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Duecentosettantamila euro in cambio di 27 chili tra eroina e cocaina, è quanto si sono scambiati in un’area di sosta del bergamasco le due persone arrestate dai poliziotti della Squadra mobile di Milano.L’arresto scaturisce dall’attività di contrasto allo spaccio di stupefacenti messo in atto dagli agenti della Sezione antidroga di Milano che, durante numerosi servizi di osservazione, hanno individuato un 27enne a bordo di un Suv che era solito spostarsi nei comuni dell’hinterland.I movimenti dell’uomo sono terminati in un’area di sosta scelta per lo scambio di stupefacenti con un autotrasportatore con il quale il 27enne si è incontrato per acquistare gli stupefacenti.A quel punto, infatti, i poliziotti della Squadra mobile sono intervenuti trovando nei due borsoni del 27enne 270mila euro in contanti, mentre nelle due sacche cedute dall’autotrasportatore 10 chili di cocaina e 17 di eroina, che hanno permesso di arrestare i due uomini con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di un ingente quantitativo di stupefacenti.Nel corso delle perquisizioni che ne sono scaturite, gli investigatori hanno rinvenuto ulteriori due chili e mezzo di cocaina all’interno dell’abitazione del 27enne, e infine, altri tre chili di cocaina e circa 30mila euro in contanti occultati in un vano artefatto con apertura meccanica di un’auto parcheggiata all’interno di un box individuato durante i servizi di appostamento perché frequentato dall’uomo. Alessio Evangelista
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Si è concluso presso la Scuola superiore di Polizia di Roma il 7° meeting del gruppo di lavoro di esperti di Interpol (Expert working group - Ewg) dedicato al progetto pilota della Silver notice, un nuovo “Avviso” di Interpol finalizzato a rafforzare gli strumenti a disposizione delle Forze di polizia di tutto il mondo per il contrasto alle attività di riciclaggio e corruzione internazionale.Il progetto, nato su iniziativa della Direzione centrale della Polizia criminale del Dipartimento della pubblica sicurezza, ha portato alla creazione di un avviso internazionale finalizzato alla individuazione di patrimoni derivanti da proventi illeciti della criminalità, ubicati in Paesi diversi da quelli in cui i reati sono stati commessi, per consentire alle Autorità giudiziarie ed alle Forze di polizia le successive attività di sequestro e confisca.La fase pilota della Silver notice, operativa dal gennaio 2025, ha già registrato la piena adesione di 85 Paesi di tutto il mondo, pari a quasi la metà dei 196 Stati membri di Interpol, confermando il crescente interesse della comunità internazionale verso strumenti di cooperazione avanzata nel contrasto ai flussi economico-finanziari illeciti.I lavori sono stati aperti dal direttore del Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia (Scip) Lorenzo Bucossi, il quale ha sottolineato come l’aggressione patrimoniale rappresenti un cambio di paradigma nelle tecniche investigative, consentendo di ricostruire le strutture di comando e colpire i profitti delle organizzazioni criminali, il così detto follow the money.Durante il meeting, il gruppo di lavoro, composto da rappresentanti di 39 Paesi membri di Interpol e la cui presidenza è affidata al colonnello della Guardia di finanza Francesco Maione dello Scip, ha perfezionato ulteriormente le linee strategiche da sottoporre alla prossima Assemblea generale di Interpol, che si terrà a Hong Kong (Cina) nel mese di novembre di quest’anno, con l’obiettivo di includere stabilmente il nuovo strumento operativo tra quelli già presenti nell’Organizzazione, come la più nota “Red notice” per la ricerca e cattura dei latitanti. Tale evoluzione consentirebbe di rafforzare ulteriormente le capacità internazionali di rintraccio, monitoraggio e recupero dei capitali illeciti su scala mondiale, confermando al Dipartimento della pubblica sicurezza per tramite della Direzione centrale della Polizia criminale, il ruolo cruciale e di leader nella promozione di una cooperazione multilaterale sempre più efficace contro il riciclaggio e ogni forma di arricchimento criminale transnazionale.
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Il capo della Polizia Vittorio Pisani è stato insignito della medaglia "Backstage Heroes, i volti dietro le medaglie" per l’impegno quotidiano della Polizia di Stato nel garantire lo svolgimento in sicurezza dei Giochi olimpici e paralimpici invernali MIlano-Cortina 2026.Tra le personalità insignite, anche il prefetto Diego Parente, capo segreteria del Dipartimento della pubblica sicurezza e componente del Nucleo di coordinamento Milano-Cortina 2026 e i questori Bruno Megale di Milano, Giuseppe Ferrari di Bolzano, Nicola Zupo di Trento, Rosaria Amato di Verona, Sabato Riccio di Sondrio e Roberto Della Rocca di Belluno. La cerimonia di consegna delle medaglie si è svolta presso la sala polifunzionale della Presidenza del consiglio dei ministri. È stato un momento di solenne riconoscimento dedicato a chi, lontano dai riflettori delle competizioni sportive, ha garantito il successo e la sicurezza dei Giochi.L'iniziativa, promossa dal ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, in collaborazione con il Ministero dell'economia e delle finanze e l'Istituto poligrafico e zecca dello Stato, ha voluto celebrare la macchina invisibile che ha permesso all'Italia di brillare nel panorama sportivo mondiale. .
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Oggi ricordiamo Roberto Mancini, il coraggioso poliziotto investigatore che ha sacrificato la sua vita per combattere le ecomafie. La sua dedizione e il suo impegno per la giustizia ambientale sono stati interrotti dodici anni fa da una grave malattia contratta durante le indagini nella "Terra dei fuochi".Insieme alla sua squadra, Roberto, fu un pioniere nella lotta contro lo sversamento illegale di rifiuti tossici e speciali in Campania, e il suo lavoro, iniziato nel 1994, ha gettato le basi per future indagini e inchieste giudiziarie.L’indagine portata avanti da Roberto per dimostrare il disastro ambientale e l’inquinamento delle falde acquifere in Campania non venne presa subito in considerazione e, solo molti anni più tardi, diede vita ad un’inchiesta giudiziaria che lo condusse in tribunale a testimoniare e a collaborare con la Commissione rifiuti della Camera dei Deputati.Ad un anno dalla sua scomparsa ricevette la Medaglia d’oro al Valor civile alla memoria con la motivazione: “Per l'essersi prodigato, nell'ambito della lotta alle ecomafie, con straordinario senso del dovere ed eccezionale professionalità nell'attività investigativa per l'individuazione, nel territorio campano, di siti inquinati da rifiuti tossici illecitamente smaltiti.L'abnegazione e l'incessante impegno profuso, per molti anni, nello svolgimento delle indagini gli causavano una grave patologia che ne determinava prematuramente la morte. Mirabile esempio di spirito di servizio e di elette virtù civiche, spinti fino all'estremo sacrificio”.Roberto ha prestato servizio per molti al commissariato “San Lorenzo” della questura di Roma, dove nel 2016, è stata intitolata una sala che porta il suo nome a testimonianza che il suo sacrificio non verrà dimenticato.
