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In un mondo che gira e gira, come una trottola impazzita, noi ci vantiamo d’essere decisamente statici. Siamo fissi e immobili in una società in costante movimento, piccoli Davide coi piedi ben piantati di fronte a un Golia in preda a una danza sfrenata.
Articolo che riproponiamo oggi:
Giangiacomo
Un tentativo di trovare la base delle idee eversive e rivoluzionarie
https://locchieppese.substack.com/p/giangiacomo?r=5bkmwd
Martedì dell'Arte
La dea dell'amore casto, Francesco di Giorgio Martini.
Ai più smaliziati ricorderà una certa scena del Purgatorio dantesco.
https://www.metmuseum.org/it/art/collection/search/436330
Ogni tanto salta fuori qualcuno a dire che la cucina italiana non esiste. Quello che intende, di solito, è che prima che Pellegrino Artusi la raccogliesse e catalogasse, non esisteva una "cucina italiana" perfettamente definita, solo un continuum con molte ricette e stili di cucina in comune, ma con periferie molto sfrangiate. La parte interessante è che la cucina italiana è questo tutt'ora, come ogni altra cucina nazionale e non. Fa forse eccezione la cucina austriaca (quella attuale) che è banalmente cucina viennese, ma anche lì, se comprate una Sacher da Sacher o da Demel troverete una notevole differenza. Insomma, in fin dei conti, se si devono fare questioni di lana caprina, la cucina italiana non esiste, anzi, non esiste neanche la cucina, ma che dico, non esiste il gusto! Che cosa esiste allora? La spocchia di chi deve dimostrare di saperne più degli altri facendo il bastian contrario?
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La gente non legge: articolo mal scritto che cita dati mal interpretati e difficilmente verificabili.
Bisogna leggere: libello scritto peggio che contiene banalità sul perché leggere faccia bene.
Occorre ficcarsi nella capoccia che senza la bistrattatissima narrativa non si va da nessuna parte. Se volete che la gente legga, scrivete cose che valga la pena leggere.
E sì, leggere Maurice Leblanc fa bene all'anima
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L'articolo che riproponiamo questa settimana: Due parole su Arsenio Lupin
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Martedì dell'Arte
Sezione della Via Sacra a Roma, Christoffer Wilhelm Eckersberg, l'effetto del sole italiano su di un danese, in qualche modo anticipa impressionismo e macchiaioli.
Lo trovate al MET Museum di New York.
https://t.co/3Ul2NMPqTl
Guardati da chi non vuol condividere con te il suo dolore.
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La lenta e inesorabile riduzione della fede ad un fatto privato ha distrutto il concetto di salvezza e salvazione cristiana. La fede moderna è separata dalla vita; il cristiano può aspettarsi la salvezza eterna tramite la sua fede, ma fatica ad ammettere che Dio possa intervenire nel mondo e nella sua vita. Se interviene nel mondo, deve essere solo nei grandi eventi. Se interviene nella vita, può essere solo per dare un colpetto che la rimetta in equilibrio. In altre parole, l'idea del cristiano moderno, per lo più, è limitata e costretta in uno spazio estremamente limitato e ordinato; il suo rapporto con Dio è di fatto inesistente, perché Dio non può davvero intervenire e salvarlo nelle cose a cui realmente tiene: deve pensarci lui da solo, con la sua condotta, Dio è solo l'equivalente di una conoscenza con cui farsi due birre il sabato sera, che magari ti dà qualche buon consiglio.
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Visto che c'è stata occasione, momento autopromozionale
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L'estetica in sé non è ingannevole, ma è estremamente facile da simulare.
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La compassione per i morti è uno dei segni indistinguibili della civiltà. Il morto è quello che per antonomasia non può difendersi; rispettarlo, anche quando è un nemico, significa dare alla persona un valore superiore di ciò che uno ha fatto, permettendo anche al vivo di vedersi come qualcosa di oltre il cane randagio.
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Il passo logico successivo alla divinizzazione del progresso è ovviamente la divinizzazione della macchina; questa, a differenza del progresso, non è un concetto astratto, il che permette di venerarla e adorarla con molta più facilità; allo stesso tempo però i suoi fallimenti sono immediatamente evidenti.
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Trovo che le statistiche sui numeri dei Cristiani e dei Cattolici siano dannose. Il Cristianesimo non è un impero che divora ogni cosa, non ha bisogno di numeri, non ha bisogno del mondo. Certo, fa tristezza vedere una chiesa abbandonata o addirittura venduta perché non ci sono abbastanza fedeli per sostenerla, ma questo non deve preoccupare il credente. Il Cristianesimo non è qui per conquistare il mondo; ciò che serve a noi Cristiani non è essere in tanti, ma essere salvati. Non è quello che celebriamo in questi giorni? Non è la corsa al sepolcro di Pietro e Giovanni? Non è l'arrivo di Gesù nel Cenacolo a porte chiuse quando la comunità cristiana non era mai stata così piccola e così spaventata?
