neanche avuto la possibilità di giocare, di essersi ritrovati in un ambiente ostile, dove le loro idee non sono neanche state prese in considerazione, a favore del racconto Harmony.
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La virtù della fortezza, tra le altre cose, è la capacità di saper convivere con i propri errori in attesa, quando è possibile, di porvi rimedio.
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