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Svolta decisiva nelle indagini sulla truffa del fotovoltaico con il sequestro più rilevante di criptovalute mai effettuato in Italia. Ammontano infatti a oltre 7,5 milioni di dollari le criptovalute che le indagini congiunte di Polizia di Stato e Guardia di finanza, coordinate dalla Procura della Repubblica di Bologna, hanno consentito di individuare e congelare.Le somme, sequestrate nell’ambito dell’operazione “Cagliostro”, rappresentano parte dei proventi illeciti riconducibili al caso “Voltaiko”, un articolato “Schema Ponzi”, un modello economico di vendita truffaldino che promette forti guadagni ai primi investitori, anche loro vittime della truffa, a discapito dei nuovi, di carattere transnazionale che avrebbe coinvolto circa 6mila risparmiatori su tutto il territorio nazionale.Secondo quanto emerso dalle indagini, infatti, gli investitori venivano indotti a versare denaro con la promessa di rendimenti derivanti da presunti investimenti “green” in impianti fotovoltaici all’estero, risultati in realtà inesistenti.Per ostacolare infine la tracciabilità delle somme sottratte e favorirne il successivo riciclaggio, i fondi venivano trasferiti su piattaforme di scambio e convertiti in criptovalute.Grazie alle indagini congiunte degli esperti del Servizio polizia postale e per la Sicurezza cibernetica, del Centro operativo per la Sicurezza cibernetica Emilia-Romagna e dei militari del Comando provinciale della Guardia di finanza di Bologna, che hanno integrato competenze economico-finanziarie tradizionali e avanzate tecniche di investigazione informatica, è stato possibile individuare i proventi illeciti, ricostruirne i flussi e la loro conversione in valuta virtuale.L'ufficio italiano ad Eurojust si è occupato del coordinamento sovranazionale nell’esecuzione degli ordini di congelamento delle cryptovalute, e ha tenuto i contatti con le autorità francesi competenti, consentendo di arrivare al blocco dei portafogli digitali.Il sequestro di oggi rappresenta la fase avanzata di un’attività investigativa iniziata nell’ottobre dello scorso anno che aveva già consentito di oscurare il sito internet voltaiko.com, congelare 95 conti correnti e sequestrare dispositivi elettronici, beni di lusso, lingotti d’oro e due ville in provincia di Rimini, per un valore complessivo di quasi 2 milioni di euro. Alessio Evangelista
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Questa mattina Bologna ha onorato il ricordo di Stefano Biondi, poliziotto caduto nell’adempimento del dovere, intitolando alla sua memoria la sede del Compartimento di polizia stradale per l’Emilia-Romagna.La cerimonia si è svolta alla presenza del direttore centrale delle Specialità della Polizia di Stato, Renato Cortese, in rappresentanza del capo della Polizia Vittorio Pisani.Presenti anche il prefetto di Bologna, Enrico Ricci, il questore Gaetano Bonaccorso, il presidente del consiglio comunale Maria Caterina Manca, il direttore del Servizio polizia stradale, Santo Puccia, e il dirigente del Compartimento polizia stradale per l’Emilia-Romagna, Simonetta Lo Brutto, insieme ai familiari del poliziotto caduto.L’assistente della Polizia di Stato Stefano Biondi lavorava presso la Sottosezione di polizia stradale di Modena Nord; il 20 aprile 2004, durante un servizio di vigilanza sull’Autostrada del sole, nel tentativo di fermare un’auto in fuga dopo una rapina, è stato travolto dai malviventi perdendo la vita. Doveva ancora compiere 28 anni.Per questo suo atto eroico è stato insignito della Medaglia d’oro al Valor civile e gli è stata assegnata la promozione per merito straordinario alla memoria.La cerimonia ha avuto inizio con lo svelamento della targa commemorativa, seguito dalla benedizione della struttura.Il prefetto Cortese, nel suo intervento, ha sottolineato come “Stefano avesse già capito, a meno di trent’anni, che indossare la divisa fosse un impegno morale, quello di essere sempre presente, soprattutto nelle situazioni di pericolo. E questo lo sanno bene gli uomini e le donne della Polizia Stradale che ogni giorno, portando con sé lo stesso senso di responsabilità e lo stesso silenzioso coraggio, compiono il loro servizio lungo le strade del nostro Paese, dove il rischio è concreto, quotidiano”
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Un’indagine sotto copertura dall'Italia agli Stati Uniti rivolta al contrasto della diffusione di materiale pedopornografico su internet ha permesso l’arresto in flagranza di reato di 3 persone e la denuncia in stato di libertà di altre 6.L’operazione denominata “Mad Hatter” è frutto di una complessa indagine condotta dagli specialisti della Polizia postale del Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia online (Cncpo).L’attività, iniziata nel 2024, ha consentito di esplorare e monitorare in maniera continuativa i canali di distribuzione del materiale illecito a livello transnazionale e durante tale attività è stata individuata la diffusione di Csam (Child sexual abuse material) riferibile anche a vittime in tenera età, generato anche con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale.In tale ambito, la collaborazione con il Federal bureau of investigation (Fbi) ha consentito di acquisire utili informazioni per l’individuazione degli attuali indagati.Le indagini, coordinate dalla procura di Roma, hanno permesso di accertare la disponibilità del materiale e acquisire elementi significativi delle attività svolte dagli utenti e l’emissione di 9 decreti di perquisizione domiciliare, personale e informatica nei confronti degli indagati per detenzione e divulgazione di materiale illecito.Le perquisizioni sono state effettuate dai poliziotti dei Centri operativi per la sicurezza cibernetica (Cosc) di Bari, Cagliari, Firenze, Milano, Roma, Torino e Venezia e sono state eseguite contestualmente in nove città italiane, con un impiego di circa 50 operatori specializzati dei Cosc e delle Sezioni operative sicurezza cibernetica (Sosc) di tutto il territorio nazionale.Nell’ambito dell’attività è stato arrestato un uomo di 70 anni con precedenti specifici in provincia di Belluno, uno di 63 anni nella provincia mantovana e un 28enne della provincia di Como, per detenzione di migliaia di file realizzati mediante lo sfruttamento sessuale di minori.Gli altri 6 denunciati in stato di libertà hanno un’età compresa tra i 30 e i 70 anni e sono residenti nelle province di Bari, Oristano, Massa, Firenze, Lecco e Frosinone.