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I migliori consigli di scrittura sono consigli di lettura.
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Le parole vuote sono facili da riconoscere: sono normali parole usate fuori contesto come se avessero il loro senso usuale.
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In Italia e Francia la cultura cattolica si è legata alla cultura contadina per ragioni politiche (basti pensare al Partito Popolare) e sociali. Urbanizzazione e industrializzazione tardo ottocentesche avevano portato a grossi sconvolgimenti nella vita di gran parte della popolazione; i contadini si erano trovati più facilitati a mantenere la fede perché semplicemente le avevano subite un po' di meno. Questo doveva e poteva essere un punto di partenza, non uno di arresto. La ragione per cui i contadini erano ancora in gran parte cattolici era perché i loro nonni lo erano e la verticalità dei rapporti familiari non era stata spezzata; non perché ci fossero delle virtù particolari nello spaccare la terra.
Già nel secondo dopoguerra questa situazione era mutata. A ritornare alla Chiesa furono i delusi dal fascismo che vedevano nella sinistra un pericolo. Intanto l'economia stava trasformando la società, i contadini erano sempre meno, sempre più isolati socialmente, sempre più "diversi" rispetto al resto della popolazione; e così è stato che i contadini sono tornati pagani, mentre buona parte della letteratura cattolica li esaltava ancora come esempi perché era rimasta ad idealizzare una realtà sociale ormai inesistente. Il cattolicesimo urbano e piccolo borghese non ha avuto un Bernanos, ma solo un pezzetto di Guareschi (che deve comunque la sua fama alla sua componente contadina; tutti ricordano Don Camillo, nessuno ricorda lo Zibaldino). Questo, da una parte, lo ha salvato da un'idealizzazione imbecille come è avvenuta di quello contadino, ma allo stesso tempo ne ha ridotto i punti di riferimento e la mitologia. Un Cristiano del 1800, anche se cittadino, poteva guardare un Millet, leggere Verne e capire di cosa si stava parlando. Uno degli anni '60 e '70 scorsi non aveva più i riferimenti reali per poter tradurre l'immagine del contadino che si ferma al rintocco dell'Angelus. Nel frattempo, Cinema, Radio e Letteratura gli mostravano un modello laico e disinteressato a cui era difficile resistere, in mancanza di un esempio cattolico positivo.
La lettura non può essere allo stesso tempo un atto elitario e un'abitudine diffusa, ci vuole un compromesso
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La sinistra liberale attuale può permettersi di rifiutare la tradizione cristiana e fingere di averne mantenuto il messaggio fondamentale (che essa ritiene essere quello sociale) perché ha ridotto ogni cosa ad una banale moralina: esistono i buoni e gli altri. La bontà è il vero messaggio cristiano, non serve tutto quello che il Cristianesimo vero, quello corrotto dal mondo e dalla Chiesa, ha fatto.
Tutti gli altri però non possono permettersi questo lusso. La sinistra liberale ha strutturato il suo mondo in modo che nella superficiale ipocrisia dei buoni sentimenti tutto si risolva; chi vuole combattere deve partire dalla carne e dal sangue, dalla concretezza della realtà. Rifiutare la sua storia, una fetta considerevole della sua civiltà è un errore paralizzante.
Il mondo è grande a basta per tutti, ma non per l'ego degli ingegneri
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Il doomerismo, ovvero il pessimismo cronico, è l'esatto contrario del realismo; è la speranza che tutto vada in malora perché le proprie previsioni non si sono avverate, di fatto garantendo loro lo status di verità. In altre parole, è preferire la morte della civiltà piuttosto che ammettere di avere torto, il che dovrebbe dire molto della persona.
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NB: i manuali di oggi tendono invece al titolo "La *inserire disciplina* spiegata a..." o "La *inserire disciplina* *inserire aggettivo qualificativo*" segno che a noi non interessa tanto la verità sulla disciplina in sé, quanto che sia accessibile o adattata alla nostra filosofia
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Manuali del 1600: "L'arte della...".
Manuali del 1800: "La scienza della...".
Sempre molto interessante per cogliere cosa fosse popolare in un certo periodo.
Il nostro rapporto con la macchina sembra sempre doversi ridurre ad un "Sì sì, no no": possiamo solo sottometterci ad essa, o rifiutarla. In realtà questo esclude l'unico rapporto reale che abbiamo con le cose di questa terra, ovvero una relazione più sfumata, quasi da fratello maggiore o da padrone con animale domestico, se proprio dobbiamo fare un paragone con una forma di vita.
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È difficile fare pace con le opinioni altrui ma è uno dei primi passi per diventare meno selvaggi.
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