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I poliziotti della Sezione investigativa del Servizio centrale operativo (Sisco) e della Squadra mobile di Napoli hanno arrestato 23 persone, accusate, per ragioni diverse, dei reati di associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di stupefacenti, spaccio di stupefacenti, detenzione e porto illegale di arma da sparo, delitti aggravati dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolare il clan Russo, dominante sul territorio di Nola (Napoli) e zone limitrofe.Attraverso le indagini gli investigatori hanno scoperto una struttura criminale organizzata e operativa nel traffico di droga nel nolano, con ramificazioni e contatti con vari esponenti e fornitori, non solo nella provincia di Napoli ma anche in altre regioni italiane e all’estero.Gli appartenenti all’organizzazione, inoltre, ricorrevano a piazze di spaccio itineranti mediante la cessione degli stupefacenti realizzata con l’opera di vari pusher.
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I poliziotti della Squadra mobile di Napoli hanno arrestato tre persone, accusate di essere i sicari di un uomo, ucciso il 21 gennaio 2024 con due colpi di arma da fuoco, uno al cranio e uno all’addome.Gli indagati sono gravemente indiziati per omicidio pluriaggravato e porto abusivo di almeno due pistole, reati aggravati dalle modalità mafiose.Attraverso le indagini gli investigatori hanno ricostruito che i tre arrestati hanno raggiunto la vittima nella propria abitazione e esploso contro lui almeno nove colpi di arma da fuoco, agendo con premeditazione e per motivi abietti e futili, al fine di favorire il clan Contini.La vittima, per sottrarsi alla furia dei killer, ha tentato la fuga calandosi dal balcone della sua cucina ma, precipitata al suolo, è stata colpita mortalmente alla testa.L’agguato è stato l’epilogo dei contrasti interni nella gestione dello spaccio di droga nell’area cittadina di via Stadera.
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Sono sei le persone arrestate dai poliziotti della Squadra mobile di Reggio Emilia per furto e ricettazione di farmaci ad alto costo.L’indagine, svolta dagli investigatori della Mobile e coordinata dalla Procura della Repubblica Reggiana, ha consentito di individuare i responsabili di tre ingenti furti di farmaci realizzati ai danni di un deposito farmaceutico e di una farmacia tra il mese di giugno e quello di luglio 2025.Complessivamente i ladri riuscirono a trafugare farmaci per 930mila euro.La banda disponeva di numerose vetture e sofisticati sistemi di comunicazione e i furti erano preceduti da accurati sopralluoghi.Tra gli arresati c’era una organizzata divisione dei compiti, chi aveva l’incarico di noleggiare le auto e chi si occupava della vendita della refurtiva e dell’immissione dei farmaci rubati nel mercato nero.Durante le attività di investigazione, in cui sono state visionate le immagini degli impianti di videosorveglianza pubbliche e private, analizzati tabulati telefonici, effettuate intercettazioni telefoniche ed ambientali oltra a servizi di pedinamento, i poliziotti reggiani hanno perquisito alcuni immobili di proprietà di uno dei criminali, rinvenendo e sequestrando 10 colli che contenevano farmaci oncologici ed immunosoppressori per un valore di oltre un milione di euro.A due componenti della banda è stata applicata la misura cautelare della custodia in carcere, per altri due sono scattati gli arresti domiciliari e per gli ultimi due l’obbligo di dimora.
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Individuato e arrestato l’assassino di Marco Cossi, il 48enne che nella tarda serata del 19 aprile scorso, è stato ucciso a Padova con numerosi fendenti di arma da taglio su tutto il corpo.I poliziotti della Squadra mobile hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dalla procura della Repubblica padovana e disposta dal giudice per le indagini preliminari (Gip) del tribunale.Quella sera, poco prima della mezzanotte, due ragazzi a bordo di un ciclomotore, hanno notato un uomo che, sul ciglio della strada, agitava le braccia chiedendo aiuto e che, appena dopo, si era accasciato a terra coperto di sangue.I giovani hanno subito chiamato la sala operativa della questura che ha inviato sul posto le Volanti, la Squadra mobile e un’ambulanza del 118 con personale sanitario che ha tentato, invano, di soccorrere l’uomo che, poco dopo, è deceduto.Dall’analisi della scena del crimine effettuata dagli specialisti della Polizia scientifica, è emerso che la vittima era arrivata sul posto con la propria auto, parcheggiata lì vicino, molto probabilmente per incontrarsi con qualcuno di sua conoscenza.Infatti, gli investigatori avevano escluso quasi subito l’omicidio a scopo di rapina in quanto la vittima aveva ancora il portafogli con tutti gli effetti personali e il telefono cellulare.Inoltre, a causa dell’efferatezza del delitto e dei numerosi fendenti inferti a volto, collo, fianchi, addome e torace dell’uomo, gli esperti hanno ipotizzato un caso di “overkilling”.Si tratta di una teoria con fondamento scientifico in base alla quale, in casi del genere, l’eccesso di violenza sta ad indicare una probabile conoscenza ed interazione diretta in vita, tra l’aggressore e la vittima.Dall’esame del cellulare del 48enne sono state individuate quattro persone che avevano interagito con l’uomo nelle ore precedenti all’omicidio, e, la mattina del 20 aprile, sono state tutte convocate dagli investigatori della Mobile, per essere ascoltate.Su una di queste, amica della vittima, si sono concentrate le attenzioni dei poliziotti e, dopo ore di interrogatorio, anche a causa delle numerose contraddizioni emerse rispetto ai primi accertamenti, l’uomo, un 46enne, è stato formalmente indagato in stato di libertà per il reato di omicidio volontario.Il giorno seguente l’indagato ha contattato la Questura preannunciando che si stava presentando per rilasciare ulteriori dichiarazioni autoaccusatorie.Nelle 10 ore di interrogatorio svolto dal pubblico ministero è emerso che tra vittima e aggressore c’era un accordo per avviare insieme un’attività commerciale di truck food, ma che, durante l’incontro, era sorta una discussione tra i due sul fatto che la vittima avrebbe voluto utilizzare il furgone dell’indagato, adibito alla vendita di panini su strada, come copertura dell’attività illecita di vendita di sigarette al liquido Thc e di altre droghe sintetiche.Le dichiarazioni dell’indagato sono state suffragate dalla raccolta e analisi dei dati tecnici ottenuti da telecamere pubbliche e private della zona, tabulati telefonici, testimonianze di amici e parenti della vittima, perquisizioni personali e domiciliari, che hanno consentito di ottenere numerose fonti di prova, grazie alle quali la procura della Repubblica ha richiesto e ottenuto dal Gip l’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico dell’uomo accusato di omicidio.
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Pubblicato il bando di concorso pubblico, per titoli ed esami, per l’assunzione di 220 commissari della carriera dei funzionari della Polizia di Stato indetto con un decreto del 17 aprile 2026.Le domande di partecipazione potranno essere presentate dalle ore 00.00 del 21 aprile 2026 alle ore 23.59 del 20 maggio 2026, utilizzando esclusivamente la procedura informatica disponibile all’indirizzo https://concorsionline.poliziadistato.it raggiungibile anche mediante l'apposito link dal Portale unico del reclutamento accessibile all'indirizzo www.inpa.gov.it.
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Sono sei gli uomini indagati per i reati di produzione di materiale pedopornografico e adescamento di minori online, individuati dai poliziotti del commissariato Bolognina Pontevecchio di Bologna.Attraverso le indagini, avviate a seguito della denuncia presentata dai genitori affidatari di una ragazza di non ancora 14 anni, gli investigatori hanno scoperto che gli indagati avrebbero operato mediante piattaforme di comunicazione online, instaurando con la minore conversazioni a sfondo sessuale e inducendola a produrre e inviare materiale fotografico e video di natura intima.Durante l’operazione si è proceduto al sequestro dei dispositivi informatici in uso ai sei uomini, sui quali sono tuttora in corso analisi forensi.Mediante le perquisizioni eseguite dai poliziotti del commissariato bolognese e da quelli delle Squadre mobili e dei Centri operativi per la sicurezza cibernetica della Polizia postale di Bologna, Firenze e Catania e delle Sezioni operative sicurezza cibernetica di Ferrara, Modena e Agrigento, sei uomini maggiorenni, di età compresa tra i 25 e i 50 anni, residenti nelle province interessate, sono stati denunciati all’Autorità giudiziaria.
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Avevano messo a segno il classico colpo della “banda del buco” in una gioielleria del centro di Asti, ma gli investigatori della Squadra mobile al termine dell’indagine avviata subito dopo il furto, li hanno individuati e arrestati con l’accusa di furto aggravato.Lo scorso mese di agosto, approfittando del fatto che il locale adiacente alla gioielleria fosse momentaneamente in disuso, i due criminali si sono introdotti indisturbati al suo interno, preparando il buco che gli avrebbe permesso di entrare nel locale commerciale e rubare oggetti preziosi per un valore stimato di oltre 500mila euro.Gli investigatori della Mobile hanno incrociato i dati ottenuti dall’analisi delle immagini registrate dalle telecamere di sicurezza cittadine e private, nonché quelli dei controlli del territorio effettuati nei giorni precedenti al furto e, soprattutto, quelli dei transiti dai caselli autostradali.Dall’indagine è emerso che, prima del giorno prescelto per il colpo, i due ladri avevano effettuato dei sopralluoghi per studiare le vie di fuga, le abitudini dei proprietari della gioielleria e per effettuare il buco.Grazie ai dati acquisiti dagli investigatori, l’autorità giudiziaria ha emesso le ordinanze applicative delle misure cautelari degli arresti domiciliari per uno degli indagati e dell’obbligo di dimora con contestuale obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria per l’altro.Entrambi gli indagati sono risultati con a carico diversi precedenti per reati contro il patrimonio come truffe e, in particolare, furto aggravato commesso con modus operandi simile a quello di Asti.
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In seguito ai gravi scontri avvenuti il 19 aprile scorso allo stadio "Veneziani" di Monopoli, Bari durante la partita di calcio tra Monopoli e Foggia, i poliziotti delle Digos di Bari e Foggia hanno eseguito tre arresti in "flagranza differita" nei confronti di 3 tifosi del Foggia di 31, 38 e 44 anni.I tre tifosi sono stati rintracciati tra Bari e Foggia.Secondo quanto documentato dalle Forze dell'ordine, la tensione è sfociata in violenza in due momenti distinti: all’inizio del match dal lancio di fumogeni verso il rettangolo di gioco dal settore ospiti e a pochi minuti dal termine della partita a causa del risultato negativo per il Foggia, la tifoseria ha iniziato una contestazione violenta. Dopo il lancio di petardi, un gruppo di tifosi ha tentato di sfondare un cancello d’accesso al campo.Nonostante l'intervento delle Forze dell'ordine, alcuni ultras sono riusciti a invadere il terreno di gioco e in questa fase, uno steward in servizio è stato colpito violentemente con un pugno.L'arbitro è stato costretto a sospendere la partita per 11 minuti, permettendo a calciatori e staff tecnico di rifugiarsi negli spogliatoi per motivi di sicurezza. Ristabilito l’ordine e la sicurezza pubblica, la partita è ripresa e si è conclusa senza ulteriori criticità.L'identificazione dei tre ultras è stata possibile grazie a un'analisi minuziosa condotta dai poliziotti della Digos di Bari e Foggia e del commissariato di Monopoli delle riprese video dei poliziotti della Scientifica e dei filmati pubblicati sui social dai tifosi: per tutti sono stati previsti gli arresti domiciliari e il provvedimento amministrativo di Daspo del Questore.
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L'Associazione donatori e volontari personale della Polizia di Stato, Donatorinati, continua anche ad maggio la sua attività di raccolta sangue. L'invito a donare il sangue è rivolto a tutti i cittadini in buona salute e di età compresa tra 18 e 65 anni. Si ricorda che per effettuare una donazione di sangue è necessario avere un peso corporeo non inferiore a 50 chili.Inoltre, è essenziale recarsi al prelievo a digiuno, con l'eccezione di poter bere un caffè, un tè o un succo di frutta. Non è consentito ingerire latte e derivati (Requisiti).Consultate la locandina nazionale per conoscere le date e le città dove è possibile donare nel mese di maggio.
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È stata rilevata la diffusione di messaggi fraudolenti ideati per simulare comunicazioni ufficiali provenienti dagli uffici della Polizia di Stato, a firma del Capo della Polizia. Tali messaggi sono inoltre corredati da elementi grafici istituzionali con l'intento di conferire un'apparenza di autenticità all'atto.Il contenuto del messaggio informa il destinatario di un presunto coinvolgimento in indagini penali legate alla visualizzazione di materiale illecito online, in questo caso di natura pedopornografica.Nel messaggio la vittima viene inizialmente invitata a fornire giustificazioni per via telematica per poi arrivare alla richiesta di somme di denaro per interrompere le indagini o sanare la posizione giuridica dell’interessato, sfruttando, come di consueto, la pressione psicologica derivante dalla natura del reato contestato.Una volta stabilito il contatto, i truffatori procedono con la richiesta di un versamento economico. Questa somma viene presentata come necessaria per "interrompere le indagini" o sanare la posizione giuridica del soggetto.Le e-mail utilizzano tecniche di spoofing per camuffare l'identità del mittente e loghi riprodotti fedelmente. È importante notare che l'urgenza della risposta e la minaccia di gravi ripercussioni penali sono elementi ricorrenti, studiati per indurre l'utente a decisioni affrettate senza le dovute verifiche.La Polizia di Stato non utilizza comunicazioni via email per la notifica di atti giudiziari o per la richiesta di pagamenti di sanzioni e ammende.È importante inoltre verificare l’indirizzo del mittente e non basarsi sul nome visualizzato, controllando l'effettivo indirizzo e-mail di provenienza.Non cliccare mai sui link presenti nel testo delle mail, scaricare eventuali allegati, né tantomeno condividere credenziali di accesso, dati personali o documenti d’identità, e, in caso di dubbi, contattare l’ufficio di Polizia più vicino. Alessiio Evangelista
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Era inserito nel progetto “Wanted” della Direzione centrale anticrimine perché condannato per estorsione aggravata, incendio, danneggiamento seguito da incendio, atti persecutori, truffa e furto aggravati, reati commessi a Taranto tra il 2015 e il 2017, il latitante 60enne catturato a Madrid (Spagna) dai poliziotti del Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia, del Servizio centrale operativo insieme a quelli spagnoli di Policia nacional e del Gruppo “Fugitivos” dell’Unidad de droga y crimen organizado.L’uomo, irreperibile dal 2022, era destinatario di un provvedimento di esecuzione di pene concorrenti dovendo espiare, come residuo di una condanna, 9 anni e 4 mesi di detenzione.Il latitante, nel 2015 sottoufficiale della Guardia di finanza, successivamente destituito, aveva preteso e ottenuto grosse somme di denaro da un commerciante con il pretesto di "tutelarlo" da eventuali aggressioni di esponenti della malavita locale e calabrese.Per convincere il negoziante ad accogliere le sue richieste, aveva compiuto in più occasioni atti intimidatori nei suoi confronti, tra cui l’incendio dell’esercizio commerciale ed esplosioni di colpi d'arma da fuoco indirizzate contro un furgone.Attraverso le indagini gli investigatori della Squadra mobile tarantina lo arrestarono in flagranza di reato mentre intascava 5mila euro.I poliziotti spagnoli, insieme all' ufficiale di contatto del Servizio centrale operativo, lo hanno fermato in strada, a pochi metri di distanza dall'appartamento dove viveva.
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Pubblicato il bando, con avviso sul Portale unico del reclutamento disponibile all’indirizzo www.inpa.gov.it, il concorso pubblico per l’assunzione di 4400 allievi agenti della Polizia di Stato, aperto ai cittadini italiani provenienti dalla vita civile e ai volontari in ferma prefissata delle Forze armate con decreto del 29 aprile 2026. Le domande di partecipazione potranno essere presentate dalle ore 00.00 del 30 aprile 2026 alle ore 23.59 del 29 maggio 2026, utilizzando esclusivamente una delle procedure informatiche disponibili all’indirizzo https://ift.tt/kK2zHD3.Le novità introdotte riguardano le prove psicofisiche per la corsa e il salto in alto e la possibilità di chiedere, facoltativamente, di sostenere una prova in una delle 4 lingue previste dal bando per avere un punteggio aggiuntivo
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Si è conclusa la settimana di corso dedicato ad una delegazione di allievi dell’Accademia di polizia del Land della Bassa Sassonia. L’iniziativa, nata su richiesta della Polizia tedesca, è stata coordinata dall’area di staff per le relazioni internazionali del capo della Polizia Vittorio Pisani, con l’obiettivo di consolidare i rapporti tra la Polizia di Stato e la Polizia tedesca.L’attività didattica si è svolta, per la parte teorica, nell’apposita aula internazionale presso la Scuola superiore di Polizia, con visite pomeridiane ai centri specialistici della Polizia di Stato. Il programma ha permesso di illustrare agli allievi tedeschi la struttura, l’organizzazione e la mission della Polizia di Stato con le sue principali articolazioni.Una giornata è stata dedicata alla Polizia scientifica ed alla Polizia per la sicurezza cibernetica, con visita dei Centri di alta specializzazione e dei laboratori ad alta tecnologia presso il polo Tuscolano.Gli allievi hanno inoltre visitato la Sala operativa della questura di Roma e il Reparto volanti, dove i futuri operatori della Bassa Sassonia hanno potuto assistere in diretta alla gestione delle principali procedure operative.Un’intera giornata è stata poi trascorsa presso l’Istituto per ispettori della Polizia di Stato di Nettuno, ove sono state illustrate i principi e le linee guida per la gestione dell’Ordine pubblico.Nell’analisi svolta al termine dell’attività, i colleghi tedeschi hanno espresso il loro apprezzamento, ringraziando per l’esito del tirocinio, che ha permesso loro di approfondire la conoscenza dei compiti e delle attività della Polizia di Stato.
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Si è svolto oggi, all’interno del Memoriale della Shoah di Milano, alla presenza della senatrice a vita Liliana Segre, del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e del vicecapo della Polizia e presidente dell’Oscad (Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori) Raffaele Grassi, il convegno dal titolo “Le vittime dell’odio”.L’incontro, giunto alla sua quinta edizione e promosso dall’Oscad della Direzione centrale della Polizia criminale del Dipartimento della pubblica sicurezza, in collaborazione con la prefettura, la questura e il comando provinciale dei carabinieri di Milano, ha confermato l’impegno comune di Polizia di Stato e Arma dei carabinieri nel contrasto all’odio e alla discriminazione, fenomeni resi ancor più insidiosi dalle recenti sfide derivanti dalla rapida evoluzione tecnologica e dalle nuove frontiere dell'intelligenza artificiale.La conferenza, alla quale hanno assistito numerosi studenti, è iniziata con un’anteprima del film su Nedo Fiano del regista Ruggero Gabbai, anch’esso presente in sala.Dopo i saluti di benvenuto del presidente del Memoriale della Shoah Roberto Jarach, del coordinatore nazionale per la lotta contro l’antisemitismo Pasquale Angelosanto, della vicepresidente dell’Unione delle comunità ebraiche Italiane Monique Sasson e del prefetto di Milano Claudio Sgaraglia, è intervenuto il vicecapo Grassi che ha sottolineato il fatto che “la sicurezza non consiste soltanto nell’assenza di minacce, ma nella presenza della fiducia. L’Oscad nasce proprio con questo obiettivo: prevenire e contrastare ogni forma di discriminazione e di odio, garantendo tutela concreta alle vittime e promuovendo una cultura della legalità e del rispetto”.La vicepresidente della fondazione Memoriale della Shoah Milena Santerini e il professor Giovanni Ziccardi, dell’università degli studi di Milano hanno affrontato il tema del rapporto tra i giovani e il mondo digitale.Infine, nel secondo e ultimo dibattito, il direttore del Servizio polizia postale e per la sicurezza cibernetica Ivano Gabrielli e il comandante del Reparto operativo del comando provinciale dell’Arma dei carabinieri di Milano Antonio Coppola, hanno illustrato l'impegno delle Forze di polizia nel contrasto dell’odio online, tracciando l’identikit dell’odiatore e approfondendo il fenomeno della radicalizzazione online.L’appuntamento si è concluso con il dialogo tra la senatrice a vita Liliana Segre e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, moderato dal vicedirettore del Corriere della sera Venanzio Postiglione.Nel corso del dialogo la senatrice a vita Liliana Segre ha sottolineato l’importanza di incontri come quello odierno, ricordando che “la commissione che presiedo in Senato nasce contro l’odio, contro il razzismo, contro l’antisemitismo. Parlare in questa commissione significa passare sopra il precipizio dell’odio, un odio che è talmente vasto, sempre più vasto. Una valanga di odio che porta ancora alcune persone ad augurarmi la morte, a 96 anni ancora mi augurano la morte come avveniva quando ero piccola, nel 1938”.Il ministro Matteo Piantedosi ha evidenziato che “la crescita dei crimini d’odio e dell’antisemitismo impone un impegno immediato e concreto. Non è solo una questione di intervenire per le sanzioni, pur indispensabili, ma una sfida culturale che riguarda tutta la società. Servono educazione, responsabilità e memoria condivisa per contrastare l’odio e rafforzare la coesione democratica. L’Oscad del ministero dell’Interno - ha aggiunto il Ministro - lavora costantemente con azioni di monitoraggio, analisi, formazione e collaborazione con le comunità ebraiche, con le istituzioni e con le organizzazioni internazionali. Lo step successivo potrebbe essere quello di spostare la formazione contro i crimini d’odio proprio nelle scuole. È un progetto a cui mi piacerebbe lavorare in quest’anno. Credo sarebbe un progetto vincente. Ricordo come a Bologna, durante un evento, la testimonianza della senatrice Segre ebbe la capacità di arrivare al cuore di tanti giovani che la ascoltarono…
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È in corso a Buenos Aires, fino al 29 aprile, il workshop operativo I-Can dedicato al continente americano, e organizzato dalla Direzione centrale della Polizia criminale del dipartimento di Pubblica sicurezza e dal Segretariato generale Interpol.Il meeting ha l’obiettivo di rafforzare la cooperazione operativa tra i Paesi aderenti ad I-Can e la raccolta di intelligence analisi sulla penetrazione della 'Ndrangheta nel continente americano.I lavori sono stati introdotti dal capo della Polizia federale argentina commissario generale Luis Alejandro Rolle, che ospita l’evento, e, per la Polizia di Stato, il project leader Simone Pioletti.Gli investigatori italiani della Polizia di Stato, dell’Arma dei carabinieri, della Guardia di finanza, della Direzione investigativa antimafia e della Direzione centrale per i Servizi antidroga, unitamente a 35 detective di 12 Paesi del continente americano tra cui Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Ecuador, Panama, Paraguay, Stati Uniti (FBI) e Uruguay, stanno analizzando i possibili nexus policrminali operativi e logistici della ‘Ndrangheta con altri 30 sodalizi criminosi autoctoni ed allogeni, attivi in America latina, come il Primeiro comando da Capital (PCC) brasiliano, il Tren De Aragua venezuelano, il Cartel de Jalisco nueva generacion messicano e, i modus operandi nel narcotraffico e nel riciclaggio anche digitale, attraverso il dark web, le cripto valute e l’Intelligenza Artificiale. I vertici della Polizia federale argentina e dei programmi Empact ed El Pactp 2.0 che partecipano attivamente, in considerazione della sostenuta interoperabilità ed adattabilità degli strumenti di polizia al dinamismo delle organizzazioni criminali, hanno riconosciuto la validità ed i progressi del progetto I-Can come Task force e modello di eccellenza per il contrasto globale alla ‘Ndrangheta, che, anche in America latina, si configura come una vera e propria holding criminale.I risultati del progetto I-Can, rispecchiano la forte accelerazione operativa sostenuta dal vice direttore generale della Pubblica sicurezza, direttore centrale della Polizia criminale Raffaele Grassi e testimoniano il ruolo di broker mondiale del traffico di cocaina della ‘Ndrangheta, con 4 ‘ndranghetisti arrestati nell’anno 2025, di cui 3 latitanti arrestati in Colombia e uno in Costa Rica.Tutti gli investigatori, italiani e stranieri, convergono sulla necessità di sensibilizzare e far conoscere il “fenomeno ‘Ndrangheta” alle diverse Polizie del mondo.Il progetto I-Can (Interpol cooperation against ‘Ndrangheta) annovera ad oggi 25 Paesi e circa 2500 investigatori di tutti i Paesi partner hanno ricevuto specifica formazione, mentre sono 176 gli ‘Ndranghetisti arrestati in oltre 30 Paesi del mondo, di cui 68 latitanti. Di questi, 73 sono stati arrestati dall’inizio del 2025 ad oggi. Infine, sono ben 21 gli ‘Ndranghetisti arrestati in America dal 2020 ad oggi, tra cui 18 latitanti.Tali numeri confermano il ruolo della Direzione centrale della Polizia criminale del Dipartimento della Pubblica sicurezza, quale volano nella lotta alla criminalità transnazionale.
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I poliziotti del Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia hanno consegnato alle autorità degli Stati Uniti, al termine di una procedura di estradizione, un pericoloso hacker straniero.L’uomo, ex general manager di una importante società tecnologica, era stato arrestato dagli investigatori della Polizia postale e della Frontiera dell’aeroporto di Malpensa (Varese), con la collaborazione degli esperti dell’Fbi, nel mese di luglio dello scorso anno, perché sospettato di aver condotto, su mandato del proprio governo, attacchi informatici su larga scala tra il 2020 e il 2021, in piena epoca pandemica, a enti governativi, istituti di ricerca e università americane impegnate nella ricerca e sperimentazione di vaccini e trattamenti d’avanguardia anti-covid 19, appropriandosi di informazioni riservate.L’estradato e i suoi complici avrebbero sfruttato falle informatiche presenti nei software per l’invio di posta elettronica ad ampia diffusione, prendendo di mira migliaia di computer di infrastrutture strategiche in tutto il mondo, con la campagna nota come “Hafnium”.Per queste ragioni, era ricercato a seguito di mandato di arresto emesso dal tribunale del Texas (Usa) per gravi reati di associazione per delinquere, accesso abusivo a sistemi informatici, frode informatica e furto d’identità, con pene massime complessive per decine di anni di reclusione.
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Pensava di aver cancellato il proprio passato dietro un alias e una nuova vita in Italia, ma la sua fuga durata anni, è stata interrotta dai poliziotti della questura di Padova. L'uomo era ricercato dalle autorità tedesche dal 2019 per aver abusato sessualmente di una giovane donna nel 2014. All’ufficio immigrazione della Questura, il 51enne si era presentato per formalizzare la richiesta di un permesso di soggiorno per motivi di lavoro, tuttavia, durante l’istruttoria della pratica, gli agenti hanno notato un’anomalia nel sistema informativo Schengen (SIS). Sotto un "alias" collegato alle sue generalità, appariva una segnalazione da verificare.Allertati i colleghi della Squadra volante per gli approfondimenti dattiloscopici, l’uomo è stato accompagnato presso il Gabinetto interregionale di Polizia scientifica e il responso delle impronte digitali non ha lasciato spazio a dubbi: l’aspirante lavoratore era in realtà un latitante colpito da un Mandato di arresto europeo (MAE) emesso dalle autorità tedesche nel 2019 e deve scontare 15 anni di reclusione.I fatti che hanno portato alla condanna risalgono alla sera di domenica 9 marzo 2014, nella cittadina tedesca di Augusta. Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’uomo che all’epoca aveva 39 anni, avvicinò una giovane donna che attendeva di entrare in un locale. Dopo averla palpeggiata contro la sua volontà, la trascinò con la forza in una zona boschiva poco distante dove consumò lo stupro: la vittima fu brutalizzata e ripetutamente abusata, riportando gravissime lesioni su tutto il corpo.Subito dopo la violenza, l’uomo lasciò la Germania per far perdere le proprie tracce ed entrò in Italia dove per anni è riuscito a nascondersi utilizzando generalità diverse, arrivando persino a richiedere la protezione internazionale. Nonostante i precedenti per reati contro il patrimonio e violazioni delle norme sull'immigrazione, era riuscito a evitare che il suo passato emergesse, fino al tentativo di ottenere il permesso di soggiorno per lavoro a Padova.Pertanto, al termine degli accertamenti, gli agenti delle Volanti lo hanno arrestato e condotto in carcere in attesa dell’estradizione.
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Nove arresti tra Bosnia e Croazia per traffico di esseri umani. L’operazione della polizia bosniaca (Sipa) è stata supportata dal progetto europeo Eu4fast, cui partecipa il Dipartimento della pubblica sicurezza – Direzione centrale della Polizia criminale.Sarajevo (Bosnia ed Erzegovina), 23 aprile 2026 – La rotta balcanica, oggi una delle principali direttrici dei flussi migratori irregolari verso l’Unione Europea e strettamente interconnessa con l’Italia tanto via terra quanto attraverso l’Adriatico, è stata al centro di un’importante operazione di contrasto al traffico di esseri umani portata a termine dalla Sipa (Agenzia statale di investigazione e protezione della Bosnia ed Erzegovina).L’articolata operazione che è durata oltre un anno, ha condotto il 16 aprile scorso al fermo dell’ultimo di nove sodali arrestati tra la Bosnia ed Erzegovina e la Croazia e allo smantellamento di una strutturata organizzazione criminale transnazionale, attiva lungo un tratto strategico della rotta balcanica, frequentemente utilizzato come corridoio di accesso verso altri Stati membri dell’Ue e verso il territorio italiano, in dinamiche sempre più convergenti con quelle già osservate lungo la rotta del Mediterraneo centrale.Le indagini, realizzate con il supporto del progetto europeo Eu4fast, hanno fatto luce su un sistema criminale ben collaudato: l’organizzazione curava il trasferimento dei migranti da Sarajevo fino al confine croato, sfruttando punti sensibili del fiume Sava per l’attraversamento illegale, mediante imbarcazioni fornite direttamente dal sodalizio. Una volta in Croazia, uno dei soggetti arrestati assumeva il controllo logistico dei migranti, trasferendoli fino a Zagabria, snodo cruciale da cui i flussi venivano successivamente indirizzati verso l’Italia e altri Paesi europei.L’operazione rappresenta un risultato significativo nel rafforzamento della capacità di risposta della Bosnia ed Erzegovina alla criminalità organizzata transnazionale e conferma, al tempo stesso, l’importanza strategica dei programmi di sviluppo e della cooperazione di polizia internazionale per la tutela della sicurezza europea e nazionale.In tale contesto si inserisce il ruolo dell’Italia, che attraverso il progetto Eu4fast, co finanziato dall’Unione europea e attuato in partenariato con Germania, Francia e Paesi Bassi, ha dispiegato nei Balcani occidentali un articolato dispositivo di esperti del Ministero dell’Interno, in particolare della Direzione centrale della Polizia criminale. Il team interforze – composto da appartenenti alla Polizia di Stato, all’Arma dei carabinieri e alla Guardia di finanza – opera stabilmente nei Paesi della regione candidati all’adesione all’Ue, fornendo supporto tecnico operativo continuativo e contribuendo all’allineamento agli standard europei di sicurezza.L’attività di mentoring, consulenza operativa e affiancamento investigativo sui casi più complessi sta producendo risultati concreti e misurabili, rafforzando le indagini transfrontaliere e l’azione giudiziaria contro le reti criminali del traffico di migranti, fenomeno che lungo la rotta balcanica e quella mediterranea incide direttamente sulla sicurezza dell’Italia e dell’intero spazio europeo.
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“Minacce digitali e politiche nazionali di prevenzione”, è stato questo il tema della lectio magistralis che, questa mattina, il capo della Polizia Vittorio Pisani ha tenuto nell’aula magna della facoltà di giurisprudenza dell’università di Brescia.L’iniziativa, nell’ambito della conferenza “Sicurezza digitale e imprese”, riunisce rappresentanti del mondo accademico, delle istituzioni giudiziarie e delle grandi aziende per approfondire i rischi crescenti legati alla sicurezza informatica nel settore imprenditoriale e le strategie di protezione dei dati.A fare gli onori di casa è stato il rettore dell’università di Brescia, Francesco Castelli che, prima dell’inizio dei lavori accademici, ha consegnato al prefetto Pisani il sigillo dell'università, massimo riconoscimento dell'ateneo.La lectio magistralis è stata preceduta dagli interventi della direttrice del Dipartimento di giurisprudenza e prorettrice vicaria, Adriana Apostoli e del procuratore generale della Repubblica presso la Corte d’appello di Brescia, Guido Rispoli. L’intervento del prefetto Pisani è stato poi introdotto da Michele Onorato, professore di scienze giuridiche dell’università di Brescia.La mattinata accademica è stata l’occasione per riflettere sulle nuove e future sfide del mondo cyber insieme ai relatori di una tavola rotonda, che è stata introdotta dal presidente del Tribunale di Brescia Stefano Scati e coordinata dal professor Roberto Bocchini dell’università Parthenope di Napoli.Ad intervenire al dibattito sono stati il direttore del Servizio Polizia postale e per la sicurezza cibernetica, Ivano Gabrielli, il direttore dei sistemi informativi di Beretta, Umberto Arrighini, il capo sicurezza di Feralpi, Glauco Benini e il direttore security e cyber defense di A2A, Alessandro Manfredini.Erano presenti alle conferenze, il prefetto e il questore di Brescia Andrea Polichetti e Paolo Sartori e numerosi studenti delle facoltà di giurisprudenza e scienze politiche dell’ateneo bresciano. I commissari frequentatori del 114° corso, invece, hanno assistito in videocollegamento dalla Scuola superiore di Polizia di Roma.
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Sono 25 complessivamente le persone indagate al termine di un’indagine dei poliziotti della Squadra mobile di Alessandria, accusate di spaccio di cocaina e hashish nella città piemontese; 17 le misure cautelari eseguite, delle quali 12 in carcere.Attraverso le indagini gli investigatori hanno ricostruito le modalità di approvvigionamento della droga e le responsabilità dei singoli indagati. Mediante un altro filone della stessa indagine, inoltre, i poliziotti hanno scoperto un’attività di spaccio all’interno della Casa circondariale Cantiello e Gaeta, dove alcuni indagati riuscivano, attraverso contatti telefonici a fare entrare lo stupefacente nella struttura carceraria al fine di rivenderlo ad altri detenuti, a prezzi maggiorati rispetto a quelli praticati all’esterno. L’ingresso della sostanza all’interno del carcere avveniva sia tramite il sistema del “lancio” oltre le mura perimetrali, sia sfruttando i colloqui dei detenuti con i familiari.Nel corso dell’operazione sono state sequestrate molteplici dosi di stupefacente, oltre 10mila euro in contanti e tre telefoni cellulari di piccole dimensioni destinati ad essere introdotti nella Casa circondariale.
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Questa mattina, i poliziotti della Digos di Milano hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di un 19enne di Pavia. Il giovane è accusato di aver promosso e diretto un'associazione finalizzata alla propaganda razziale, alla discriminazione religiosa, alla minimizzazione della Shoah e all'apologia del genocidio.Contestualmente, sono stati eseguiti 14 decreti di perquisizione nei confronti di altrettanti indagati a vario titolo per gli stessi reati e residenti nelle province di Cagliari, Caserta, Cosenza, Materia, Perugia, Roma, Viterbo, Salerno, Siena e Torino, tra questi 9 sono minorenni.L'indagine condotta dalla Sezione antiterrorismo della Digos della questura di Milano, coadiuvata dalla Digos di Pavia, in stretta collaborazione con la Direzione centrale Polizia di Prevenzione è nata dal monitoraggio degli ambienti digitali dell'estrema destra suprematista. Al centro dell'inchiesta c'era un gruppo di messaggistica istantaneo chiamato "Chat Terza Posizione", creato e gestito dall'arrestato, che aveva la funzione di "centro" per la propaganda neofascista e antisemita con esaltazione di stragi suprematiste, come quella di Christchurch di marzo 2019.Dall’analisi del canale sono stati, inoltre, trovati contenuti riferibili alla cosiddetta white jihad: un fenomeno di "ibridazione" che unisce l'ideologia neonazista a metodi tipici del terrorismo jihadista, accomunati dall'odio verso gli ebrei.Per la diffusione del materiale eversivo e il successivo “reclutamento” il 19enne aveva anche creato un canale ad hoc, denominato “Centro studi terza posizione” nonché redatto, probabilmente con altre persone, un documento ideologico in 5 punti dal titolo “Manifesto della terza posizione” con cui incitava gli utenti a passare dal virtuale al reale, creando "Squadroni d’azione rivoluzionaria" per propositi eversivi e asserzioni antisemite con cui compiere atti violenti.L'indagine ha permesso di individuare ulteriori ramificazioni del fenomeno con delle emulazioni di gruppi radicali come quello di “Nuova Italia” amministrato da due giovani che si definivano presidente e vicepresidente, con contenuti simili al primo con otto membri minorenni coinvolti.Inoltre, un 22enne di Pescara è stato perquisito per esser legato a questa sigla con cui ostentava armi sui social.Infine, altri due giovanissimi sottoposti, oggi a perquisizione, sono risultati attivi frequentatori di un altro ambiente virtuale di identica connotazione ideologica neonazista e suprematista nel quale, fra l’altro, pubblicavano anche diversi video concernenti la fabbricazione di esplosivi.Questo gruppo è emerso, all’attenzione degli investigatori milanesi, all’esito dell’analisi del dispositivo sequestrato ad un terzo minore, già sottoposto a perquisizione su delega della Procura minorile milanese nel luglio dello scorso anno, nell’ambito di una più ampia operazione condotta in tutta Italia.Alcuni membri del gruppo erano già noti agli investigatori, tra questi, un minore di Treviso arrestato a dicembre scorso per addestramento con finalità di terrorismo, dai poliziotti della Digos di Milano e Treviso coordinati dalla procura per i minorenni di Venezia.
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Ad un anno dalla scomparsa di Papa Francesco, nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, luogo dove riposano le sue spoglie, 50 cappellani della Polizia di Stato hanno concelebrato la Santa Messa in ricordo del pontefice.La liturgia è stata celebrata da Sua Eminenza Cardinale Giovanni Battista Re, decano del Collegio Cardinalizio.
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Si è conclusa con l’arresto di 4 persone e il sequestro di circa 200 chili di stupefacente un’operazione antidroga tra il Veneto e la Lombardia.L’operazione, denominata “DayHospital25” condotta dai poliziotti della Squadra mobile di Treviso, coordinata dalla locale Procura, ha preso il via nel novembre 2025 dal monitoraggio delle piazze di spaccio al dettaglio nei pressi dell'ospedale della città "Ca' Foncello". Attraverso pedinamenti e intercettazioni gli investigatori sono arrivati ad arrestare un cittadino straniero trovato con oltre 7 chili di cocaina. L'uomo è stato identificato come il referente dell'organizzazione criminale per l'area trevigiana.Lo sviluppo delle indagini ha condotto i poliziotti di Treviso fino a Mantova, dove è scattata la fase decisiva dell'operazione. I poliziotti della Squadra mobile di Mantova hanno intercettato e fermato un 48enne a bordo di un'auto, subito dopo che questo aveva ricevuto da un altro uomo alcune borse riposte all’interno dell’auto.Nel corso della perquisizione all’interno dell’auto, i poliziotti hanno scoperto un ingegnoso doppio fondo elettro-meccanico sotto i sedili anteriori, azionabile solo con comandi nascosti. Al suo interno erano nascosti 20 chili di cocaina.La successiva perquisizione effettuata insieme ai poliziotti di Treviso si è svolta nell’abitazione del 30enne che poco prima aveva consegnato la droga. Nel suo immobile, utilizzato come vera e propria base logistica, viveva anche una coppia con dei figli minori. All’interno sono stati rinvenuti altri 122 panetti di cocaina per un totale di 150 chili, oltre a 56mila euro in contanti e materiale per il confezionamento dello stupefacente.Oltre alla sostanza stupefacente, al denaro contante e al materiale utilizzato per il confezionamento rinvenuto nel corso della perquisizione, gli agenti hanno sequestrato tre auto sulle quali sono stati trovati doppifondi azionabili elettro-meccanicamente, e 5 cellulari nella disponibilità degli indagati.I tre uomini di origine straniera arrestati nel mantovano, regolari sul territorio nazionale e incensurati, si aggiungono a quello arrestato pochi giorni fa a Treviso; tutti sono accusati di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, aggravata dalla grande quantità.Secondo la ricostruzione fatta dagli investigatori l’abitazione serviva da snodo centrale per lo smistamento della droga da destinare al nord Italia e l'ultimo carico, secondo una stima, avrebbe fruttato all’organizzazione oltre 7 milioni di euro all'ingrosso.
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